Starnuti, naso chiuso, prurito e occhi che lacrimano: la primavera porta con sé le temute allergie stagionali. A soffrirne è tra un quarto e un terzo della popolazione italiana. “Sono numeri colossali: dei circa 350mila bambini che nascono ogni anno, 100mila saranno nostri pazienti”, spiega alla Salute di LaPresse Alessandro Fiocchi, direttore dell’Unità di Allergologia dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.
Il polline
L’allergene per antonomasia è il polline, che può provocare rinite, congiuntivite e asma. Nei soggetti più sensibili l’esposizione al polline provoca una risposta eccessiva del sistema immunitario, che identifica erroneamente l’allergene come una sostanza pericolosa e la combatte producendo anticorpi.
Ogni pianta ha il suo specifico periodo di impollinazione, influenzato dal clima e dalla regione. Ma il cambiamento climatico, con l’aumento delle temperature, sta modificando la geografia e il calendario dell’impollinazione. “Ci sono allergeni che iniziano a diffondersi in zone dove prima non c’erano”, chiarisce Fiocchi.
“Al Nord, ad esempio, si incominciano a vedere allergie al polline d’olivo o di cipresso, prima tipiche del Centro-Sud. A Roma e dintorni invece si diffonde l’allergia all’ambrosia, che in passato era presente soprattutto al Nord. Il cambiamento climatico porta a delle mutazioni nei calendari di impollinazione e nella diffusione delle specie”, chiarisce l’esperto.
Gli alimenti
L’altra grande categoria di allergeni è quella legata agli alimenti. E anche qui si assiste a cambiamenti significativi. “I bambini giapponesi stanno diventato più allergici alla nocciola rispetto al riso, fino ad alcuni anni il loro allergene prevalente”, aggiunge il professor Fiocchi. In Italia, accanto ai classici latte e uovo, conquistano spazio nuovi allergeni. “In questo momento abbiamo un’epidemia di allergia alla frutta a guscio, ma aumenta molto anche l’intolleranza agli arachidi”, fa sapere Fiocchi.
Allergia da adulti
È possibile diventare allergici da un anno all’altro, quando si è già adulti? “Assolutamente sì, perché si nasce con una predisposizione all’allergia e soltanto in seguito si diventa allergici”. Si attraversa infatti una fase in cui si è già ‘sensibilizzati’: abbiamo già sviluppato gli anticorpi che potrebbero causare l’allergia, ma non abbiamo ancora sintomi. “Nel tempo gli anticorpi possono restare inerti o sviluppare il disturbo”, chiarisce il direttore dell’Unità di Allergologia del Bambino Gesù.
Il fattore ambientale
Se l’allergia dipende in parte dalla genetica, un ruolo decisivo è giocato anche dal fattore ambientale. “Lo vediamo con i giovani migranti, che all’inizio hanno un tasso simile a quello dei Paesi d’origine, ma dopo una decina d’anni in Italia si avvicinano sempre più ai valori italiani”.
I segnali da cogliere
Quali sono le ‘spie’ che possono preannunciare lo sviluppo dell’allergia? “Prima della classica congiuntivite o della crisi d’asma, ci sono diversi segnali che possono essere colti”, conclude l’esperto. “I bambini si toccano il naso o gli occhi, oppure emettono dei versi gutturali per grattarsi tra naso e orecchi. Ma attenzione anche a occhiaie, sangue dal naso e alitosi: i bambini con allergia stagionale respirano con la bocca aperta durante la notte, favorendo il ristagno delle secrezioni e quindi un alito cattivo”.

