Endometriosi tra diagnosi tardiva e impatto sul lavoro: la ricerca

Endometriosi tra diagnosi tardiva e impatto sul lavoro: la ricerca

Uno studio dell’Università Cattolica certifica l’impatto dell’endometriosi sulla vita delle pazienti.

Dolore cronico, affaticamento, disturbi del sonno: sono alcuni dei sintomi associati all’endometriosi, malattia che può compromettere sensibilmente la qualità di vita delle donne. Lo conferma uno studio condotto dall’Università Cattolica di Milano, secondo cui oltre una paziente su quattro sperimenta un impatto significativo sui percorsi formativi e lavorativi, soprattutto quando i sintomi compaiono presto e la diagnosi arriva tardi.

Pubblicata su ‘Bmc Psychology’, la ricerca è stata coordinata da Federica Facchin (nella foto), associata di Psicologia dinamica della Cattolica, in collaborazione con l’Università degli studi di Milano e con la Fondazione Irccs Ca’ Granda. E il lavoro getta nuova luce sulla malattia anche in vista della Giornata mondiale del 28 marzo.

I numeri dell’endometriosi in Italia

La prevalenza dell’endometriosi – patologia caratterizzata dalla crescita di tessuto simil-endometriale al di fuori dell’utero – è stimata tra il 5% e il 10% nella popolazione femminile generale in età riproduttiva, ma può riguardare il 30%-50% delle donne con infertilità, il 50% di quelle con dolore pelvico cronico e il 65-75% delle adolescenti con sintomi di dolore pelvico. La malattia può persistere oltre i 40 anni e i sintomi possono continuare anche dopo la menopausa.

I risultati della ricerca

Nel campione analizzato – quasi mille donne con diagnosi di endometriosi – emerge un quadro netto. Una su sei riferisce ripercussioni importanti sul percorso di studi, percentuale che sale fino al 25% tra coloro che hanno manifestato sintomi in adolescenza, ricevendo una diagnosi tardiva. In questo sottogruppo il 55% ha riportato frequenti assenze scolastiche, il 38% una riduzione del rendimento e il 34% difficoltà nella preparazione di esami o test a causa del dolore.

Difficoltà sul posto di lavoro 

Il conto non si ferma alla scuola. Nel lavoro, il 22% delle donne riporta un impatto medio-alto sulla propria carriera, che diventa oltre una su quattro nei casi più complessi. Il fenomeno più subdolo è il cosiddetto ‘presenteismo’: si va al lavoro comunque, ma si rende meno. Una perdita silenziosa di produttività che raramente viene riconosciuta.

C’è poi un aspetto meno visibile ma altrettanto pesante: le disuguaglianze. Quasi una donna su quattro dichiara di aver subito discriminazioni sul lavoro. E molte raccontano di aver modificato scelte di studio o carriera, rinunciando a opportunità per adattarsi ai limiti imposti dalla malattia.

La diagnosi tardiva 

Il nodo resta il ritardo diagnostico, che può arrivare fino a dieci anni. Un tempo enorme, soprattutto se coincide con l’adolescenza, fase in cui si costruiscono basi educative e professionali. Il risultato è un effetto a catena: meno istruzione, meno opportunità, più fragilità.

“Proiettando i risultati dello studio sulle stime dell’Istituto Superiore di Sanità, secondo cui circa 1 milione e 800mila donne in Italia convivono con una diagnosi di endometriosi, si può stimare che circa 306.000 donne possano incontrare sfide nei percorsi formativi e circa 396.000 difficoltà lavorative moderate o rilevanti associate alla malattia”, spiega Federica Facchin

“L’adolescenza è il periodo critico in cui si modella la traiettoria di vita delle donne con endometriosi. La diagnosi precoce e una maggiore consapevolezza in ambito scolastico, universitario e professionale – conclude – sono essenziali non solo per la salute, ma per garantire la parità di opportunità e proteggere il potenziale di vita delle donne”.

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