Matteo Salvini
Immunità Salvini, domani il voto del M5S con la piattaforma Rousseau. Fantinati a Nugnes: "Formula chiara, polemica fine a se stessa"

La consultazione popolare sul caso Diciotti dalle 10 alle 19. Perplessità per come è posto il quesito con sì e no invertiti rispetto alla domanda a cui dovranno rispondere il giorno dopo i senatori in commissione

"Ora siamo chiamati a decidere. Il ritardo dello sbarco della nave Diciotti, per redistribuire i migranti nei vari paesi europei, è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato? Sì, quindi si nega l'autorizzazione a procedere. No, quindi si concede l'autorizzazione a procedere". Questo il quesito pubblicato sul Blog delle stelle in vista della votazione domani sulla piattaforma Rousseau dalle 10 alle 19 sull'immunità al ministro dell'Interno Matteo Salvini sul caso Diciotti. Più di un'area di malcontento del M5S sta però insorgendo, in alcuni casi anche contattando attivisti e semplici simpatizzanti, per segnalare quella che a loro avviso sembra una 'irregolarità', ovvero l'inversione del quesito originale. A differenza infatti di quello che accadrà ai senatori in Giunta per le autorizzazione, votando 'si' su Rousseau gli iscritti negheranno l'autorizzazione a procedere per Salvini.

Proprio su questo si innesca un botta e risposta tra Mattia Fantinati e Paola Nugnes, pentastellata 'critica' che ha espresso perplessità sulla formula scelta. "Il quesito sul caso Diciotti pubblicato sul Blog delle Stelle - spiega il sottosegretario alla Pa, anche lui del M5S, in un colloquio telefonico con LaPresse - non è fuorviante anzi è chiarificatore, perché chiede ai nostri iscritti se il governo abbia agito per l'interesse del paese. Non capisco quale sia la polemica, il quesito è molto chiaro. Nugnes e anche altri fanno polemica tanto per farlo. Vogliamo dire sempre il contrario? Anche Nugnes allora si dovrebbe chiedere cosa fa il Movimento 5 Stelle". 

Dice la sua sul quesito anche Beppe Grillo: "Se voti Si vuol dire No. Se voti No vuol dire Si. Siamo tra il comma 22 e la sindrome di Procuste!", scrive ironicamente su Twitter.

I fatti secondo il blog - "Martedì 19 febbraio, la Giunta per le autorizzazioni sarà chiamata a decidere se il ritardo dello sbarco dei migranti dalla nave Diciotti sia stato deciso "per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di Governo", spiega il blog che ripercorre i fatti. "Tra il 20 e 25 agosto scorso, mentre 137 migranti si trovavano sulla Diciotti, ovviamente con assistenza sanitaria e alimentare, il Ministro degli Esteri e il Presidente del Consiglio Conte stavano sentendo i leader degli altri paesi europei affinché ognuno accogliesse la propria quota di migranti. Questo accordo doveva essere raggiunto prima dello sbarco perché, altrimenti, sarebbero dovuti rimanere tutti in Italia. E questo a causa del Regolamento di Dublino, che impone che il primo Paese di approdo debba farsi carico di tutti i migranti che arrivano in Europa". Scrive il Blog delle Stelle, che quindi "il ministro dell'Interno Salvini, d'accordo con il Ministro dei Trasporti Toninelli, il vice presidente del Consiglio Di Maio e con il Presidente Conte, negò quindi lo sbarco fino a che l'accordo non fosse stato raggiunto. Per questa vicenda il Tribunale dei Ministri di Catania ha deciso di inquisire il Ministro dell'interno perché ha considerato il ritardo dello sbarco dalla nave un sequestro di persona e ha chiesto al Parlamento l'autorizzazione a procedere. Su questo si deve esprimere con un voto prima la Giunta per le autorizzazioni a procedere e poi l'Assemblea del Senato. In pratica, se il Parlamento nega l'autorizzazione a procedere, sta affermando che il Ministro ha agito per interesse pubblico o interesse dello Stato, e che quindi non sarà processato. Nel caso invece venga data l'autorizzazione, il Ministro dell'interno andrà a processo".

"Questo quindi non è il solito voto sull'immunità dei parlamentari", continua il blog. "Di quei casi si occupa l'articolo 68 della Costituzione, e su quelli il MoVimento 5 Stelle è sempre stato ed è inamovibile: niente immunità, niente insindacabilità. Nessuna protezione per i politici che devono rispondere delle loro azioni individuali. Noi mandammo a processo i nostri portavoce Paola Taverna e Mario Giarrusso e entrambi votarono per farsi processare". Questo è un caso diverso: "stiamo parlando infatti dell'articolo 96 della Costituzione. Nello specifico questo è un caso senza precedenti perché mai in passato si era verificato che la magistratura chiedesse al Parlamento di autorizzare un processo per un ministro che aveva agito nell'esercizio delle sue funzioni e non per azioni fatte per tornaconto privato e personale (tangenti, truffa, appalti, etc): in questo caso non ci porremmo neppure il problema e lo spediremmo in tribunale".

Gli iscritti alla piattaforma che hanno diritto di voto sono circa 100mila contro oltre 10 milioni di elettori del 5 marzo e mezzo milione di aderenti al movimento.

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