Legge elettorale, approdo in Aula tra le polemiche: dal Pd a Vannacci bufera sulle preferenze

Legge elettorale, approdo in Aula tra le polemiche: dal Pd a Vannacci bufera sulle preferenze
Camera dei Deputati, Roma, 16 giugno 2026 (photo by Mauro Scrobogna/LaPresse)

Per il presidente dem Stefano Bonaccini, “La destra produce un nuovo strappo sulle regole”

A poche ore dall’approdo in Aula della legge elettorale, il cui esame inizierà alle 9.30 di venerdì, tensioni e polemiche sul testo non accennano a sgonfiarsi, e sul nodo preferenze la critica parte dal centrosinistra e arriva alla destra di Roberto Vannacci che accusa la premier Giorgia Meloni di “aver mandato in cavalleria la possibilità di restituire la sovranità al popolo e la dignità al Parlamento” che più volte aveva esaltato quando era all’opposizione. Per il presidente del Pd Stefano Bonaccini, “la destra produce un nuovo strappo sulle regole, per cambiare a suon di spallate a pochi mesi dal voto, immagino perché abbiano timore di perdere”. “Inoltre c’è una contraddizione evidente di Meloni e del suo partito, che hanno sempre sostenuto negli anni scorsi che i cittadini avevano diritto a scegliersi i parlamentari, ma poi impone ancora una volta liste bloccate – aggiunge -. Non c’è legge elettorale possibile che non stia nei principi della Costituzione e che non ridia agli elettori lo scettro per scegliere i propri eletti”.

Vannacci lancia la sfida: “Se veramente Meloni e Fratelli d’Italia vogliono le preferenze e vogliono una politica di destra che ridia sovranità al popolo si chiami i capigruppo degli altri partiti della coalizione e proibisca loro di chiedere il voto segreto quando l’emendamento verrà discusso in aula. Metteteci la faccia ogni tanto e fate vedere agli elettori chi di voi non vuole restituire la sovranità al popolo e la dignità al Parlamento”. Da Più Europa, il segretario Riccardo Magi parla di un testo “anticostituzionale che contraddice i principi fondamentali della democrazia parlamentare che si fonda sulla Costituzione” e aggiunge che “è necessario lottare con intransigenza per cambiare questo stato di cose, per fermare questo scivolamento antidemocratico”.

Giovanni Lomoro di Avanti Psi assicura che “ritornare alle preferenze è una battaglia anche socialista”, mentre la capogruppo dem in Commissione Affari costituzionali Simona Bonafè incalza: “Giorgia Meloni e la sua maggioranza hanno paura di perdere le elezioni e per questo stanno correndo per approvare una legge elettorale costruita sulle esigenze della destra e non nell’interesse del Paese. Le regole del gioco non si cambiano da soli e non si riscrivono a colpi di forzature parlamentari”. “In Commissione la maggioranza ha imposto una tagliola scandalosa per bloccare il dibattito e oggi si arriva anche ad evocare il ricorso alla fiducia in aula”, prosegue la deputata dem, mentre da Avs taglia corto Filiberto Zaratti: “La destra spieghi al Paese perché, in un momento così delicato, l’unica cosa che vuol fare è la legge elettorale, pare entro agosto”. 

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