Cuore: troppi italiani trascurano la prevenzione, il caso delle donne

Cuore: troppi italiani trascurano la prevenzione, il caso delle donne
Rainer Jensen/picture-alliance/dpa/AP Images

Secondo un sondaggio, gli italiani non fanno abbastanza per prevenire i problemi e le patologie del cuore.

Le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte in Italia, eppure molti connazionali sottovalutano i rischi e rimandano i controlli al cuore. Il 20% non si sente a rischio di patologie cardiache, mentre più del 40% si dichiara poco o nulla informato e oltre un terzo degli italiani ammette difficoltà pratiche nell’adottare comportamenti salutari. E a preoccuparsi meno del proprio cuore sono le donne.

Il sondaggio

Sono i risultati del sondaggio condotto da Doctolib su oltre 2.700 persone tra 18 e 70 anni. Tra i motivi che frenano dall’adottare comportamenti corretti di prevenzione, le donne lamentano mancanza di tempo e carichi familiari, mentre gli uomini citano più spesso costi e tempi di attesa delle visite, insieme alla mancanza di sintomi da cui deriva la percezione di non essere a rischio. 

Il 74% degli italiani è però consapevole che le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte nel Paese. I connazionali sanno bene anche cosa serve per proteggere il cuore: alimentazione sana, attività fisica, controlli periodici, stop al fumo e riduzione dell’alcol sono riconosciuti come fattori chiave della prevenzione dalla maggior parte degli intervistati. 

I controlli

Sul fronte dei controlli, il sondaggio rileva che, negli ultimi sei mesi, il 59% dei partecipanti ha effettuato esami del sangue per controllare colesterolo e glicemia, mentre l’80% ha misurato la pressione arteriosa, un dato trainato soprattutto dalla fascia over 55, che soffre maggiormente di ipertensione

“I dati mostrano un trend incoraggiante, ma spesso legato a uno stato di ansia per la propria salute”, spiega Andreina Benedetta Santagostino, cardiologa di Doctolib. “Per trasformare questa spinta emotiva in una corretta routine clinica, è raccomandabile che dopo i 30 anni venga effettuato almeno una volta un check-up ematico completo, così da avere un quadro di screening completo”. 

Il 78% degli interpellati afferma inoltre di aver eseguito almeno una volta, anche grazie alla pratica di attività sportive, l’elettrocardiogramma a riposo, il 43% l’ecocardiogramma e il 34% il test da sforzo. Il 9% non ha però mai effettuato alcun esame cardiologico, percentuale che sale all’11% tra le donne e al 14% tra le persone con un livello basso di istruzione. 

Colmare il gap

“Per colmare questo divario è necessario, da un lato, risolvere la mancanza d’informazione con campagne di sensibilizzazione più ampie, dall’altro è fondamentale istituire visite di screening cardiovascolare a basso costo oppure offerte dallo Stato”, aggiunge Santagostino. 

“Inoltre, per sostenere le donne schiacciate tra lavoro e famiglia, la soluzione passa dal welfare aziendale e dall’introduzione di permessi lavorativi specifici per la salute, permettendo così alle lavoratrici di trovare il tempo per la prevenzione”. 

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