Le scelte della Gen Z: salute e sostenibilità al primo posto 

Le scelte della Gen Z: salute e sostenibilità al primo posto 

A orientare le scelte di vita e di consumo della Gen Z sono benessere psicofisico e sostenibilità ambientale: l’indagine di Bain & Company.

Benessere fisico, salute mentale e sostenibilità ambientale: sono queste le coordinate che orientano sempre più le scelte di consumo e di vita della Gen Z. A  confermarlo il Consumer Lab di Bain & Company, l’indagine sulle preferenze di consumo condotta su oltre 1.500 italiani, con focus specifico sulla Gen Z.

La volontà dei più giovani di abitare in un mondo più sostenibile e l’attenzione per la salute psicofisica, si riflette in modo concreto nelle abitudini alimentari, nelle decisioni di acquisto e nelle scelte quotidiane. 

L’iperconnessione ostacola il benessere

La dipendenza dagli smartphone è però un ostacolo significativo sulla strada verso la salute mentale e, in generale, il benessere psicofisico vagheggiato dai giovani. L’83% dei consumatori della Gen Z intervistati dichiara infatti di avere un rapporto poco equilibrato col proprio telefono, mentre il 20% ammette di trascorrere otto ore al giorno sui dispositivi digitali. 

In media, lo smartphone viene consultato 185 volte al giorno, segnale di un utilizzo frammentato ma continuo. Il 66% segnala una carenza di sonno dovuta all’utilizzo intensivo, mentre il 43% accusa una ridotta produttività. 

“La Gen Z sta reagendo alla crescente fatica digitale, riconoscendo l’impatto negativo di un’eccessiva esposizione online e mostrando una chiara volontà di ridurre il consumo digitale”, evidenzia Marco Caldarelli, senior partner e responsabile italiano del settore consumer product di Bain & Company.

Scelte di consumo e valori 

La Gen Z emerge come la generazione più propensa a interrompere i rapporti con brand percepiti come non allineati ai propri valori. Il 57% degli intervistati ha scelto di non acquistare da un brand specifico per ragioni valoriali. 

Rispetto alle altre generazioni, la Gen Z mostra una maggiore intensità nel boicottaggio dei brand, motivata da temi quali crudeltà sugli animali (36%), affiliazioni politiche (31%) e pratiche di business considerate non etiche (30%).  Insieme al food & beverage (52%), è il fashion il settore più boicottato, con una percentuale del 42%.

“La dimensione valoriale è uno degli elementi centrali per le nuove generazioni. Oggi non conta più solo il prodotto, ma il modo in cui viene realizzato, da chi e con quali finalità”, conclude Caldarelli. “La fidelizzazione del cliente non passa più semplicemente dalla qualità o prezzo del prodotto, bensì da trasparenza, coerenza e sostenibilità, che non sono più elementi accessori, ma requisiti fondamentali. 

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