Social vietati ai minori? Per il presidente dei medici meglio “condizionare gli algoritmi”

Social vietati ai minori? Per il presidente dei medici meglio “condizionare gli algoritmi”
Photo by: Oliver Berg/picture-alliance/dpa/AP Images

Vietare i social agli under 16? Per Filippo Anelli (Fnomceo) è arrivato il momento di sfruttare la tecnologia in modo intelligente.

La pressione a livello internazionale per vietare i social agli under 16 ha messo in evidenza “un problema sociologico importante. Ma la via dei divieti forse non è quella più giusta. Servirebbe piuttosto una limitazione diversa per proteggere i ragazzi. L’effetto negativo dell’uso eccessivo è evidente e oggi le analisi mostrano come forse sarebbe necessaria una restrizione, ma io credo che bisognerebbe intervenire a monte, condizionando gli algoritmi”. A dirlo a LaSalute di LaPresse è il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo) Filippo Anelli.

In che modo? L’idea di Anelli è quella di “utilizzare gli algoritmi e anche l’AI per offrire ai giovanissimi prodotti ‘su misura’, con limiti e filtri ad hoc, modificando strutturalmente anche gli smartphone”. Il presidente dei medici italiani, insomma, più che a una messa al bando dei social, pensa a prodotti personalizzati.

Social, dipendenze e porno

“Quando si consegna un telefonino a un ragazzo, questo dovrebbe contenere delle limitazioni già a monte. Penso al grosso problema della pornografia, ma anche alle tante forme di dipendenza che possono essere innescate dall’uso eccessivo e precoce di determinate soluzioni digitali, social inclusi. Insomma, serve una sorta di regolamentazione” che tenga conto dei bisogno e delle fragilità dei ragazzi. 

Naturalmente il problema “riguarda anche il mondo degli adulti, che in molti casi faticano a gestire questi strumenti. Ma ritengo sia importante riflettere in modo prioritario sui rischi che le ricerche mettono in luce per i giovanissimi”, aggiunge Anelli.

Per il presidente Fnomceo occorrerebbe intervenire con una regolamentazione degli algoritmi “a livello europeo, pensata per i minori. In modo da ridurre la dipendenza, l’esplosione alla violenza, gli accessi inutili”. Insomma, sfruttare il potere della tecnologia per soluzioni “più intelligenti. D’altra parte l’algoritmo ci aiuta al volante in termini di sicurezza, perché non utilizzarlo per tutelare i ragazzi dalle insidie legate agli eccessi sui social e non solo?”, si chiede Anelli.

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