“Quando l’intelligenza artificiale fa i riassunti oppure aiuta a fare i compiti, per me quello è uno svantaggio perché così una persona usa meno la testa e questo contribuisce a rendere più stupida la gente”. Elisa, 13 anni, riassume con disarmante semplicità uno dei principali timori legati all’uso dell’AI: l’atrofizzazione delle facoltà intellettuali, la mente che si impigrisce, perdendo brillantezza e agilità.
Il report
Nel giorno del Safer internet day, il report della rete europea Eu Kids Online restituisce una fotografia fedele del rapporto dei più piccoli con l’intelligenza artificiale. Dei 2.170 studenti tra i 9 e i 16 anni che costituiscono il campione italiano del sondaggio, l’89% dichiara di aver usato l’AI tra marzo e ottobre 2025.
L’uso dell’AI generativa, inoltre, aumenta in modo costante con l’età, passando dal 70% nella fascia 9-10 anni al 98% tra i 15 e i 16 anni. La tecnologia è usata perlopiù come supporto all’apprendimento: il 44% degli intervistati la utilizza per riassumere testi lunghi. Seguono gli usi pratici, come suggerimenti su cosa fare o prodotti da acquistare – 34% contro il 25% della media europea.
La paura di diventare pigri
Per quasi tutti gli intervistati nel nostro Paese, il rischio maggiore è quello di “essere sostituiti”, di impigrirsi e diventare sempre meno capaci di svolgere compiti di base, come scrivere un tema. Per Tommaso, 16 anni, “quello che l’utilizzo di queste intelligenze artificiali ti toglie, più che la creatività, è la voglia”.

Il gender gap nell’uso dell’intelligenza artificiale
La fiducia nell’affidabilità dell’AI generativa presenta marcate differenze di genere. Si fida della tecnologia il 17% dei maschi e il 10% delle femmine. Solo il 23% delle bambine e adolescenti italiane dichiara di aver usato l’intelligenza artificiale per testarne i limiti, contro il 36% dei coetanei maschi. Un gender gap nell’uso dell’AI che riproduce le differenze di genere ancora presenti sul piano delle competenze Stem e nell’uso dei videogiochi.
Il commento
“L’AI è accessibile e facile da usare, eppure emergono divari, soprattutto di genere e di età, che riproducono le differenze tra maschi e femmine già osservate rispetto all’uso di Internet”, sottolinea Giovanna Mascheroni, vice-coordinatrice della rete e coordinatrice del team di ricerca italiano di Eu Kids Online.
“Le differenze di genere – prosegue la ricercatrice – potrebbero tradursi in diseguaglianze nei benefici e nei rischi dell’AI. Dobbiamo ascoltare la richiesta di bambini e adolescenti dell’assunzione di una responsabilità collettiva, condivisa tra governi, Unione europea, aziende, scuola e famiglia, per tutelare i loro diritti e mitigare i rischi”.

