Sergio Ramelli, 33enne aggredito a Milano mentre strappava i manifesti del militante ucciso

Sergio Ramelli, 33enne aggredito a Milano mentre strappava i manifesti del militante ucciso

La Russa: “La strada è la pacificazione nazionale”

Un ragazzo di 33 anni è stato aggredito ieri sera poco prima di mezzanotte, mentre strappava in via Aselli a Milano, i manifesti dedicati a Sergio Ramelli, il militante del Fronte della Gioventù ucciso da militanti di Avanguardia Operaia. Il ragazzo mentre danneggiava i manifesti è stato raggiunto da un gruppo che, sceso da una macchina, ha iniziato a colpirlo con calci e pugni, provocandogli una ferita al sopracciglio. Il 33enne è stato portato in codice verde alla Clinica Città Studi. Sono in corso le indagini dei carabinieri per ricostruire l’accaduto.

Il ricordo di La Russa: “Stop violenza, strada è pacificazione nazionale”

“Ricordo bene quando salutai Sergio Ramelli per l’ultima volta, pochi giorni prima della tragedia. Fu un saluto semplice, come quello che ci si scambia tutti i giorni. Non sapevamo, non potevamo immaginare che quel saluto sarebbe divenuto un addio. Sergio era un ragazzo come tanti, un ragazzo di diciannove anni con un futuro davanti e la cui vita invece fu spezzata da una aggressione brutale figlia dell’odio politico di una stagione drammatica. Rinnovare oggi il suo ricordo significa custodire la memoria, sua e di quegli anni così terribili per la nostra Nazione. Rifiutare ogni forma di violenza e continuare a credere nel valore del rispetto e della pacificazione nazionale, era ed è, la strada da percorrere. Sergio Ramelli vive”. Lo scrive sui social il presidente del Senato, Ignazio La Russa, in occasione dell’anniversario della morte di Sergio Ramelli.

Fontana: “Memoria e responsabilità contro ogni odio politico”

Anche il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana, ha voluto lasciare un messaggio. “In occasione dell’anniversario della morte di Sergio Ramelli, il ricordo di una giovane vita spezzata da una brutale aggressione richiama al dovere della memoria e della responsabilità”, ha dichiarato. “Le ferite di una stagione segnata dall’odio politico ci consegnano un monito e un insegnamento chiaro: respingere ogni forma di violenza e promuovere, ogni giorno, i valori della democrazia, la cultura del rispetto, la centralità delle persone. Solo nel dialogo e nel confronto si rafforza una comunità che guarda avanti ed è unita nella ricerca del bene comune”.

Sala: “Società italiana è pacificata, saluti romani inaccettabili”

La società italiana è pacificata, poi esistono atteggiamenti e comportamenti che non sono in linea con il nostro modo di vivere, quindi semmai il tema è, da un lato di colpire e di punire chi ha questo atteggiamento e dall’altro lato che la politica abbassi i toni. Non credo che convenga parlare ancora di pacificazione, sono passati così tanti anni che quello che doveva essere fatto è stato fatto, quindi io punterei proprio alla concretezza del momento, dei comportamenti, di quello che non va. Una parte della colpa è di noi politici che per motivi di consenso, non riusciamo a trasmettere quella tranquillità di cui invece ci sarebbe molto bisogno”. Lo ha detto il sindaco di Milano Giuseppe Sala, a margine della commemorazione di Sergio Ramelli presso i giardini intitolati al militante del Fronte della Gioventù ucciso da militanti di Avanguardia Operaia il 29 aprile 1975.

Sul corteo della galassia neofascista che poi in serata, come ogni anno, attraverserà il quartiere di Citta Studi fino alla casa di Ramelli sotto la quale sarà chiamato il presente, Sala ha detto: “Le decisioni prese dalla giustizia rispetto al saluto romano a volte sono contraddittorie. La metterei solo dal punto di vista morale e dal mio punto di vista è chiaro che è inaccettabile il saluto romano”. Infine a chi gli chiedeva delle polemiche di Fratelli d’Italia che accusano il sindaco di non presentarsi con la fascia tricolore, Sala ha risposto: “Ogni anno la stessa questione. Io vado a ricordare le vittime di destra e di sinistra e la fascia la uso molto raramente mentre altri sindaci la usano quasi sempre. È una scelta personale“.

Romano La Russa: “Quando il 25 Aprile sarà unitario, spariranno i saluti romani”

“L’appello è di andare verso una conciliazione da parte di tutti, che non si superino certi steccati. È qualcosa che non ci inventiamo oggi, ma che già dagli anni 70 continuiamo a ripetere e ci auguriamo che un domani il 25 aprile lo si possa festeggiare tutti insieme e che non sia più una festa di parte, una festa soltanto di un partito. Quando questo avverrà spariranno anche i saluti romani“. Così l’assessore alla sicurezza in Regione Lombardia Romano La Russa a margine della commemorazione di Sergio Ramelli, rispondendo a chi gli chiedeva se in ottica di una pacificazione si sentisse di fare un appello contro i saluti romani per il militante del Fronte della Gioventù ucciso nell’aprile del 1975.

Lupi (Nm): “Commemorare significa vigilare sul presente”

Commemorare, a cinquantuno anni dal suo barbaro assassinio, Sergio Ramelli, comporta un serio esame di coscienza collettivo. Non solo perché quel passato non torni più, ma anche perché quell’odio non continui a essere un elemento e un alimento del dibattito pubblico e politico. Non c’è fatto più indecente dell’uccisione di un innocente, se non forse il plauso per l’omicidio. E successe anche questo: alla notizia della sua morte in Consiglio comunale a Milano ci fu chi applaudì. Altri non ebbero la stessa odiosa impudenza, ma ancora oggi c’è chi pensa che “Sergio Ramelli non andava certo ammazzato, però…” Ecco, quel però è osceno e indica che quell’odio non è ancora scomparso. Lo dicono, purtroppo, i fatti, lo dice il nome di Quentin Deranque, il giovane di destra, nonché volontario in una parrocchia di Lione, pestato a morte a ventitré anni, colpito con calci alla testa da un gruppo di “antifa” della Jeune Garde nei confronti dei quali Jean-Luc Mélenchon, il candidato alla presidenza francese del Partito di Sinistra e della France Insoumise ha dichiarato di provare ammirazione. Commemorare vuol dire vigilare sul presente”. Lo ha detto il presidente di Noi Moderati Maurizio Lupi commemorando in Aula Sergio Ramelli.

Di Maggio (FdI): “Memoria condivisa contro ogni odio, no vittime serie B”

A 51 anni dalla morte di Sergio Ramelli, il suo ricordo resta un dovere civile e morale. Sergio era un ragazzo di 18 anni, ucciso nel 1975 per aver espresso liberamente le proprie idee in un tema scolastico, in un clima di odio e violenza politica. Per troppo tempo la sua storia è stata relegata a memoria di parte, alimentando una distinzione inaccettabile tra vittime. Non esistono vittime di serie A e di serie B. Sergio Ramelli appartiene all’Italia intera, così come tutte le vittime degli anni di piombo. Ricordarlo oggi significa riaffermare un principio fondamentale: nessuna idea può essere combattuta con la violenza, nessuna voce deve essere messa a tacere. Un ringraziamento a chi, in questi anni, ha custodito questa memoria con coraggio. Oggi spetta a noi non dimenticare. Non arretrare. Non tacere”. Lo ha detto in Aula la deputata di Fratelli d’Italia, Grazia Di Maggio

Pastorella (Az): “Suo omicidio monito che insegna valore della tolleranza”

“L’omicidio di Ramelli ci ricorda un periodo che ha molto in comune con i nostri tempi caratterizzati da polarizzazione e intolleranza, anni che non vogliamo rivivere. Sergio Ramelli è stato ucciso per le sue idee; il suo omicidio è un episodio che rimane come monito per il presente, in particolare per insegnare ai ragazzi il valore dell’ascolto e della tolleranza. Anche se non si condividono le idee, la violenza non può essere la risposta. Quando il confronto civile è sostituto dall’odio e dalla violenza la democrazia è più debole. In questo momento in cui le democrazie stanno arretrando, schiacciare tra autocrazie e totalitarismi, non ce lo possiamo permettere. Ricordare Ramelli vuol dire ricordare che la democrazia è un valore e che nessuna posizione politica può giustificare la violenza”. Lo ha detto Giulia Pastorella, deputata e vice presidente di Azione, nel corso della commemorazione di Sergio Ramelli nell’Aula di Montecitorio.

Verini (Pd): “Forze politiche rompano con tradizioni non democratiche”

Ramelli e tanti altri ragazzi di destra e di sinistra morirono in una stagione in cui c’era l’accecamento dell’odio politico”. Così in aula il senatore del Pd Walter Verini, che ha aggiunto: “Con il sindaco Veltroni a Roma ci fu l’abbraccio tra Giampaolo Mattei e la madre di Valerio Verbano per dire basta alla stagione dell’odio, un abbraccio per tenere insieme la memoria, che non vuol dire tenere insieme i torti e le ragioni, su cui ognuno ha le proprie idee ma che in Italia sono sanciti dalla Costituzione”. “Questo virus terribile dell’odio non è una cosa di 40 anni fa ma di oggi. E ci riguarda. Atterrisce la notizia che a sparare a due manifestanti, il 25 aprile, sia stato un ragazzo di 21 anni. Nel momento in cui c’è tensione e difficoltà a capire le regioni degli altri vi sono menti deboli che dalle armi della critica passano alla critica delle armi. Il 25 aprile diventerà una festa di tutti quando finiranno i saluti fascisti, quando tutti si riconosceranno nei valori della Repubblica. Con album di famiglia che non hanno niente a che vedere con la democrazia la mia parte politica ha rotto da tempo, inesorabilmente. Facciamolo tutti”, ha concluso Verini.

Craxi (FI): “Odio e intolleranza restano un pericolo per la democrazia”

Oggi ricordiamo Sergio Ramelli, ucciso a soli 18 anni. Ricordo ancora il sentimento di angoscia e di smarrimento nella mia famiglia. Nulla può giustificare la violenza politica né l’ingiustizia di una giovane vita stroncata. Ma quel clima non è del tutto superato: il veleno della violenza politica è ancora in mezzo a noi. Episodi recenti, tra cui le tensioni durante la Festa della Liberazione, le aggressioni contro la Brigata ebraica, le immagini dei rappresentanti delle istituzioni bruciate nelle piazze e le università dove si è impedito a tanti di parlare, dimostrano che odio e intolleranza persistono. La violenza resta un pericolo concreto per la nostra democrazia. Per questo invito tutti a fermarsi prima che sia troppo tardi. In un Paese libero, la politica deve restare confronto tra posizioni legittime, non scontro tra buoni e cattivi. Abbiamo il dovere di proteggere i giovani e il futuro della nostra comunità, affinché non vi siano più vittime della violenza politica. Alla famiglia e agli amici di Sergio Ramelli giunga il cordoglio mio e di tutta la comunità di Forza Italia”. Così la presidente dei senatori di Forza Italia, Stefania Craxi, intervenendo in Aula durante la commemorazione di Sergio Ramelli.

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