Dopo mesi la vicenda della famiglia nel bosco sembra ancora lontana da una soluzione. E a preoccupare è lo stato di salute mentale dei tre bambini. A scriverlo nero su bianco in un nuovo parere tecnico, depositato al Tribunale per i minorenni dell’Aquila, sono lo psichiatra Tonino Cantelmi, associato di Psicopatologia all’Università Gregoriana e Direttore Sanitario e Clinico-Scientifico “Opera Don Guanella”, Roma e Martina Aiello, psicologa-psicoterapeuta Coordinatrice Area Psicologia Giuridica – ITCI Roma, consulenti dei coniugi Trevallion/ Birmingham.
Al centro del parere, quanto emerso dagli ultimi incontri tra Catherine e i bimbi, dopo l’allontanamento del 6 marzo. “Dall’osservazione delle videochiamate successive all’allontanamento della madre emerge con chiarezza un quadro di sofferenza psicologica significativa nei minori, che si inserisce in continuità con la risposta traumatica acuta già documentata al momento della separazione. Tale sofferenza non si esprime attraverso modalità esplicitamente oppositive o verbalizzazioni strutturate – evenienza del tutto incompatibile con lo stato emotivo dei bambini – bensì attraverso segnali espressivi e comportamentali tipici delle risposte traumatiche in età evolutiva”.
“In particolare – scrivono i consulenti nel parere che LaPresse ha potuto visionare – si rilevano espressioni facciali marcatamente spente, sguardi fissi o poco reattivi, riduzione dell’espressività emotiva e un generale impoverimento dell’iniziativa relazionale, elementi clinicamente compatibili con stati di ipoattivazione, freezing e ritiro emotivo”.
Segni di “una sofferenza intensa” nei bimbi della famiglia nel bosco
Manifestazioni che “non possono essere interpretate come segni di adattamento o di stabilizzazione, ma rappresentano indicatori di una sofferenza intensa che, in condizioni di trauma relazionale, tende a esprimersi attraverso la riduzione delle risposte emotive visibili piuttosto che mediante l’agitazione”, spiegano gli esperti.
“Accanto a tali segnali espressivi, durante le videochiamate si osservano comportamenti disfunzionali di tipo reattivo e compulsivo, in particolare modalità di alimentazione disorganizzata, non regolata dal senso fisiologico di fame e sazietà. Tali condotte assumono un chiaro significato di autoregolazione disfunzionale, configurandosi come tentativi primitivi d i contenere uno stato interno di angoscia non mentalizzata, in assenza della figura di attaccamento primaria”, continuano gli specialisti.
Per Cantelmi e Aiello, insomma, “la sofferenza osservata durante le videochiamate non rappresenta un fenomeno nuovo o isolato, ma l’evoluzione coerente di una risposta traumatica già in atto, riattivata e mantenuta dall’assenza della figura materna e dalla mancata ricostituzione di condizioni minime di sicurezza emotiva”.
Volti spenti e comportamenti compulsivi
I volti spenti, i comportamenti ripetitivi e compulsivi e la “ridotta capacita di modulazione affettiva durante le videochiamate” devono essere letti “come espressione di un trauma relazionale in atto, che continua a interferire in modo significativo con i processi di regolazione emotiva, con il senso di continuità affettiva e con il funzionamento psicologico globale dei minori”.
Mancanza accompagnamento e tutela della famiglia nel bosco
“Appare evidente che permane una condizione di completa mancanza di accompagnamento e di tutela di tutti i componenti del nucleo familiare. I genitori e i figli, infatti, sono stati lasciati soli nella gestione di un momento estremamente complesso sul piano emotivo, senza una figura incaricata di accompagnare, contenere e regolare le dinamiche relazionali attivate dall’incontro”, scrivono i consulenti.
Non solo. A preoccupare gli specialisti è la gestione stessa degli incontri. “Si osserva che, a seguito del traumatico allontanamento della madre – avvenuto con modalità improvvise, non mediate e ad elevato impatto emotivo – e dopo un lungo periodo di contatti a distanza mediante videochiamate, durante le quali sono emersi segnali chiari e documentati di sofferenza psicologica significativa nei minori – è stato disposto un incontro in presenza madre-figli in assenza di una adeguata preparazione psicologica delle parti coinvolte e senza la predisposizione di una cornice tecnica di contenimento”.
Una scelta “metodologicamente errata alla luce delle consolidate conoscenze in ambito di psicotraumatologia infantile e di teoria dell’attaccamento, secondo cui il riavvicinamento alla figura di attaccamento dopo una separazione forzata costituisce un momento di particolare vulnerabilità emotiva per i minori, soprattutto quando il trauma è recente, non elaborato e inserito in una sequenza di eventi caratterizzati da imprevedibilità”, si legge ancora nel parere.
L’incontro del 1 aprile
Gli esperti ricostruiscono in particolare “quanto verificatosi nell’incontro stabilito il 1 aprile 2026 si è svolto in presenza contemporanea e non coordinata di numerose figure istituzionali, ossia l’Assistente sociale, la Garante per l’infanzia e adolescenza della Regione Abruzzo, la Curatrice Speciale, la Tutrice, la Responsabile della struttura e le operatrici. Una tale configurazione contestuale risulta intrinsecamente disorganizzante, soprattutto per minori già esposti a un trauma relazionale grave e compromette in modo significativo la possibilità di osservare in maniera attendibile le interazioni familiari”.
Risultato? Una situazione percepita come imprevedibile, non protettiva e “carica di tensione emotiva”. In assenza di misure di tutela, “la reiterazione di incontri non mediati rischia di contribuire alla cronicizzazione del trauma e alla strutturazione di esiti psicopatologici stabili, in aperto contrasto con il superiore interesse dei minori e con i principi di protezione che dovrebbero orientare ogni intervento in situazioni di vulnerabilità evolutiva”, affermano preoccupati i consulenti.
Senza interventi c’è il rischio di nuovi danni
Il monito contenuto nel nuovo parere tecnico è chiaro: “Il protrarsi dell’attuale assetto relazionale e operativo, privo delle necessarie misure di accompagnamento e di tutela, mantiene attiva la risposta traumatica nei minori e configura un fattore di rischio clinicamente rilevante per l’insorgenza di ulteriori e documentabili danni alla salute mentale dei bimbi”.
Le modalità adottate finora “non hanno garantito le condizioni minime di tutela necessarie affinché l’incontro potesse assolvere alla sua funzione di sostegno e di riorganizzazione della relazione genitoriale. La grave carenza relativa alla preparazione dei minori, il mancato riconoscimento del ruolo e dell’ascolto della madre e l’assenza di un setting idoneo e neutro hanno prodotto effetti disfunzionali – affermano i consulenti – esponendo i minori a un carico emotivo non sostenibile e incidendo negativamente sull’evoluzione dell’incontro madre-figli”.
Criticità che “rendono necessario un serio ed efficace ripensamento delle modalità operative, orientato a ristabilire una cornice rispettosa dei bisogni evolutivi, affettivi ed emotivi dei minori e coerente con il loro superiore interesse, affinché gli incontri possano costituire uno strumento di tutela, contenimento e progressiva riorganizzazione della frequentazione madre-figli e non un ulteriore fattore di sofferenza, disorganizzazione e riattivazione d i vissuti traumatici connessi al distacco”, sottolineano i due consulenti della famiglia nel bosco.
Insomma, per gli specialisti “l’acclarata assenza di condotte pregiudizievoli in capo alla madre (abusi o maltrattamenti), la documentata persistenza degli effetti traumatici derivanti dalla separazione dei minori dalle figure genitoriali, nonché le constatate difficoltà degli incontri da remoto e in presenza, rendono urgente ed improcrastinabile il tempestivo ripristino del nucleo familiare, quale misura necessaria e prioritaria ai fini della tutela della loro salute psicologica”.

