Governo, Conte: "Sui migranti siamo compatti". Ma sono tanti i fronti (e gli scontri) aperti

Tav, Tap, trivelle, fondi ai disabili, vertici Consob e Inps, reddito di cittadinanza: per contarli tutti servono almeno due mani

Migranti. Tav. Tap. Trivelle. Grandi opere. Fondi ai disabili. Per contare tutti i fronti dello scontro aperti nel governo gialloverde servono almeno due mani. Il vertice notturno di palazzo Chigi ha portato a un accordo sui migranti della Sea Watch, ma non ha certo cancellato la polemica durissima tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il suo vice e ministro dell'Interno Matteo Salvini, polemica che ha visto prevalere le posizioni di premier e pentastellati.

"La linea del governo italiano è cambiata? Assolutamente no. Su questo il governo italiano è compatto", assicura Conte. Ma la ferita c'è stata, e la cicatrice si vede, anche se il leader leghista parla di "misunderstanding" peraltro già "superato", dice. "Mi piace essere coinvolto quando si tratta di temi di mia competenza, voglio gestire e condividere le scelte con altri ministri", lamenta Salvini. Che avvisa: "d'ora in poi, meglio incontrarsi prima che dopo". Del resto, rivendica, "l'immigrazione la gestisce il ministro dell'Interno". Questo però non vuol dire che ci sia la volontà di staccare la spina: "Questo governo piaccia o non piaccia va avanti, nonostante gli uccelli del malaugurio - assicura Salvini -. Abbiamo appena cominciato, ci lasciassero lavorare. Facciamo fino al 2029".

Sin dall'inizio i due partiti al governo hanno avuto - come era inevitabile - opinioni diverse su diversi temi. Basti pensare alla crisi sfiorata sul condono inserito e poi stralciato dal decreto fiscale, che fece saltare su tutte le furie i pentastellati. Ora però i fronti aperti sono ben più di uno. Nemmeno 24 ore dopo l'accordo sulla Sea Watch che lo ha fatto infuriare, Salvini interviene sul tema caldissimo per i M5S della Tav: "Se sì si va. Se è No o è molto ben motivato o chiediamo un parere agli italiani", taglia corto. Ma è sulle trivelle che esplode lo scontro di giornata: "Non posso approvare una impostazione tutta volta a dire 'no' come quella che sta alla base dell'emendamento dei 5 Stelle sul tema delle trivelle - dice Vannia Gava, deputata della Lega e sottosegretario all'Ambiente - È sbagliato bloccare le autorizzazioni". Concetto ribadito dal Capitano secondo cui si può tutelare l'ambiente "ma No per partito preso assolutamente no". Ed è a lui che i pentastellati si rivolge il sottosegretario agli Esteri del M5s Manlio Di Stefano chiedendo che "riporti i suoi sulla giusta strada".

Nel frattempo, slitta il decreto chiave del governo su reddito e pensioni e pure la nomina al vertice della Consob. Le due partite sono, di fatto, incrociate. Salvini tira il freno sui provvedimenti economici, affermando che è meglio pensarci "qualche giorno in più", piuttosto che correre e rischiare di fare pasticci, perché "è fondamentale non fare errori". Per l'autorità di vigilanza bancaria, invece, i pentastellati da tempo hanno puntato tutto sull'ex assessore al Bilancio della Raggi, Marcello Minenna, che incontrerebbe però - lo scrive in un tweet il senatore Elio Lannutti - le perplessità del Colle. Ma i grillini vorrebbero anche affidare la poltrona di Boeri a Pasquale Tridico, l'ideatore del reddito di cittadinanza. Doppietta che non convince la Lega, intenzionata a dire la sua e proporre 'i suoi'. Il rinnovo dei vertici Inps - così come quelli Inail - è previsto proprio dal decreto su reddito e pensioni, che fissa le nomine entro un termine di 60 giorni dall'approvazione del decreto.

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