Migranti, Salvini sfida l'Ue: "Senza nuove regole stop a missione Sophia"

Il piano operativo è stato lanciato dall'Unione all'indomani dei naufragi avvenuti nell'aprile 2015 con lo scopo di controllare il traffico di esseri umani nel Mediterraneo. Ha sede proprio nella Capitale e scade il 31 dicembre

Roma è pronta a dare l'alt all'operazione Sophia. Il piano operativo lanciato dall'Unione europea all'indomani dei naufragi avvenuti nell'aprile 2015 con lo scopo di controllare il traffico di esseri umani nel Mediterraneo, che ha sede proprio nella Capitale, scade il 31 dicembre. Se, prima di quella data, "non cambieranno le regole di ingaggio" l'Italia non andrà avanti. "Manteniamo ferma l'indisponibilità a continuare ad attuare le procedure di sbarco previste dal piano operativo che vedono solo i porti italiani quali punti sicuri di approdo", annuncia Matteo Salvini in audizione davanti al Comitato parlamentare Schengen.

Il Governo gialloverde vuole che siano accolte le proposte fatte in sede europea: rotazione dei porti di sbarco e redistribuzione dei migranti tra tutti gli Stati membri partecipanti all'operazione prevalenza del principio dell'area Sar, di ricerca e soccorso; creazione di un'unità di coordinamento gestita dall'agenzia Frontex. "Al momento non si sono registrati significativi progressi sul negoziato - sottolinea, invece, il ministro dell'Interno - In assenza di convergenza sulla nostra posizione ritengo che non appaia opportuna la prosecuzione della missione".

Dopo aver lasciato palazzo San Macuto, Salvini rilancia il messaggio sui social: "Ci hanno dati per scontati per troppo tempo, l'Italia rialza la testa", twitta. Quella sui migranti, del resto, è da sempre la battaglia principale del ministro dell'Interno, che di fronte alla commissione ha elencato i risultati raggiunti negli ultimi sei mesi, quelli del governo gialloverde. "Netto", sottolinea, l'abbattimento del flusso migratorio: "Dal 1° giugno al 30 novembre 2018 sono giunti in Italia 9.581 immigrati, a fronte dei 56.814 dello stesso periodo del 2017: meno '83% - esulta - Mentre quelli provenienti dalla Libia sono diminuiti del 92%". Al 30 novembre, continua, nelle strutture di accoglienza sono presenti "141.851 immigrati, con una diminuzione di circa il 24% rispetto al numero di stranieri accolti alla stessa data del 2017 che erano 186.884. Sono attivi 14 centri per la prima accoglienza" mentre nel sistema Sprar "sono presenti 27444 migranti". Nessuno di questi, sottolinea, "verrà buttato fuori".

"Ricordo che il decreto sicurezza, non è retroattivo - sottolinea - quindi tutti i percorsi Sprar iniziati vanno a compimento. Sembrava a leggere i giornali che io buttassi fuori la notte della vigilia di Natale donne incinte, bambine e anziani: chi è nello Sprar arriva alla fine del percorso Sprar, se uno ha ancora un anno sta lì un anno". Diminuiscono anche le domande di asilo: "Al 23 novembre sono state 49.636, con un decremento del 60%. Le posizioni esaminate sono state 86.446: nel 7% dei casi è stata riconosciuto lo status di rifugiato, nel 4% la protezione sussidiaria, nel 23% quella umanitaria. I dinieghi sono stati il 66%", precisa.

In aumento, invece, rimpatri ed espulsioni legate al terrorismo: "Dal 1° giugno al 30 novembre - ricorda Salvini - sono state rimpatriate 2.774 persone in posizione irregolare, di cui 1.984 con accompagnamento alla frontiera. I Paesi di provenienza dei soggetti rimpatriati sono: Tunisia per il 32%, Albania per il 21%, Marocco per il 13". 66, invece, i provvedimenti di espulsione per motivi di sicurezza dello Stato e di prevenzione del terrorismo, "con un trend in crescita rispetto ai primi mesi dell'anno quando erano stati 48".
 

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