Caso Roggero, Meloni: “Ho autorizzato Nordio ad avviare la pratica di grazia”. Salvini di nuovo a Bollate

Caso Roggero, Meloni: “Ho autorizzato Nordio ad avviare la pratica di grazia”. Salvini di nuovo a Bollate
La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni (AP Photo/Ebrahim Noroozi)

La premier difende il gioielliere mentre la moglie del 72enne lancia un appello al presidente della Repubblica

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni interviene sul caso di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di carcere per aver ucciso due rapinatori dopo l’assalto alla sua attività nel 2021. In un’intervista al Corriere della Sera, la premier conferma di aver autorizzato il ministro della Giustizia Carlo Nordio ad avviare l’istruttoria per una possibile grazia, ribadendo però che la decisione finale spetta esclusivamente al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Meloni: “Sono stata io a dire a Nordio di andare avanti”

La premier chiarisce il ruolo del Governo nella vicenda, spiegando che l’iniziativa del Guardasigilli rientra nelle sue prerogative. «Ma certo, gli ho detto io di andare avanti. Bisogna chiamare le cose con il loro nome: una cosa è il potere di concedere la grazia e nessuno ha mai messo in dubbio che questa prerogativa appartenga esclusivamente al Quirinale, ma ciò non vieta al Guardasigilli di istruire il procedimento», afferma Meloni. La presidente del Consiglio sottolinea che il percorso istruttorio non interferisce con le competenze del Capo dello Stato, titolare esclusivo del potere di concedere la grazia.

“Chi può giudicare il trauma vissuto da Roggero?”

Nel corso dell’intervista, Giorgia Meloni invita a riflettere sulle condizioni psicologiche di chi subisce una rapina violenta. «Chi è in grado di giudicare il dolore, il trauma, lo stress e la paura di quest’uomo?», si chiede la premier, sostenendo che molti giudizi vengono espressi «senza il beneficio del dubbio».

Secondo Meloni, il caso Roggero richiama una problematica che si ripresenta più volte ogni anno in Italia: quella delle vittime di gravi aggressioni che reagiscono in condizioni di forte alterazione emotiva. La premier richiama inoltre la giurisprudenza che, in alcuni casi, ha riconosciuto situazioni di stress estremo, esasperazione e disperazione delle vittime, elementi che possono incidere sulla capacità di valutare lucidamente il pericolo.

“C’è un problema di proporzionalità delle pene”

Meloni si interroga anche sulla capacità di intendere e di valutare il pericolo in situazioni di estrema violenza. «Siamo sicuri che in quel momento fosse capace di intendere? Siamo sicuri che esista un modo per misurare quando una minaccia è realmente cessata per una persona che si è vista a un passo dalla morte insieme ai propri familiari?», osserva.

La presidente del Consiglio richiama inoltre gli effetti dell’adrenalina sul comportamento umano, ricordando come la letteratura scientifica descriva la reazione di “combattimento” che si attiva durante un’aggressione. Infine evidenzia quello che definisce un problema di proporzionalità delle pene: «Non si possono dare otto anni a dei pedofili o meno di dieci anni per alcuni casi di stupro di gruppo e poi condannare a morire in carcere questo gioielliere».

L’appello della moglie di Roggero al presidente Mattarella

Nel frattempo, Mariangela Sandrone, moglie di Mario Roggero, affida a La Stampa un appello rivolto direttamente al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «Mi rivolgo a lui come moglie e come madre, con il massimo rispetto per il suo ruolo. Gli chiedo di guardare oltre le carte processuali, di considerare l’età di Mario, i traumi che ha subito e il fatto che non rappresenta un pericolo per la società. Gli chiedo un atto di clemenza e di umanità».

La donna racconta il dolore per l’arresto del marito, oggi 72enne, parlando di una casa improvvisamente silenziosa e di una vita completamente cambiata.

“Mario non è un giustiziere”

Sandrone respinge l’immagine del marito come “giustiziere”, descrivendolo invece come un uomo profondamente segnato dalle due rapine subite e dal trauma vissuto. «Fuori da quel negozio Mario è un marito, un nonno e un lavoratore instancabile. È sempre stato una persona che ha messo la protezione della famiglia davanti a tutto. Dopo quella giornata è rimasto profondamente traumatizzato».

Secondo la moglie, la prova più difficile è stata assistere al cambiamento del marito dopo le rapine, convivendo per anni con la paura di nuove aggressioni, il peso del processo e l’attesa della sentenza definitiva. «La nostra vita è finita la sera della rapina, molto prima della condanna. Oggi spero che la giustizia non cancelli la vita di chi si è trovato a subire la violenza tra le mura della propria casa», conclude.

Sisto: “Su grazia dominus è il Colle, non è quarto grado di giudizio”

Anche il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto è intervenuto sul caso di Mario Roggero attraverso un’intervista a Quotidiano Nazionale. “Sulla grazia deciderà il presidente Mattarella, unico dominus. La grazia non è un’alternativa alla revisione del processo, un rimedio alla sentenza di condanna derivante da prove decisive sopravvenute. Diventerebbe un quarto grado di giudizio contro natura. E il ministero non può avere un ruolo. La grazia è prerogativa del Colle dalla A alla Z, ed è giusto così. Il ministero ha rispettato le regole: ad oggi non ci sono iniziative in merito al caso Roggero”, ha affermato. Poi ha proseguito: “Il mio parere personale è che su queste vicende, al di là della doverosa solidarietà, non si possa andare. C’è una sentenza definitiva e c’è una sua doverosa applicazione, come per tutti. Diverso è l’argomento del risarcimento. Il disegno di legge che nega il risarcimento del danno a chi ha commesso determinati, gravi crimini credo sia la risposta migliore che il Governo potesse dare”.

Salvini: “Nessun incidente con il Colle, ma spingiamo per grazia”

Nel frattempo, il vicepremier Matteo Salvini ha fatto di nuovo visita a Mario Roggero nel carcere di Bollate, dove si è recato questa mattina. Il leader leghista, intervenuto a ‘Il Caffè della domenica’ su Radio 24 ha ribadito che non c’è stato “Nessun incidente” con il Quirinale. “Sappiamo benissimo tutti, a partire dal ministro della Giustizia, chi ha il potere di concedere la grazia. Semplicemente nulla vieta di spingere, di sollecitare, di ragionare, di riunirsi e di parlare, fatta salva la facoltà esclusiva del presidente della Repubblica di concedere la grazia, perché quello che è successo a Mario Roggero potrebbe succedere a chiunque”, ha affermato. “Non stiamo parlando di regolamenti di conti fra bande rivali o di un pericoloso pregiudicato con precedenti penali: stiamo parlando di un signore di 72 anni che ha lavorato nel negozio di famiglia per una vita, marito, padre, nonno di otto nipotini che all’ennesima aggressione, all’ennesima rapina nella sua proprietà alla presenza di sua moglie e sua figlia, si è sentito minacciato e ha reagito. Ha reagito con eccesso? Doveva stare dentro? Non auguro a nessuno di trovarsi in quelle condizioni, perché parlarne in radio o a casa è un conto, vivere quelle frazioni di secondo per l’ennesima volta, ritenendosi minacciati nella propria vita e in quella dei propri affetti più cari, è un altro conto”, ha concluso Salvini, “fatta salva la condanna, c’è il presidente della Repubblica che può prendere in considerazione l’ipotesi di intervenire con un atto di clemenza, come tante altre volte in passato per altri rei, è stato fatto in passato”. 

Conte: “Destra fa sciacallaggio, non riduca Italia a Far West

“La destra sta facendo sciacallaggio sul caso del gioielliere, dove non c’entra nulla la legittima difesa. In realtà qui si sfornano decreti sicurezza su decreti per coprire il fallimento sulla sicurezza. Lo Stato deve assumersi le responsabilità e quindi questo governo, per rispondere al bisogno dei cittadini di sicurezza, non può ridurre l’Italia a un Far West e dire ai cittadini: fatevi giustizia da soli”. Così il presidente M5s Giuseppe Conte, a margine di un evento in memoria della strage di via D’Amelio al parco Piersanti Mattarella a Palermo. “Nel 2019 io ero al governo e abbiamo modificato la norma del Codice penale sulla legittima difesa. L’abbiamo leggermente ricalibrata e credo sia il massimo che si possa fare se vogliamo conservare la civiltà del diritto, una convivenza pacifica ed evitare che si affermi la deresponsabilizzazione dello Stato per quanto riguarda la sicurezza e ci si affidi alla giustizia fai da te. Non saremo più sicuri se prevale la giustizia fai da te”, ha aggiunto.

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