Attentato Ranucci, Salvini: “Report senza conduttore fino a che non si farà chiarezza”

Attentato Ranucci, Salvini: “Report senza conduttore fino a che non si farà chiarezza”
Sigfrido Ranucci e Matteo Salvini (Foto LaPresse)

Il leader leghista: “Bisogna fare luce anche sui rapporti con Lavitola”

 “Il caso di Sigfrido Ranucci? Io penso che gli italiani meritino chiarezza, e fino a che chiarezza non sarà fatta anche sui rapporti fra i due personaggi, fra Ranucci e Lavitola, che erano costanti, amichevoli, penso che il denaro pubblico degli italiani non debba più andare a finanziare qualcuno che è coinvolto in questa triste vicenda”. Così il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, in un punto stampa a margine del sopralluogo tecnico presso il cantiere Rfi del nodo ferroviario ‘Pigneto’, a Roma. “Io non penso che gli italiani debbano pagare lo stipendio a qualcuno che è coinvolto in una vicenda torbida”, prosegue il vicepremier rispondendo con un secco “sì” a chi domanda se pensi a uno stop di Ranucci alla conduzione di Report. “Ripeto, penso che coloro che sono coinvolti direttamente in questa vicenda oscura, preoccupante, debbano prendersi una pausa – rimarca il segretario della Lega.

“Io non ce l’ho” con Ranucci ma “in questo momento lo stiamo pagando. C’era stato un attentato, solidarietà unanime, sconcerto, e adesso emerge che uno dei suoi più cari amici è stato arrestato perché sarebbe stato il mandante” dell’attentato “e lui diceva ‘mi rifiuto di pensare che sia stato lui’. Cosa c’è dietro? Qualcuno ha sbagliato? Qualcuno ha sottovalutato? Qualcuno ha tramato? Qualcuno ha organizzato? Ecco, fino a che gli italiani che pagano questo stipendio non avranno chiarezza, io ritengo che sia utile aspettare che la magistratura faccia il suo corso”. 

Legale Ranucci: “Da Lavitola tradimento e strumentalizzazione”

“Sigfrido Ranucci è tre volte vittima, di un attentato grave e pericoloso, di un tradimento e di una strumentalizzazione da parte di un amico in un delirante teatro della follia (se i fatti verranno definitivamente accertati) e, in ultimo, con forse maggiore gravità di una massiva e persistente campagna di linciaggio mediatico e politico che con congetture e insinuazioni ha cercato di trasformare la vittima nel beneficiario più o meno consapevole dell’attentato. Adesso attendiamo il giudizio anche nei confronti di quanti sono stati denunciati per diffamazione aggravata per aver contribuito consapevolmente alla violenta azione denigratoria della figura più rilevante del giornalismo di inchiesta in Italia, azione pericolosa per la democrazia come un attentato”. Così l’avvocato Roberto De Vita, legale di Sigfrido Ranucci. 

 Lavitola: “Devono aumentarti livello scorta, con Berlusconi eri già co-presidente”

Una serie di messaggi, secondo gli atti, documenterebbero l’attenzione che Lavitola aveva verso la sicurezza di Ranucci nelle settimane precedenti all’attentato. “Ti prego, se non ti danno la seconda macchina, dammi il via libera per fare tutto il casino che mi viene in mente”. Il messaggio che Valter Lavitola avrebbe mandato a Sigfrido Ranucci a un mese dall’attentato, preoccupato per il mancato potenziamento della scorta del conduttore di Report, è riportato nell’ordinanza del Gip Iole Moricca con cui Lavitola, considerato il presunto mandante dell’attentato, avrebbe mandato a Ranucci. Lavitola, secondo gli atti, voleva far ottenere a Ranucci un livello superiore di scorta. “Dammi retta, in qualsiasi momento tu sei esposto, devi avere una struttura di protezione fisica”, avrebbe scritto. Nel messaggio ci sono anche consigli che Lavitola dava a Ranucci su come dovevano comportarsi gli uomini di scorta: “quando tu arrivi in un luogo: a casa, alla Rai, un ristorante… devi avere una staffetta fatta da almeno quattro uomini, più i due della macchina di scorta che dopo aver fatto il sopralluogo (devono arrivare almeno 10 minuti prima) ti fanno un cerchio di protezione”. E poi gli spiegava: “Il vero pericolo che hai tu sono gli odiatori”. 

 “Berlusconi ti avrebbe fatto copresidente” e, dopo, “ti avrebbe ceduto il posto”. Sono le frasi, riportate nell’ordinanza del Gip, Iole Moricca, che Valter Lavitola avrebbe scritto con dei messaggi a Sigfrido Ranucci in messaggi dell’ottobre 2024, citati nell’ordinanza. Secondo il gip, Lavitola, considerato da chi indaga il mandante dell’attentato, voleva convincere Ranucci a candidarsi alle elezioni politiche. 

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