Non tutte le fakenews vengono per nuocere. A dircelo è la storia del Morbo K, protagonista in questi giorni della miniserie evento di Rai 1 trasmessa in occasione della Giornata della Memoria. La fiction racconta una bella storia italiana rimasta a lungo dimenticata.
Quella del Morbo K, appunto, un malanno contagiosissimo inventato dai medici dell’ospedale Fatebenefratelli sull’Isola Tiberina per sottrarre decine di ebrei alla deportazione. Una malattia di fantasia “che ha salvato la vita di decine e decine di persone”, dice a LaSalute di LaPresse Dario Manfellotto, past president della Fondazione Fadoi e del Dipartimento di Emergenza e Medicina interna dell’ospedale Gemelli-Isola Tiberina.
“Ed è giusto che questa memoria venga conservata per ricordare la Shoah, ma anche che la medicina deve essere sempre al servizio dell’uomo”, aggiunge il medico.
La creatività della medicina che salva
Manfellotto già qualche anno fa ha contribuito a far conoscere questo episodio, che testimonia come appunto la creatività della medicina e dei medici “giovi all’essere umano”. Era il 16 ottobre 1943, l’inizio del rastrellamento al ghetto, con gli ebrei cercati casa per casa.
Decine di persone cercarono riparo presso il vicino ospedale Fatebenefratelli e, in effetti, si salvarono. Ma come? “Arrivati sull’Isola furono accolti dal medico Vittorio Sacerdoti e dal primario di Medicina interna Giovanni Borromeo, e quest’ultimo decise di ricoverarli tutti in isolamento, con la diagnosi di Malattia K”, ricorda Manfellotto.
Proprio Borromeo, assieme al suo aiuto Adriano Ossicini (medico e psichiatra e poi senatore della Repubblica e ministro) e a Sacerdoti, ideò questa malattia infettiva molto grave, dal nome enigmatico: “Il ‘Morbo K’, appunto”.
La K “starebbe a indicare l’ufficiale tedesco Herbert Kappler o il generale tedesco Albert Kesselring, con una sorta di ironia che ha protetto tante persone. Questo perché il morbo veniva descritto come una malattia degenerativa, molto contagiosa e molto grave”, spiega Manfellotto.
La paura del contagio
I medici italiani, che parlavano tedesco, raccontavano ai soldati tedeschi di essere alle prese con “una patologia infettiva molto contagiosa, con convulsioni, paralisi degli arti e morte per asfissia”.
Proprio la paura del contagio allontanò le SS, permettendo di salvare “oltre 60 ebrei”. Primum non nocere (“per prima cosa, non nuocere”) è un principio etico fondamentale in medicina. “Ma questa volta si è andati oltre: il Morbo K ha giovato alla vita e alla salvezza di tante persone”, conclude Manfellotto.

