Gli Usa tornano al  ‘cibo vero’, ma occhio all’eccesso di carne rossa

Gli Usa tornano al  ‘cibo vero’, ma occhio all’eccesso di carne rossa
Photo by: Hendrik Schmidt/picture-alliance/dpa/AP Images

Le nuove linee guida invitano a ridurre il consumo di cibi ultra-processati e zuccheri aggiunti, ma l’enfasi sulla carne rossa suscita qualche perplessità.

Le nuove linee guida dell’amministrazione Trump sull’alimentazione hanno segnato un cambio di passo nella politica nutrizionale statunitense. Il claim ‘eat real food’ segnala una scelta netta: ridurre l’abuso di cibi ultra-processati e di zuccheri aggiunti. 

Ma la comunicazione del segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. ha puntato forte anche sull’immagine di una piramide rovesciata, che riporta in primo piano carni rosse e grassi saturi di derivazione animale, come formaggi grassi e burro.

La posizione dei diabetologi Sid

“Il messaggio chiave delle nuove ‘Dietary guidelines’ non è la piramide rovesciata, ma il ritorno al cibo vero e la riduzione di alimenti ultra-processati, puntando su modelli alimentari capaci di prevenire le malattie croniche”, chiarisce la Società italiana di diabetologia (Sid), che ha accolto con favore il messaggio veicolato dalle nuove linee guida.  

Con una precisazione, però: “Grassi saturi e carni rosse non devono occupare troppo spazio in una dieta equilibrata, soprattutto nelle persone con diabete, ma anche nella popolazione generale”. D’altro canto, nel testo diramato dall’amministrazione statunitense è chiaramente specificato che i grassi saturi non dovrebbero superare il 10% dell’apporto calorico totale

“È un limite coerente con le raccomandazioni internazionali che va tradotto in scelte concrete: meno carni rosse e lavorate, meno grassi animali, più fonti di grassi ‘buoni’, quelli polinsaturi di origine vegetale (frutta in guscio, semi, olio d’oliva) e marina (pesce azzurro e salmone)”, commenta la presidente della Sid Raffaella Buzzetti

Gli Usa tornano al  ‘cibo vero’, ma occhio all’eccesso di carne rossa

E se il focus sul ‘real food’ è senz’altro condivisibile, “non tutto il cibo ‘vero’ ha lo stesso impatto sulla salute”, aggiunge Buzzetti. “E il cibo ‘vero’ della tradizione nordamericana è diverso da quello della tradizione mediterranea”. Il ritorno ad alimenti non industriali è un passo avanti, “ma senza sostituire gli ultra-processati con grandi quantità di carne e formaggi grassi”.

Le evidenze scientifiche sono chiare: “Un consumo eccessivo di questi alimenti – prosegue Buzzetti – è associato a un aumento del rischio cardiovascolare e a un peggior controllo metabolico. Questo vale per tutti, ma naturalmente ancora di più per chi convive con il diabete”. 

Bene dunque l’invito a ridurre in modo drastico gli alimenti ultra-processati, gli zuccheri aggiunti e i carboidrati raffinati, riconosciuti come driver dell’epidemia globale di obesità e diabete di tipo 2. L’invito che arriva dalla Sid è però quello di non perdere di vista l’equilibrio complessivo della dieta.

L’importanza di una dieta varia

“Proteine sì, ma con varietà, sia animali che vegetali, e di qualità. Pesce, legumi, uova, carni bianche, latte e yogurt, frutta secca, semi, olive, avocado, cereali integrali e olio extravergine di olive restano scelte di riferimento”, sottolinea la presidente Sid. Spazio anche a “cibi fermentati, favorevoli alla salute del microbiota intestinale, insieme a un’abbondanza di fibre e vegetali”.

Diabete e obesità sono la cartina di tornasole dell’impatto delle scelte alimentari sulla salute pubblica. “Un’alimentazione equilibrata, ricca di fibre, con grassi di buona qualità e un apporto controllato di proteine animali, migliora la sensibilità insulinica e riduce le complicanze cardiovascolari”, ricorda il professor Riccardo Bonadonna, presidente eletto della Sid.

“La dieta mediterranea – aggiunge la professoressa Buzzetti – continua a rappresentare uno dei migliori esempi di ‘cibo vero’, che protegge la salute: ricca di alimenti prevalentemente vegetali e di fibre, povera di grassi saturi e capace di ridurre il rischio di diabete, malattie cardiovascolari e mortalità”.

La diffusione dell’obesità negli Usa

Negli Stati Uniti, quasi il 90% della spesa sanitaria è generata dalle malattie croniche, in gran parte legate non a fattori genetici, ma a uno stile di vita caratterizzato da cattive abitudini alimentari e sedentarietà. Il modello alimentare americano, sempre più basato su cibi ultra-processati, ha prodotto effetti devastanti: oltre il 70% degli adulti è in sovrappeso o obeso e quasi un adolescente su tre tra i 12 e i 17 anni presenta una condizione di prediabete. 

Per decenni gli incentivi federali hanno favorito alimenti di bassa qualità e altamente processati, insieme a un approccio centrato sull’intervento farmacologico, più che sulla prevenzione.  Questa crisi è il risultato di scelte politiche sbagliate, di una ricerca nutrizionale insufficiente e della mancanza di coordinamento tra istituzioni federali, statali e locali e il settore privato. “Di qui il potente richiamo al ritorno al cibo ‘vero’. Basta solo intendersi su cosa sia”, conclude la Sid.

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