Dieta chetogenica e schizofrenia, facciamo chiarezza

Dieta chetogenica e schizofrenia, facciamo chiarezza
Michael Macor/San Francisco Chronicle via AP

Per Kennedy Jr la dieta chetogenica curerebbe la schizofrenia: il parere dell’endocrinologo.

Per Robert Francis Kennedy Junior, segretario della Salute degli Stati Uniti, “la dieta chetogenica può curare la schizofrenia”. Kennedy Jr. non è nuovo a dichiarazioni spericolate, che spesso finiscono per essere sconfessate dalla comunità scientifica. In passato, ad esempio, il ministro della Salute ha sostenuto l’esistenza di un legame tra i vaccini e l’autismo. 

Ma che cosa ci dice la scienza sulla dieta chetogenica? “La dieta chetogenica nasce in ambito neurologico, per trattare l’emicrania e le epilessie resistenti ai farmaci”, spiega a LaSalute di LaPresse Massimiliano Caprio, ordinario di Endocrinologia all’Università San Raffaele di Roma. 

“Questa dieta, favorendo lo sviluppo dei corpi chetonici, migliora l’attività neuronale e riduce la neuroinfiammazione, tant’è vero che viene usata anche per autismo, Parkinson e demenze. Non credo però possa essere considerata una terapia per la schizofrenia, al massimo un trattamento nutrizionale coadiuvante, in grado di migliorare la risposta ai farmaci”, precisa l’esperto. 

Che cos’è la dieta chetogenica 

La chetogenica è una delle diete che oggi va per la maggiore, ma è quanto mai opportuno chiarire in che cosa consiste e chi può trarre benefici da questo trattamento. “Per dieta chetogenica si intende una drastica riduzione dei carboidrati, generalmente al di sotto dei 30 grammi al giorno”, spiega Caprio. “In queste condizioni, l’organismo entra in chetosi: è costretto cioè a bruciare grassi per produrre energia. È per questo che la chetogenica è associata alla perdita di peso”.

In ambito clinico, le diete scientificamente validate per il trattamento dell’obesità “prevedono una forte restrizione calorica: parliamo di ‘very low energy ketogenic diet’. Questi trattamenti – aggiunge il professore – si avvalgono dell’uso di pasti sostitutivi proteici per garantire un adeguato supporto di macronutrienti e una selezione accurata delle proteine, in gran parte vegetali”. 

No al fai da te

L’apporto minimo di calorie richiede quindi l’integrazione in sali e micronutrienti: “Vitamine, Omega 3, magnesio, potassio, sempre sotto la supervisione di un medico. La chetogenica non è una dieta per tutti, né tantomeno una dieta fai da te”, avverte Caprio.

E, soprattutto, non può essere adottata che per periodi di tempo circoscritti. “Si tratta di protocolli nutrizionali di breve durata – chiarisce – con indicazioni terapeutiche specifiche, seguiti da un ritorno a un’alimentazione di tipo mediterraneo”. 

Gli errori da evitare 

“L’errore più comune è bere poco: in chetosi è necessario garantire un’adeguata idratazione, perché i corpi chetonici vengono eliminati con le urine trascinando con sé anche una quantità significativa di sali minerali. La diuresi aumenta e se l’apporto di liquidi è insufficiente, si rischia la disidratazione”, avvisa l’esperto.

Un altro errore frequente è non assumere integratori, “in particolare sali e vitamine. La dieta chetogenica è molto sbilanciata dal punto di vista nutrizionale e richiede delle integrazioni”.

A chi è rivolta la chetogenica

Il candidato ideale è il paziente con obesità: “Una dieta chetogenica ben formulata garantisce un buon trofismo del tessuto muscolare”. Ma può essere efficace anche per i pazienti “con sindrome dell’ovaio policistico o con ipogonadismo maschile associato all’obesità”. 

Si utilizza molto per chi soffre di diabete mellito di tipo 2, ma solo nelle fase iniziali, “quando il pancreas mantiene una funzione residua adeguata”. È invece controindicata per chi è affetto da diabete mellito di tipo 1. “Per evitare effetti collaterali indesiderati – conclude Caprio – il paziente deve essere in grado di produrre insulina, seppur in quantità ridotta”.

© Riproduzione Riservata