Intossicazione alimentare a Campobasso: sequestrata farina in casa vittime, ipotesi topicida

Intossicazione alimentare a Campobasso: sequestrata farina in casa vittime, ipotesi topicida

Il padre ricoverato allo Spallanzani: è in condizioni stabili

Continuano le indagini nell’inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica di Campobasso sulla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia quindicenne Sara Di Vita, decedute tra la serata di sabato e la mattina di domenica all’ospedale Cardarelli in seguito a quella che viene sospettata come una gravissima forma di intossicazione alimentare.

Sequestro farina e cereali in casa vittime, ipotesi contaminazione veleno

Tra gli alimenti sequestrati nell’abitazione della famiglia a Pietracatella, figurano anche farina e cereali. L’appartamento resta sotto sequestro su disposizione della Procura di Campobasso, che coordina le indagini affidate alla Squadra Mobile. Secondo quanto riferito da fonti investigative, nella giornata di ieri la farina e prodotti cerealicoli sono stati prelevati alla presenza degli Ispettori dell’Ufficio Igiene e Prevenzione per essere sottoposti ad analisi finalizzate a verificare l’eventuale presenza di contaminazioni, anche di natura accidentale.

L’ipotesi topicida

Tra le ipotesi al vaglio vi è anche quella di un possibile contatto con veleno per topi, nell’ambito di una ricostruzione ancora in fase esplorativa. In particolare, gli inquirenti stanno verificando se possa avere avuto un ruolo una disinfestazione contro i roditori effettuata alcuni mesi fa in un mulino di Pietracatella che produceva farina anche per la famiglia coinvolta. Si tratta, viene precisato, di una delle diverse piste in esame, senza che al momento vi siano riscontri conclusivi. Le analisi riguarderanno complessivamente tutti gli alimenti sequestrati nella dispensa e nel frigorifero dell’abitazione, oltre agli avanzi dei pasti natalizi già prelevati nei giorni scorsi. Il materiale sarà esaminato a breve.

Si indaga sui pasti del 23 dicembre

Si sta progressivamente stringendo sui pasti consumati il 23 dicembre, quando nella casa di Pietracatella erano presenti il padre Gianni Di Vita, la moglie e la figlia minore. In quella giornata la figlia maggiore, Alice, 19 anni, non era in casa. È su questo arco temporale che gli inquirenti stanno concentrando gli accertamenti, mentre al momento non appare centrale la cena della vigilia di Natale, condivisa con più persone che non hanno accusato sintomi, pur restando oggetto di analisi. Tra le ipotesi al vaglio, ancora tutte da verificare e senza alcuna conclusione, vi è anche quella di una possibile contaminazione tossica non batterica legata a conserve o preparazioni sott’olio. Il botulino, secondo quanto emerso finora, non rientra tra le piste prese in considerazione, mentre si valutano in termini più ampi eventuali tossine di origine non infettiva, la cui natura potrà essere chiarita solo dagli esami specialistici in corso. Le verifiche vengono effettuate in più laboratori italiani, ma al momento non risultano esiti definitivi.

Nell’abitazione della famiglia, che resta sotto sequestro, sono stati prelevati alimenti di vario tipo, comprese conserve, sott’oli, farine e cereali, oltre agli avanzi dei pasti natalizi. Tutto il materiale sequestrato sarà sottoposto ad analisi scientifiche per ricostruire con precisione eventuali fonti di contaminazione.

Un passaggio decisivo è atteso domani mattina, quando all’ospedale Cardarelli di Campobasso prenderanno il via le autopsie sui corpi delle due donne. Dagli esami medico-legali potranno emergere prime indicazioni orientative sul quadro clinico, mentre per i risultati tossicologici – necessari a identificare con certezza l’eventuale agente responsabile – saranno richiesti tempi più lunghi.Le indagini (al momento ci sono 5 medici indagati) proseguono su un doppio binario, sanitario e giudiziario, con l’obiettivo di chiarire l’origine dei decessi e la sequenza degli eventi che hanno portato al rapido aggravamento delle condizioni cliniche, in attesa degli esiti degli accertamenti scientifici. 

Non esiste ancora diagnosi sicura sui decessi

Sul fronte sanitario, l’ASReM ha ribadito che non esiste ancora una diagnosi certa sulle cause dei decessi. In una nota diffusa ieri sera, l’azienda sanitaria ha spiegato che l’ipotesi principale resta quella di una tossinfezione di natura ancora da identificare, non necessariamente alimentare. Non vengono infatti escluse cause chimiche o ambientali, anche legate a una possibile inalazione.Per individuare l’agente eziologico sono stati coinvolti il Centro antiveleni del Cardarelli di Napoli, l’Istituto Spallanzani di Roma e il Policlinico Gemelli, dove sono in corso anche test specialistici per escludere avvelenamenti da funghi. Le indagini proseguono su più fronti, in attesa degli esiti degli accertamenti scientifici e delle autopsie disposte dall’autorità giudiziaria che si svolgeranno domani, mercoledì 31 dicembre.

Stabili le condizioni del marito e padre delle vittime

Le condizioni di Gianni Di Vita, 55 anni, padre di Sara (15 anni) e marito di Antonella Di Ielsi (50), sono stabili. Il paziente è stato trasferito dall’Azienda sanitaria regionale del Molise all’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani ed è vigile. Lo rende noto lo stesso istituto romano, spiegando che l’uomo, ricoverato in Rianimazione per una sospetta Malattia a Trasmissione Alimentare (Mta), è vigile e continua a essere sottoposto ad accertamenti per definire le possibili cause del quadro clinico. Proseguono le indagini diagnostiche finalizzate a individuare l’agente responsabile della sospetta intossicazione. Resta inoltre ricoverata in reparto ordinario, a scopo precauzionale, la figlia maggiore di Gianni Di Vita, Alice (19 anni): le sue condizioni sono buone perché la ragazza non ha mai accusato sintomi, a differenza del resto della famiglia.

Il sindaco di Pietracatella: “Gianni Di Vita sconvolto, lutto cittadino”

“Ho sentito Gianni Di Vita al telefono: è affranto, sconvolto, sta vivendo un dolore profondissimo”. Così il sindaco di Pietracatella, Antonio Tomassone, riferisce la conversazione avuta nelle ultime ore con il padre di Sara e marito di Antonella. Il primo cittadino è amico del 55enne, ex sindaco del piccolo comune della provincia di Campobasso, da anni, anche per una comune esperienza politica, e riferisce di averlo trovato “provato oltre ogni immaginazione”.

Nel corso della telefonata, riferisce Tomassone, Di Vita avrebbe raccontato di non ricordare con precisione cosa la famiglia abbia consumato il 23 dicembre, giornata su cui si stanno concentrando le indagini. “A pranzo – avrebbe detto – sicuramente pasta con il pomodoro, mentre la sera si sono arrangiati in qualche modo”. Elementi che, sottolinea il sindaco, sono stati messi a disposizione degli inquirenti che stanno ricostruendo la sequenza dei pasti e delle esposizioni.

Il primo cittadino ha inoltre annunciato che il giorno dei funerali sarà proclamato il lutto cittadino. “È una comunità sconvolta – afferma -. In segno di rispetto e di vicinanza alla famiglia, tutti gli eventi e i festeggiamenti previsti per il Capodanno sono stati annullati. Abbiamo perso due splendide persone”. Una decisione condivisa dall’amministrazione comunale e dalla cittadinanza, che in queste ore sta manifestando solidarietà e cordoglio ai familiari delle vittime.

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