Dopo mesi di polemiche e correttivi in corso d’opera, il momento è finalmente arrivato: dalle 16 di oggi 8 gennaio i 22.500 aspiranti medici idonei possono consultare la graduatoria nazionale e scoprire se sono entrati a Medicina, e in quale sede universitaria.
Ma la strada per arrivare fin qui è stata a dir poco impervia: “S’è preteso che dei ragazzi nemmeno entrati all’università preparassero in tre mesi materie che richiedono una studio di sei. Si tratta peraltro di materie importanti per il prosieguo del percorso, per cui dovranno necessariamente recuperare le lacune. È un problema con cui dovremo fare i conti”, evidenzia Pierino Di Silverio, segretario nazionale di Anaao Assomed, sindacato dei medici e dirigenti sanitari.
Le criticità del semestre filtro
Di Silverio non ha mai nascosto lo scetticismo del sindacato per il semestre filtro, la nuova modalità di selezione dei futuri camici bianchi che ha mandato in pensione il vecchio test d’ingresso. “Prima, a settembre uno studente sapeva già se si sarebbe potuto iscrivere o meno a Medicina, adesso siamo a gennaio e ancora non lo sa”, fa notare il segretario nazionale.
“Con la modalità precedente, inoltre, gli aspiranti medici avevano la possibilità di studiare materie come Chimica e Biologia in un tempo congruo, mentre ora si sono ritrovati a farle in pochi mesi, con lezioni spesso da remoto e programmi non adeguati al tempo a disposizione. Sono stati sottoposti a uno stress enorme e per molti sarà stato tutto inutile”, aggiunge Di Silverio.
Studiare il fabbisogno di medici
Un’altra questione centrale, spesso oscurata dalle polemiche sul test d’ingresso, è il collo di bottiglia nell’accesso alle borse di specializzazione, che negli ultimi tre anni era stato in parte ridotto grazie a un significativo aumento dei contratti. Di Silverio non ha dubbi: è anche lì che si gioca la partita per garantire un futuro ai nuovi medici e la sostenibilità del sistema sanitario.
“Bisogna fare uno studio serio sul fabbisogno di medici, per capire quali sono le reali esigenze del sistema. E adeguare le borse agli eventuali aumenti di posti a Medicina. Al ministro abbiamo chiesto di evitare un nuovo imbuto formativo: ci abbiamo messo anni per migliorare la situazione. Il numero chiuso però non può essere abolito”, precisa Di Silverio. “Se si aprissero le porte della facoltà di Medicina a 50-60mila studenti, ce li ritroveremmo laureati tra sei anni senza prospettive”.
Guardare al futuro
Intanto, è il momento di dare uno sguardo a una graduatoria complicata, suddivisa in nove fasce, a seconda del numero di esami superati. E poi di guardare al futuro, per contenere i danni. “La graduatoria è un caos infernale. Ma dopo la fase delle proteste – conclude Di Silverio – deve seguire quella della responsabilità: tutti gli attori coinvolti dovrebbero sedersi attorno a un tavolo per trovare la soluzione meno traumatica e che assicuri nel modo più ampio possibile il diritto allo studio. Non dimentichiamoci che, al di là delle divisioni ideologiche, a pagare il prezzo di questo caos sono migliaia di studenti, le loro famiglie e i pazienti. La riforma va modificata per il bene di tutti”.

