Sono separati solo da un paio di giorni i due tentati rapimenti di bambini che hanno avuto luogo a Roma e a Bergamo. In una scuola della Capitale, a Monteverde, una finta baby sitter ha tentato di farsi consegnare una bambina dalle maestre che, insospettite, hanno chiamato i genitori e quindi allertato le forze dell’ordine.
Non meno inquietante l’episodio verificatosi in Lombardia. Un 37enne ha afferrato una bambina di un anno e mezzo all’ingresso di un supermercato, ma è stato fermato dal padre e dal personale del negozio, quindi arrestato dalla polizia. La bambina ha riportato la frattura del femore. Ma che cosa può spingere a compiere atti del genere? E quali possono essere le conseguenze per i bambini?
Non alimentare lo stigma
“E importante evitare collegamenti automatici tra gesti violenti e disturbo psichiatrico. La maggior parte delle persone con patologie mentali è molto più spesso vittima che autore di violenza. Attribuire automaticamente episodi di questo tipo a un disturbo psichiatrico rischia di alimentare stigma e semplificazioni pericolose”, premette Guido Di Sciascio, presidente della Società italiana di psichiatria e direttore del Dipartimento di Salute mentale dell’Asl di Bari.
“Ogni caso va valutato singolarmente, considerando fattori psicologici, sociali, relazionali e contestuali. La psichiatria interviene quando vi siano evidenze cliniche di un disturbo, ma non può diventare la categoria interpretativa generale di ogni comportamento estremo”, aggiunge il presidente della Sip.
Tutelare dal trauma i bambini
Episodi del genere possono lasciare un segno nella psiche dei bambini. Come vanno aiutati a superare il trauma? “Con semplicità, verità e rassicurazioni”, spiega Di Sciascio. “I bambini hanno bisogno di essere protetti e di ricevere spiegazioni adeguate alla loro età. È fondamentale ascoltare le loro paure senza minimizzarle, ma anche senza amplificarle. La presenza emotivamente stabile dell’adulto è l’elemento più protettivo”.
Nei casi in cui emergano però sintomi persistenti, come disturbi del sonno, regressioni comportamentali, iperattivazione o evitamento, “è opportuno coinvolgere i servizi territoriali di neuropsichiatria infantile o di psicologia dell’evolutiva”.
Offrire supporto ai genitori
Ma non vanno dimenticati nemmeno i genitori: anche per loro un tentato rapimento è un evento traumatico. “Il sostegno ai genitori è fondamentale. Episodi di questo tipo possono generare senso di colpa, iperprotettività, angoscia o ansia persistente. I servizi per la salute mentale devono offrire spazi di ascolto e orientamento, aiutando le famiglie a distinguere tra legittima prudenza e paura paralizzante”, informa lo psichiatra.
“È importante rafforzare le competenze genitoriali, fornire strumenti per comunicare con i figli e monitorare eventuali segnali di disagio”. Affinché tutto ciò sia possibile, è però necessario “che i servizi siano adeguatamente finanziati e dotati di personale. Senza un rafforzamento strutturale della rete, il rischio è che la risposta resti episodica e non sistematica. La salute mentale, soprattutto in età evolutiva – conclude Di Sciascio – deve essere considerata una priorità di sanità pubblica”.

