Cattive notizie per gli amanti del sale e dei cibi saporiti. Stando a una nuova ricerca della Edith Cowan University (ECU), infatti, l’elevato apporto di sodio potrebbe influire negativamente sulla memoria episodica, quella che ci serve a ricordare esperienze personali ed eventi specifici, come ad esempio dove abbiamo parcheggiato l’auto o il primo giorno di scuola.
Insomma, come si legge su ‘Neurobiology of Aging’ le diete ricche di sale potrebbero avere un impatto cognitivo più ampio del previsto.
Sale e memoria
Lo studio ha misurato l’assunzione di sodio e il declino cognitivo di 1.208 persone per un periodo di 72 mesi. Rilevando così che gli uomini con un maggior consumo di sodio mostravano un declino più rapido nella memoria episodica. È interessante notare che non è emerso un fenomeno simile nelle donne.
Come sottolinea Samantha Gardener, ricercatrice associata presso la ECU, “i partecipanti di sesso maschile avevano anche una pressione più elevata, influenzata dall’assunzione di sodio”. Ma per la scienziata sono necessarie ulteriori ricerche per capire come gestire il consumo di sale con l’obiettivo di ritardare l’insorgenza della malattia di Alzheimer.
A che cosa serve il sale
Attenzione, non tutto il sale viene per nuocere. Il sodio svolge diverse funzioni fisiologiche ed è essenziale per l’organismo. Tuttavia un elevato consumo di sale è da tempo associato a un aumento del rischio di eventi cardiovascolari e ipertensione.
Ma quanto sale dovremmo consumare? Per avere un’idea l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda meno di 5 grammi di sale da cucina al giorno, tra quello già presente negli alimenti e quello aggiunto, che corrispondono a circa 2 grammi di sodio. Pensiamo che 5 grammi di sale sono all’incirca quelli contenuti in un cucchiaino da tè.
Come agisce sul cervello
Perché il sale danneggia la memoria? Per Gardener si ritiene che un elevato apporto di sodio possa contribuire all’infiammazione cerebrale, al danneggiamento dei vasi sanguigni e alla riduzione del flusso sanguigno al cervello.
“I nostri risultati forniscono le prime prove di un legame tra un maggiore apporto di sodio e la funzione cognitiva, ma sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere appieno come e perché esista questa relazione”, ha concluso la ricercatrice. E anche perché questo fenomeno sembra un’esclusiva maschile.

