Resta un rebus la morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia quindicenne Sara Di Vita, decedute all’ospedale Cardarelli di Campobasso in seguito a quella che si ritiene un’epatite fulminante provocata da una gravissima forma di intossicazione alimentare. Le autopsie in programma domani aiuteranno a fare chiarezza, ma in queste ore i sospetti si sono concentrati su alimenti contaminati da botulino o da un topicida e su un avvelenamento da funghi.
Ma di che si tratta e in che modo queste tre sostanze possono danneggiare l’organismo umano? LaPresse lo ha chiesto a Marco Marano, responsabile del Centro antiveleni dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma e membro della Società Italiana di Tossicologia Sitox.
Il topicida, le emorragie e i sintomi delle vittime di Campobasso
“Il veleno per topi provoca un’alterazione della coagulazione, e questo non avviene immediatamente ma a distanza di alcuni giorni. Gli animaletti dunque muoiono in seguito a emorragie”, spiega Marano. Un sintomo diverso da quelli che avrebbe manifestato la famiglia di Campobasso.
E che dire delle ‘polpette avvelenate’ che talvolta si trovano nei parchi pubblici e che fanno star male i cani? “Il veleno per topi causa emorragie – ribadisce l’esperto – mentre in questi prodotti si trovano sostanze di diversa natura, come stricnina e arsenico”.
Funghi velenosi, la ‘luna di miele’
“La comparsa della sintomatologia varia in base al tipo di fungo, ma usualmente è di tipo gastroenterico. I fastidi sono immediati, ma a causare il decesso è una insufficienza epatica fulminante che si può manifestare anche dopo alcuni giorni. I funghi, soprattutto quelli del genere amanita, danno in una prima fase una sintomatologia gastroenterica, con diarrea e vomito. Segue quella che chiamiamo ‘fase di luna di miele’, in cui il paziente apparentemente migliora, quindi dopo 2-4 giorni aumenta la sofferenza epatica, fino a un danno irreversibile a carico del fegato”.
Ma qual è la differenza tra questi sintomi e una gastroenterite? “Inizialmente sono molto simili, per questo c’è difficoltà a individuare il problema a meno che non venga segnalato il consumo di questo alimento. Nell’avvelenamento ci deve essere una storia di esposizione, alimentare o di tipo cutaneo, all’interno del nostro organismo”. Restando in tema di funghi, “i più insidiosi sono quelli a lunga latenza, che possono danneggiare fegato e reni: la persona pensa di stare bene, ma invece il danno ‘va avanti’ in silenzio”, precisa il tossicologo.
“Voglio ricordare che i funghi non vanno mai acquistati da banchetti per strada, se raccolti non vanno mai mangiati senza essere stati sottoposti all’esame del micologo della Asl. Inoltre vanno ben conservati, perchè altrimenti possono produrre sostanze che danno una tossinfezione alimentare. Infine – raccomanda Marano – non bisogna dare funghi ai bambini piccoli perché possono causare sintomi intestinali”. Un tema importante, che ricorda all’esperto del Bambino Gesù un’ultima raccomandazione: “In casa ogni prodotto tossico va conservato in luoghi che non siano accessibili ai bambini”.
Il botulino
Tra i ‘soliti sospetti’ anche il botulismo, un’intossicazione rara ma molto pericolosa, causata dal Clostridium botulinum che può contaminare gli alimenti. In Italia si verificano una quarantina di casi l’anno – gli ultimi la scorsa estate in Calabria e Sardegna – nella maggior parte dovuti al consumo di conserve casalinghe.
Come ricorda l’Iss i sintomi sono: annebbiamento e sdoppiamento della vista (diplopia), dilatazione delle pupille (midriasi bilaterale), difficoltà a mantenere aperte le palpebre (ptosi), difficoltà nell’articolazione della parola (disartria), difficoltà di deglutizione, secchezza della bocca e delle fauci (xerostomia), stipsi. Nei casi più gravi può verificarsi una graduale perdita di forza nei muscoli di braccia, gambe e in quelli coinvolti nella respirazione, fino ad arrivare alla paralisi dei muscoli respiratori e rendere necessaria l’intubazione. I sintomi neurologici possono essere preceduti anche in questi casi da manifestazioni gastroenteriche, che compaiono da 6 ore a 7 giorni dall’ingestione del cibo contaminato.

