Ormoni, farmaci oncologici come il letrozolo e perfino acido ialuronico fra le sostanze usate dagli atleti per migliorare le performance sportive. Al di là dell’ormai celebre ‘penis gate’ legato alle gare di salto con gli sci, alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 i riflettori sono accesi sul rischio doping. Ma quali sono le sostanze più utilizzate dai professionisti?
LaSalute di LaPresse lo ha chiesto a Cristiano Chiamulera della Società Italiana di Farmacologia Sif, preside del Corso di Laurea in Farmacia dell’Università di Verona. Ma facciamo prima un po’ di chiarezza sul ‘penis Gate’.
Doping intimo alle gare di salto con gli sci
Secondo la stampa tedesca e inglese alcuni atleti si inietterebbero dell’acido ialuronico nel pene per aumentarne le dimensioni e allargare così la tuta. Obiettivo? Guadagnare aerodinamicità e, in questo modo, qualche centimetro in più di volo.
Dopo le rivelazioni della stampa, i giudici di gara avrebbero deciso di introdurre tute di dimensioni predefinite e microchip per stabilire se l’estensione dell’abbigliamento tecnico degli atleti è conforme alle regole. Ma, certo, qui parliamo solo di una delle discipline delle Olimpiadi 2026.
Le sostanze più diffuse fra gli atleti professionisti
Facciamo una premessa. “Le sostanze dopanti sono assunte con lo scopo di migliorare la performance fisica e psichica o facilitare il recupero post-gara e allenamento. Le più diffuse – afferma Cristiano Chiamulera – sono gli ormoni maschili come gli steroidi, che aumentano massa e forza muscolare. Ma anche i broncodilatatori normalmente usati nell’asma, per migliorare la respirazione, l’eritropoietina che aumenta i globuli rossi migliorando l’ossigenazione dei tessuti, gli stimolanti psicomotori ma anche farmaci antinfiammatori e antidolorifici che aiutano a superare i propri limiti psico-fisici di fatica e dolore”.
Una vera e propria farmacia per giocare sporco. Ma come intercettarli? “Esiste un sistema di controllo a livello nazionale e internazionale dell’assunzione di sostanze dopanti coordinato dall’Agenzia Mondiale Anti Doping, la Wada. Le liste Wada includono sostanze dopanti, ma anche farmaci che atleti affetti da patologie devono assumere a patto che siano interrotti a tempo debito prima dell’evento sportivo (per esempio quando lo sportivo assume farmaci in quanto affetto da asma)”, spiega l’esperto Sif.
Doping: come funzionano i controlli
I controlli anti-doping possono essere fatti “prima o dopo la gara, oppure fuori gara ‘a sorpresa’ durante gli allenamenti, analizzando le urine o il sangue dell’atleta. I laboratori certificati – assicura il farmacologo – sono in grado di analizzare centinaia di sostanze vietate, evidenziandone la presenza oppure valori anomali rispetto a quelli fisiologici (quando le sostanze assunte sono le stesse di quelle endogene, per esempio gli ormoni maschili). In caso di conferma, seguono sanzioni da squalifiche temporanee all’esclusione a vita”.
Una scelta pericolosa
Ma cosa rischiano gli atleti? “Purtroppo, l’uso di sostanze dopanti diventa continuativo e porta a inevitabili effetti cronici di adattamento metabolico, fisiologico e psicologico. Spesso la composizione dei prodotti non è nota, ponendo così l’atleta a rischio di eventi avversi e tossicità”, spiega Chiamulera. Problemi che “si ripercuotono sia sulla salute ma, paradossalmente, anche sulla performance sportiva”.
Scorciatoie insidiose. “Teniamo a rimarcare che il potenziamento psico-fisico ‘facilmente’ ottenibile con le sostanze non è solo un problema di etica sportiva e di salute, ma anche di un modello educativo e sociale, che va contrastato con una maggiore informazione e comunicazione medica e scientifica”, conclude l’esperto.

