Milleproroghe è legge: ok da Senato con 151 sì

L'ok definitivo per il provvedimento dopo il via libera già arrivato alla Camera.

Ennesima bagarre per l'ultimo sì al Senato. La vita del Milleproroghe in aula non è stata certo facile e anche nel giorno dell'approvazione definitiva, con 151 voti a favore, 93 contrari e due astenuti, non è mancata la polemica. Protagonisti il Pd e la presidente di Palazzo Madama Maria Elisabetta Alberti Casellati. Tralasciando qualche formalismo forse eccessivo, in sintesi i senatori dem avevano chiesto la votazione segreta dell'articolo 6, quello sui vaccini: la richiesta è stata però negata da Casellati. A quel punto il gruppo del dem è insorto, parlando di "colpo alla democrazia" e rischi per la salute dei bambini.

"Con riferimento a quanto accaduto nella seduta mattutina odierna, si precisa che la richiesta di voto segreto avanzata dal Pd è stata dichiarata inammissibile nel pieno rispetto del regolamento - ha replicato l'ufficio stampa del Senato - Si ricorda, inoltre che già durante l'esame in prima lettura del decreto-legge, nella seduta del 3 agosto 2018, la Presidenza non aveva ammesso il voto segreto, richiesto con le medesime motivazioni, su un emendamento relativo alla proroga di un termine relativo all'accesso alla scuola dell'infanzia connesso all'adempimento degli obblighi vaccinali". Polemico in aula anche l'ex segretario dem Matteo Renzi: "Il governo ha fatto una cosa truce, facendo scrivere il testo agli sciamani. Avete scelto di fare i no vax con i figli degli altri".

I punti più caldi e che hanno scatenato Pd e Fi sono stati appunto i vaccini e le periferie. Non a caso il decreto Milleproroghe era stato approvato alla Camera dopo un duro ostruzionismo delle opposizioni e una seduta fiume di quasi 24 ore, sui cui la maggioranza ha posto la prima fiducia di legislatura. Sul fronte vaccini dopo due retromarce nel giro di 24 ore, la maggioranza ha già approvato lo slittamento a marzo 2019 dell'obbligo di presentare la documentazione ufficiale delle avvenute immunizzazioni, come previsto dal decreto Lorenzin. I genitori dei bimbi iscritti a materne e nidi dovranno produrre un'autocertificazione, come stabilito dalla circolare Grillo-Bussetti, che può avere così valore di legge. Per quanto riguarda le periferie, invece, sono stati stralciati gli 1,6 miliardi previsti dal bando varato dai governi Pd. Nonostante la protesta dei sindaci, Lega e M5S non hanno modificato la norma. Il premier Conte, però, si è impegnato a ristanziare l'intera cifra, ma in un altro decreto, che la spalmerà su 3 anni e in base a un cronoprogramma fornito dai Comuni per dare priorità alle opere cantierabili.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata