Archiviata la corsa ai regali di Natale, è tempo di pensare alla calza della Befana. Se qualche decennio fa mandarini, noci e un dolce erano d’obbligo, insieme all’immancabile pezzetto di carbone, ormai si trovano in commercio soluzioni di ogni tipo, colme di caramelle, cioccolata, giochi a tema o persino piccoli cosmetici.
Ma qual è la ricetta per far sognare i bambini senza insidiare la loro salute? LaPresse lo ha chiesto a Italo Farnetani, professore ordinario di Pediatria Libera Università degli Studi di Scienze Umane e Tecnologiche United Campus of Malta, che sottolinea i tre errori da evitare e raccomanda gli accorgimenti per una calza perfetta.
“La festa dell’Epifania, che raggiunge il picco con l’apertura della calza della Befana, è un momento importante per la crescita, non solo dei bambini. Non ha caso questo è uno dei ‘riti’ dell’infanzia che si trascinano più a lungo nell’età adulta: ci sono persone ormai decisamente grandi che non rinunciano alla calza”, riflette il pediatra.
“Si tratta di una festa di famiglia e fino ai 18 anni l’influenza nucleo familiare è più forte rispetto a quella del gruppo dei coetanei. L’Epifania è una festa che si lega al Natale, ma in modo più intimo e meno rumoroso: potremmo dire che la sua ‘magia’ è più sobria e raccolta. Ecco allora l’importanza di renderla una festa completa, evitando di fare tre errori che potrebbero renderla un boomerang per autostima e sviluppo”, raccomanda Farnetani.
Gli errori da evitare
“Le tre cose da evitare sono: il carbone (anche quello dolce), i giochi violenti o che richiamino ala guerra e il riciclo di dolci non amati oppure le calze pronte ‘chiavi in mano’”, raccomanda il pediatra.
Ora vediamo perché: “Il carbone, anche quello dolce, sembra una ‘bacchettata’ o una critica. Il bambino nella migliore delle ipotesi si confonde: ‘Ma io sono stato buono o cattivo?’. Oppure potrebbe sentirsi preso in giro o redarguito”.
“Mi piace ricordare a tutti che i bambini cattivi non esistono: se pensiamo ai bulli, la responsabilità del loro comportamento è genitoriale e la chiave sta nel porre dei limiti che – come dice il celebre libro – li aiutino a crescere. Ecco allora che la colpa non è certo del piccolo e il momento giusto per una eventuale sanzione non è certo quello della calza della Befana”, scandisce Farnetani.
In questi mesi, poi, “i nostri giovanissimi hanno visto in tv o sui social troppe bombe, morti e feriti: meglio scelte più costruttive che aggiungano gioia alla magia della sorpresa. Non devono essere doni costosi, ma preoccupiamoci del fatto che siano graditi”, continua il pediatra.
“Infine l’ultimo punto, legato all’effetto delusione: se sappiamo cosa il bimbo non ama, ecco allora che dobbiamo evitarlo. Un rischio che diventa certezza in caso di ‘riciclo’, ma che abbiamo anche con l’acquisto delle calze pronte ‘chiavi in mano’: certo, può anche esserci qualcosa di piacevole e sorprendente, ma si tratta di soluzioni standard, che non tengono conto del gusto del piccolo”, prosegue.
Le 3 raccomandazioni per una calza della Befana perfetta
Cosa privilegiare, allora? Per Farnetani “se sappiamo gestire bene la preparazione della calza, gratificheremo il bambino e lo aiuteremo a formare le radici che sono fondamentali per la sua crescita, insieme alle ali. Il mio suggerimento è quello di far sentire al piccolo che la sua famiglia lo conosce e il suo ambiente non è ostile, ma sa bene cosa desidera e cosa ama: questo dà gioia e sicurezza”.
Allora le tre raccomandazioni sono: “Scegliere con cura i dolci da mettere nella calza, anche quelli di moda, senza pensare per un giorno al nutrizionista ma ai gusti del bambino. Uno o due giorni di ‘strappo’ alla regola non altera il metabolismo o l’organismo: a fare la differenza è infatti lo stile di vita”.
Al secondo punto, “possibilmente inseriamo qualche sorpresa legata alla tradizione locale o familiare, oppure una merenda fatta in casa come un pezzetto di crostata fatta da nonna o mamma. Infine i giochi devono essere scelti fra quelli che piacciono ai bambini: un piccolo dono finalizzato a piacere e divertimento, magari fra quelli pubblicizzati. Così si rafforza l’autostima, il legame con famiglia territorio e ambiente e la gioia della sorpresa è assicurata”.

