Orlando sospende il dl sicurezza a Palermo, altri sindaci pronti a seguirlo. Salvini: "Ne risponderanno penalmente"

Il primo cittadino del capoluogo siciliano congela il provvedimento in attesa di maggiori accertamenti. Dura la replica del ministro dell'Interno

Dura presa di posizione del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, contro il decreto sicurezza. Orlando ha di fatto sospeso nella sua città l'applicazione del decreto voluto dal ministro dell'Interno, Matteo Salvini. E altri sindaci, tra cui Luigi de Magistris, sarebbero pronti a seguire il suo esempio. La replica del vicepremier è subito servita: "Con tutti i problemi che ci sono a Palermo, il sindaco sinistro pensa a fare "disobbedienza" sugli immigrati...". Il decreto, ha continuato Salvini, "è stato approvato dal parlamento e firmato dal Presidente della Repubblica" e "se qualche sindaco non lo applicherà, mi spiace per i cittadini".

Poi i toni si fanno ancora più aspri: i primi cittadini che rifiuteranno di rispettare le regole "ne risponderanno personalmente, legalmente, penalmente e civilmente, perché è una legge dello Stato che mette ordine e mette regole". "Sono curioso di capire se rinunceranno anche ai maggiori poteri straordinari presti dal decreto che tanti sindaci hanno apprezzato", ha detto ancora Salvini, precisando poi: "Non farò mai azioni di forza, saranno gli elettori a giudicare l'operato dei sindaci".

Il primo cittadino del capoluogo siciliano ha chiesto al responsabile dell'anagrafe di "approfondire tutti i profili giuridici anagrafici" che deriveranno dall'applicazione delle norme del decreto sicurezza, ma, in attesa di questo approfondimento, ha disposto di sospendere, "per gli stranieri eventualmente coinvolti dalla controversa applicazione della legge, qualunque procedura che possa intaccare i diritti fondamentali della persona con particolare, ma non esclusivo, riferimento alle procedure di iscrizione della residenza anagrafica".

Alla scadenza del permesso di soggiorno per motivi umanitari, infatti, i cittadini stranieri non potranno più iscriversi all'anagrafe; ma la norma colpisce anche i minori non accompagnati, che hanno il permesso di soggiorno per motivi umanitari, e gli stranieri che hanno il permesso per motivi di lavoro. 

Oltre ai sindaci, dalla parte di Orlando si schiera anche il governatore Nicola Zingaretti. "Mi sento vicino al sindaco, al suo impegno contro l'odio e capisco la sua fatica per porre rimedio a norme confuse scritte solo per l'ossessione di fare propaganda e che spesso producono caos, più diffidenza e insicurezza per tutti. Tutto sulle spalle dei territori e degli amministratori locali. Dall'odio non sono mai nati la sicurezza e il benessere per le persone, ma solo macerie per i furbi e i più forti", si legge in una nota del presidente della Regione Lazio.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata