Mutilazioni genitali, quando la chirurgia plastica cambia la vita delle donne

Mutilazioni genitali, quando la chirurgia plastica cambia la vita delle donne

Non solo bellezza. Grazie alle moderne tecniche ricostruttive e rigenerative, infatti, la  chirurgia plastica può cambiare la vita delle donne che hanno subito una mutilazione genitale. E questo riducendo le cicatrici e ripristinando il più possibile le condizioni delle parti intime, con un impatto fisico, ma anche psicologico, cruciale per la vita sessuale, il parto e altri momenti della vita di ogni giorno.

Se ne parla a Londra, all’evento organizzato dalla Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva-rigenerativa ed Estetica (Sicpre) proprio in occasione della Giornata Internazionale contro le Mutilazioni Genitali Femminili.

Sotto i riflettori pratiche che possono avvenire nelle prime settimane di vita, durante l’infanzia o all’inizio della pubertà, con modalità e conseguenze diverse ma sempre drammatiche per le vittime. Il VI Summit dedicato a questo tema dai chirurghi plastici italiani per la prima volta si svolge a all’estero ed è presieduto da Aurora Almadori, specialista dell’University College di Londra, tra i componenti del Capitolo di Chirurgia Genitale Femminile e Maschile della Sicpre, con la collaborazione dell’Italian Medical Society of Great Britain (IMSoGB). 

I numeri delle mutilazioni genitali in Italia e nel mondo

I numeri sono impressionanti. Si stima che nel mondo (dati Unicef e Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione, Unfpa) vivano almeno 200 milioni di donne e ragazze che hanno subito mutilazioni genitali e che circa 68 milioni di donne rischiano di subirle entro il 2030.

Una realtà nell’ombra, che però riguarda anche l’Italia. Secondo una ricerca dell’Università Bicocca di Milano, infatti, nel Belpaese vivono quasi 88.000 donne che hanno subito una mutilazione genitale. Di queste, 7.600 sono minorenni, soprattutto di origine nigeriana ed egiziana. Sappiamo inoltre che la mutilazione avviene prima della migrazione oppure, nel caso delle seconde generazioni, in occasione di un viaggio nel Paese di origine. 

Nel Regno Unito la stima è di 137.000 donne vittima di mutilazione genitale secondo il National Health Service England.

Sfide e possibilità: dall’autotrapianto al lipofilling

“I progressi della medicina e della chirurgia rigenerativa ci hanno dato straordinari strumenti con cui affrontare la difficile sfida della ricostruzione genitale”, ha detto Almadori. “Oggi l’autotrapianto del grasso della paziente, con il lipofilling, permette di ridare elasticità, turgore e volume. Questa tecnica si affianca alla trasposizione di lembi, ricostruendo così i tessuti asportati e modificati da queste pratiche e restituendo alla donna forma e funzione per svolgere una vita il più possibile normale”. 

“La chirurgia plastica italiana è ai primi posti nel mondo”, rivendica Franco Bassetto, presidente Sicpre e responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Plastica dell’Azienda Ospedale-Università di Padova. “Il Summit sulle mutilazioni genitali femminili si rivolge direttamente alla società civile. Vogliamo raggiungere le potenziali pazienti, informandole sulle migliori possibilità di cura e i possibili risultati, impensabili fino a pochi anni fa”, aggiunge lo specialista.

I rischi delle mutilazioni genitali

Anche per i metodi rudimentali solitamente impiegati, le mutilazioni genitali femminili sono spesso causa di gravi infezioni e possono portare alla morte. La conseguenza è pesantissima anche da un punto di vista psichico, a causa del trauma subito e dei disagi conseguenti, tra cui la difficoltà nella minzione (gli esiti cicatriziali rendono lungo e difficile lo svuotamento della vescica), il dolore durante i rapporti sessuali e l’impossibilità di partorire naturalmente. 

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