Il ‘No’ ha vinto nel referendum sulla Giustizia 2026 con il 53,74% contro il 46,26% dei Sì. Le si sono chiuse alle 15 ed è apparso subito chiaro, dai primi instant poll, che i voti contrari alla riforma erano in vantaggio. La premier Giorgia Meloni ha preso atto della sconfitta: “Rispettiamo la decisione degli italiani, andremo avanti con determinazione”.
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“E’ una sconfitta sonora per il Governo perché è un referendum, un passaggio politico e attenzione la Meloni ci ha messo la faccia, approfittando anche di tanti passaggi che ha fatto a reti unificate, dicendo delle falsità perché ha ripetuto più volte che serviva per migliorare l’efficienza del servizio della giustizia, è stata smentita da Nordio da Bongiorno, che sono stati più onesti su questo punto, ha detto che serviva per i casi Famiglia del Bosco, Garlasco, tantissime ipotesi e casi di presunta mala giustizia e questa riforma non c’entra nulla, serviva solo a rivendicare un primato, cioè un’impunità per le classi al governo rispetto alla magistratura, quindi la sconfitta è su tutti gli aspetti, su tutti i campi. Gli italiani hanno detto noi non ci stiamo più né a farci prendere in giro né a far assecondare privilegi e spazi di impunità per la politica, stanno dicendo vogliamo un governo che ci porti delle soluzioni e dopo quattro anni non ne avete”. Così il leader M5S Giuseppe Conte intervenendo a ‘Quattro di sera’, su Retequattro.
“Io credo che sia emersa l’arroganza con cui questo governo ha voluto rimettere mano alla Costituzione e in realtà la distanza, i problemi, perché secondo me la persone hanno capito che questo Referendum con far funzionare meglio la giustizia non c’entrava nulla e si è capita invece l’operazione di chi pensava che avendo vinto le elezioni poteva comandare, non a caso loro”. Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, a ‘Il cavallo e la torre’ su Rai 3.
“Hanno tentato non solo stavolta di mettere mano alla Costituzione, ci han provato anche con l’autonomia differenziata e sono stati fermati dalla Corte Costituzionale. Anche lì eravamo pronti a fare un Referendum, ma li ha fermati la Corte Costituzionale dichiarando quella legge incostituzionale. Poi non si sono accontentati e sono andati avanti”, ha aggiunto.
Esplodono fuochi d’artificio, in piazza del Popolo, all’arrivo del corteo partito da piazza Barberini, mentre giovani e meno giovani ballano sulle note di ‘Bella ciao’. Durante la manifestazione, insieme alle organizzazioni sindacali e studentesche, anche tanti singoli cittadini e i leader del cosiddetto ‘campo largo’: Antonio Conte, Elly Schlein, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Tutto si è svolto regolarità e senza problemi. Tra i tanti slogan e canzoni per festeggiare la vittoria, anche un appello all’unità delle forze del centro sinistra e cori per chiedere le dimissioni della premier Giorgia Meloni.
L’esito del Referendum “avrà un impatto fortissimo dal punto di vista politico anche per quanto riguarda la coesione della maggioranza”. Così il presidente M5S Giuseppe Conte dalla manifestazione in corso a Roma per la vittoria del No al Referendum. “È un segnale politico fortissimo”, aggiunge.
“Sicuramente mantenere la parola data con gli elettori a volte è faticoso, a volte ha delle conseguenze. Avevamo promesso che avremmo fatto la riforma della giustizia, l’abbiamo presentata al popolo italiano, e il popolo italiano si è espresso. E quando il popolo si esprime ha sempre ragione”. Così il responsabile organizzazione di FdI, Giovanni Donzelli, ospite di ‘Cinque minuti’ su Rai1. “Il risultato è evidente, ha bocciato” la riforma, “abbiamo perso questo referendum, è inutile girarci intorno. Uno ne prende atto e ovviamente proseguiamo a mantenere gli impegni presi con gli italiani”, conclude Donzelli.
“Stiamo rispettando gli impegni presi con gli italiani in campagna elettorale e dando attuazione al programma di governo. Avevamo assunto l’impegno di presentare una riforma della giustizia, e lo abbiamo fatto. Gli italiani si sono espressi in senso contrario, e ne prendiamo atto con rispetto”. Così a LaPresse il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, dopo il risultato del referendum. “Continueremo a portare avanti quella che per noi è una vera rivoluzione: rispettare, fino in fondo, il programma di governo”, conclude.
Un centinaio di persone con bandiere dell’Usb, di Potere al popolo, dell’Arci, della Palestina e qualche cartello per il No al referendum, sono radunate in piazza Montecitorio. “Governo Meloni dimissioni”, “Giorgia Meloni vattene” e “Meloni stiamo arrivando” alcuni dei cori gridati dai manifestanti davanti ai quali è posizionato un cordone di sicurezza delle forze dell’ordine con una ventina di agenti e tre camionette della polizia.
“La vittoria del No al referendum rappresenta un segnale forte e chiaro: la società civile è viva, attenta e pronta a mobilitarsi quando sono in gioco principi fondamentali. È stata una scelta consapevole, in difesa della Costituzione e dell’equilibrio delle istituzioni. Non è un rifiuto al cambiamento, ma di un metodo. La giustizia ha bisogno di riforme serie, capaci di ridurre i tempi dei processi e migliorarne il funzionamento, garantendo efficienza senza sacrificare le garanzie. Le riforme sono necessarie, ma vanno costruite con responsabilità e rispetto dei diritti”. Così il procuratore di Napoli Nicola Gratteri.
La manifestazione di Piazza Barberini si sta trasformando in un corteo che si snoderà per le vie del centro fino a Piazza del Popolo. Al corteo organizzazioni studentesche, sindacati e partiti dell’opposizione. Dalla piazza sono partiti i cori “dimissioni, dimissioni” e “siamo tutti antifascisti’.
“Penso che il governo debba andare avanti, nessuno ha chiesto dimissioni di Meloni, il dato politico è che c’è una maggioranza del Paese vuole un cambiamento. Dobbiamo fare in modo che questa maggioranza si trasformi in maggioranza politica”. Lo ha detto il sindaco di Napoli e presidente dell’Anci Gaetano Manfredi.
“Mi auguro che il voto di oggi faccia prendere atto alla destra italiana che la Costituzione va sempre rispettata. A questo punto chiediamo anche il ritiro della riforma sul premierato, un provvedimento pessimo e che farà solo altri danni. E ci auguriamo che anche la legge elettorale, depositata in Parlamento, che mette in discussione, tra le altre cose, il quorum di garanzie costituzionali, venga ritirata al più presto. Ma soprattutto auspichiamo che il governo si occupi dei problemi degli italiani, dai carburanti, ai salari, alle pensioni, alle imprese che aspettano solo interventi chiari da parte dello Stato”. Così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia conversando con i giornalisti nella sede del Pd.
Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli insieme sul palco di piazza Barberini in occasione della festa dei comitati del No per la vittoria del referendum sulla riforma della giustizia. Insieme a loro anche il segretario Cgil Maurizio Landini, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e Rosy Bindi, componente del comitato civico per il No.
La segretaria Pd Elly Schlein è arrivata in piazza Barberini dove è in corso la festa dei comitati per il No per la vittoria al referendum sulla riforma della giustizia. La leader dem ha abbracciato il segretario Cgil Maurizio Landini e i leader di Avs Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. I quattro sono insieme sul palco. In arrivo anche il leader M5S Giuseppe Conte.
“Dopo il referendum, è il momento per le opposizioni di cominciare a costruire l’alternativa di governo. Meloni non ha più la maggioranza nel Paese, ma adesso bisogna dimostrare di avere delle proposte che incarnano l’alternativa di governo, quindi andare al di là dell’opposizione pressante in parlamento e fuori”. Lo ha detto il segretario di Più Europa Riccardo Magi parlando alle telecamere fuori Montecitorio.
“Viva la Lombardia! Oggi più che mai rivendico l’orgoglio di essere lombardo e desidero ringraziare la gente di questa regione”. Così il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, commenta l’esito del referendum sulla Giustizia che in Lombardia ha visto prevalere il ‘Sì’. “Il risultato elettorale in democrazia va sempre accettato – aggiunge il governatore – ma lasciatemi sottolineare come, ancora una volta, la mia Lombardia abbia dimostrato di essere una terra coraggiosa e i lombardi fautori del cambiamento e dell’innovazione. Elementi cardine, questi, che fanno della nostra regione la locomotiva economica-produttiva dell’intero Paese e punto di riferimento per l’intera Europa”. “Da avvocato, poi – conclude Attilio Fontana – la considero un’occasione persa, un’opportunità per rendere l’Italia più moderna e al passo con gli altri Paesi europei”.
Quando manca una sola sezione da scrutinare (882 su 883 totali), a Napoli il No vince con il 75,49% (il Sì è al 24,51%).
Il No vince in città e in provincia, fatta eccezione per l’isola di capri, unico Comune in cui ha vinto il sì con il 52,14%. Il no, sull’isola, è arrivato al 47,86%.
“Le battaglie si vincono e si perdono. L’importante è combatterle sempre fino in fondo. La nostra comunità giovanile l’ha fatto senza risparmiarsi, dall’inizio alla fine, con passione, coraggio e determinazione. Nelle università, nelle piazze e sui territori. Per questo non posso che ringraziare i nostri responsabili di ogni livello ma soprattutto i nostri fantastici militanti. Da domani si riparte, più forti di prima. Avanti insieme!”. Così Simone Leoni, segretario nazionale di Forza Italia Giovani, commentando sui suoi profili social l’esito del referendum.
“È stata bocciata un riforma sbagliata e pericolosa portata avanti con un metodo inaccettabile”. Così il sindaco di Roma Roberto Gualtieri intervistato in piazza Barberini alla manifestazione per la vittoria del No al Referendum.
“Cittadini sono andati a votare per dire che la Costituzione va rispettata e non la si può riformare a colpi di maggioranza”, aggiunge
“Con la bocciatura della riforma della separazione delle carriere perdiamo una preziosa occasione di aggiornare finalmente in senso liberale e garantista l’ordine giudiziario italiano e provare a superare storture evidenti che ne minano la credibilità. Ho votato Sì alla camera e confermato il voto nel Referendum. L’ho fatto perché consideravo quella riforma, nonostante forzature e contraddizioni, liberale, radicale e pannelliana. Importante e casomai tardiva”. Così in una nota il deputato di +Europa, Benedetto Della Vedova.
“Meloni è stata artefice del suo destino e della sua sconfitta. Ha forzato la mano in Parlamento rifiutando qualsiasi dialogo con prepotenza, cercando la sfida finale del referendum in un clima di assoluta contrapposizione. Ha politicizzato la consultazione, ha fatto emergere la sua indole giustizialista e autoritaria con incessanti attacchi alla magistratura a partire da casi singoli (è perfino riuscita ad attaccare la magistratura svizzera con un’invasione di campo inaudita) senza alcuna giustificazione, e ha fornito continui assist a chi denunciava la volontà di sottoporre la magistratura al potere politico, pur del tutto estranea al testo votato dal parlamento. Il suo sempre riaffermato sostegno all’illiberale Orban e al mondo Maga di Trump ha peggiorato la situazione, togliendole qualsiasi credibilità riformatrice, liberale o garantista”, ha aggiunto.
“Infine il ministro Nordio, che ha sempre approvato tutti i nuovi reati e gli aumenti di pena voluti dalla maggioranza, ha lasciato con i suoi silenzi che nel suo ministero fossero anche Bartolozzi e Del Mastro a intestarsi la riforma, un marchio indigeribile ai più.
Le opposizioni – continua Della Vedova – hanno prevalentemente scelto di assecondare il corporativismo conservatore della magistratura organizzata, disinteressandosi di una riforma che da decenni è certamente più nelle corde e nelle idee dei liberali e dei riformisti che della destra. Con una scelta conservatrice e cinica hanno convocato l’elettorato a raccolta per un voto contro Meloni e la sua maggioranza. In questo senso la chiamata alle armi ha funzionato, anche se non penso che questo No sia da considerare, sic et simpliciter, la base politica per un’alleanza per l’alternativa convincente e vincente. Meloni potrà perdere le prossime elezioni solo a patto che ci sia qualcun altro che possa vincerle”, ha concluso Della Vedova.
“L’attenzione e la partecipazione che hanno accompagnato questa consultazione confermano la centralità del tema giustizia nel dibattito pubblico. Sebbene il referendum abbia assunto una connotazione anche di carattere politico, il confronto sviluppatosi nel Paese ha fatto emergere con chiarezza criticità profonde del sistema della giustizia, rendendole maggiormente note anche ai cittadini. Non solo nel fronte del Sì, ma anche in quello del No si è registrata una diffusa consapevolezza circa la necessità di interventi non più rinviabili”. Così in una nota del Comitato Camere Penali per il Sì. “Sono venuti in evidenza nodi strutturali che incidono sulle garanzie dei cittadini, a partire dai profili legati alle ingiuste detenzioni e, più in generale, all’equilibrio del sistema, nonché alle dinamiche del governo autonomo della magistratura, la cui esposizione nel confronto referendario ha evidenziato uno sconfinamento rispetto al tradizionale perimetro di imparzialità istituzionale. Il dibattito referendario ha tuttavia risentito di una forte polarizzazione, che ha spesso privilegiato la contrapposizione e il ricorso a slogan rispetto a un confronto pieno sul merito delle riforme. Si impone ora una riflessione seria e non eludibile, che consenta di tradurre quanto emerso in un percorso riformatore concreto e responsabile”, conclude la nota.
“Da Mani Pulite in poi abbiamo dovuto constatare che la magistratura si è fatta sempre più soggetto politico. Però ai tempi di Mani Pulite il consenso che veniva ricercato dalla magistratura era di tipo mediatico mentre abbiamo assistito ad un salto di qualità che è consistito da parte dell’Anm di fondare un comitato. C’è un dato con cui ci dovremo confrontare tutti perché oggettivamente nell’ambito di questa campagna referendaria è accaduto un fatto straordinario: una esondazione della magistratura rispetto al suo compito ordinario di organo della giurisdizione. Significa che la magistratura ha tracimato al di fuori di quella che dovrebbe essere la sua vocazione di imparzialità istituzionale”. Così, Francesco Petrelli, presidente del Comitato Camere Penali per il Sì, dopo la vittoria del No al referendum per la Giustizia.
“Quando i cittadini si esprimono hanno sempre ragione. Rimaniamo convinti, come milioni di italiani che meritano rispetto e gratitudine, che sia necessario migliorare il sistema della Giustizia. Anche per questo, il governo deve andare avanti con compattezza e determinazione”. Così il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini.
“Noi batteremo Giorgia Meloni alle prossime elezioni politiche. C’è già una maggioranza alternativa al governo. Questo voto ci consegna una grande responsabilità. Lavoreremo con le forze della coalizione progressista per costruire l’alternativa”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein nel corso di una conferenza stampa al Nazareno.
“Sono soddisfatto e orgoglioso di aver partecipato a questa vittoria, cui ho dato il mio contributo politico e culturale, con dedizione. Molti in maniera maldestra e sbilenca, hanno tentato di strumentalizzare la mia vicenda. Ho spiegato che non mi sarei piegato certo ad una recriminazione vendicativa, anacronistica e incoerente con il merito della riforma. Ho dimostrato e testimoniato che per me i valori politici, che danno forma alla mia storia, precedono le vicende di natura personale”. Lo scrive in una nota il sindaco di Benevento Clemente Mastella.
“Nonostante la corsa a intestarsi il risultato, non credo sia la vittoria del campo largo. Né questa è la prima manche delle Politiche. Piuttosto si può costruire su questo risultato: la mobilitazione, come mostra la forte affluenza alle urne, sui valori fondativi e una sostanziale unità d’indirizzo sono le lezioni da tenere in caldo verso il 2027, dopo questa vittoria referendaria. Il campo largo non ceda a forme narcisistiche che sarebbero stolte: ha votato, in questa occasione, un larga fetta di persone che da tempo non votava, ora vanno recuperati strutturalmente per le Politiche. Non ha pagato l’errore di presunzione del centrodestra e della premier Meloni: la storia, anche recente, insegna che politicizzare e personalizzare i quesiti referendari, specie quando di natura costituzionale, non paga”, prosegue Mastella.
“Auspico tuttavia – conclude il leader di Noi di Centro ed ex Guardasigilli – che si riallaccino i fili del dialogo sul sistema Giustizia. Non è irriformabile e alcune modifiche, su temi come i tempi biblici dei processi che paradossalmente questa riforma bocciata non trattava, sarebbero necessarie. Ma attraverso il dialogo parlamentare. E’ in Parlamento e con l’ascolto di tutti gli operatori del diritto (magistrati, avvocati, funzionari dei tribunali) che la giustizia italiana va riformata”.
“Ha vinto la conservazione, ma questo risultato non avrà conseguenze sul governo, se non quella di spingerci a lavorare con ancora maggiore impegno per riformare e modernizzare l’Italia. Il voto va sempre rispettato e vogliamo cogliere il segnale positivo della grande partecipazione popolare. Dobbiamo analizzare questo risultato e contemporaneamente preservare la stabilità del nostro Paese fino alla fine della legislatura, perché siamo nel pieno di una crisi internazionale di grande portata e dobbiamo occuparci delle sfide più urgenti per la vita delle famiglie e delle imprese, le politiche economiche, il caro energia, e le riforme, compresa la legge elettorale. Dobbiamo lavorare a un sistema che garantisca la governabilità, che è fondamentale. Quindi avanti con responsabilità”. Lo dichiara Maurizio Lupi, presidente di Noi moderati.
“Certamente ha votato No anche chi non ci ha votato alle Politiche, hanno chiesto di difendere e attuare la Costituzione e non di stravolgerla. A loro diciamo: ‘Restate mobilitati, venite a migliorarci, abbiamo bisogno di voi’. In questi mesi saremo ancora impegnati in una campagna di ascolto nel Paese”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein nel corso di una conferenza stampa al Nazareno.
“Con il voto di oggi il Paese chiede un’alternativa e noi abbiamo la responsabilità di organizzare questa speranza. C’è già una maggioranza alternativa a questo Governo, e noi vogliamo costruire una proposta che sia all’altezza delle sue aspettative, dei suoi bisogni e dei suoi desideri e anche delle sue priorità costituzionali: salute, lavoro, casa, scuola. Questo voto appunto ci consegna una grande responsabilità e posso dire che la sentiamo tutti”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein nel corso di una conferenza stampa al Nazareno.
“Spero di vedere gli altri leader in piazza e festeggiare insieme. Troveremo le modalità di costruzione del programma e della scelta del leader. Ho sempre detto che in caso di primarie sarei favorevole”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein nel corso di una conferenza stampa al Nazareno.
“Noi batteremo Giorgia Meloni alle prossime elezioni politiche. E’ chiaro però che questo voto, con un’affluenza così alta, è un messaggio politico chiaro per Giorgia Meloni. E’ un voto di cui il governo deve tenere conto e cominciare ad ascoltare il Paese e le sue priorità”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein nel corso di una conferenza stampa al Nazareno.
“Tra i 18 e i 34 anni il No ha vinto con il 61%. Possiamo dire che i giovani hanno fatto la differenza. Questo risultato arriva nonostante a tanti sia stato sottratto il diritto di votare fuori sede. Ne approfitto per confermare che, quando vinceremo le elezioni politiche, faremo una legge per permettere a studentesse, studenti, lavoratrici e lavoratori di votare fuori sede”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein nel corso di una conferenza stampa al Nazareno.
“Abbiamo vinto, oggi è una giornata bellissima, una grandissima mobilitazione popolare, la maggioranza del Paese che ha fermato una riforma sbagliata e che ha partecipato per difendere la costituzione”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein nel corso di una conferenza stampa al Nazareno. “È una vittoria che è ancora più bella – ha aggiunto – perché partivamo da una sconfitta annunciata e invece abbiamo ribaltato quell’esito”.
“Ha vinto la Costituzione”. Così in una nota la Giunta esecutiva centrale dell’Anm che sottolinea come “oggi è un bel giorno per il nostro Paese. Non per la magistratura, ma per tutte le cittadine e i cittadini. Questo risultato tuttavia non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza”. “Abbiamo contribuito a preservare l’autonomia e l’indipendenza della giurisdizione, proteggendo la Costituzione – si legge nella nota -. I cittadini hanno democraticamente confermato la bontà delle nostre scelte e delle nostre indicazioni sui problemi reali della giustizia. Ringraziamo tutti coloro che si sono impegnati con noi in questi mesi a difesa della Costituzione. La relazione con la società civile ha arricchito la magistratura e sapremo trovare gli strumenti perché questa ricchezza sia condivisa e vada a beneficio di tutto il Paese”. “Abbiamo assistito a una mobilitazione importante, che nasce dal confronto con la società civile e che si è tradotta in una partecipazione democratica al voto che restituisce un senso di appartenenza alle istituzioni repubblicane che è il modo migliore per festeggiare gli 80 anni del suffragio universale”, conclude l’Anm.
Nella sede napoletana dell’Associazione nazionale magistrati, mentre il ‘No’ appare in chiaro vantaggio al referendum, alcuni magistrati hanno festeggiato tra brindisi, canti e slogan contro il governo intonando la canzone ‘Bella ciao’ e ‘Chi non salta Meloni è’.
Stato maggiore del Pd riunito al Nazareno dopo la vittoria del No al Referendum sulla riforma della giustizia. Deputati, senatori e dirigenti si sono ritrovati, tra abbracci e sorrisi, sulla terrazza della sede del partito in attesa della conferenza stampa della segretaria Elly Schlein. “Il popolo c’è. La narrazione che da tre anni fa il Governo, il ‘va tutto benissimo’ non regge la realtà”, commenta il capogruppo al Senato Francesco Boccia. “Adesso per Meloni sarà più difficile cambiare la legge elettorale”, azzarda qualcun altro.
“Riconosciamo il risultato negativo, ma il nostro lavoro per cambiare l’Italia continua sulla base del mandato elettorale che abbiamo avuto. Spero che nessuno usi più toni da guerra civile come quelli che abbiamo sentito da alcuni dei nostri avversari in questa campagna referendaria. Vorrei che fosse invece un dialogo pacifico, sereno, attento alle ragioni della controparte. La giustizia è troppo importante per tutti per continuare ad essere materia di una contesa politica inconcludente”. Così in una nota il vicepremier e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani.
Record di affluenza al referendum sulla riforma della Giustizia: alle urne si è recato il 58,93% degli aventi diritto, secondo i dati definitivi di Eligendo, la piattaforma del Viminale, che registra i risultati di 61.533 sezioni allestite in Italia. L’Emilia-Romagna è la regione dove si è votato di più: la partecipazione è stata, infatti, del 66,67%. Sicilia fanalino di coda con il 46.13%. Si attende il conteggio dei voti degli italiani all’estero.
“La riforma della giustizia rimane un tema sul tavolo, e non rinunceremo mai ad occuparcene. Durante la campagna per il voto tutti hanno riconosciuto che questa necessità esiste, pur dividendosi sulle soluzioni. Io voglio ringraziare dal profondo del cuore i milioni di cittadini che ci hanno ascoltato, nonostante la complessità tecnica della materia”. Così in una nota il vicepremier e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani. “Non sono voti con un colore politico, sono voti per una giustizia giusta. E noi non lasceremo inascoltata la richiesta che hanno espresso. Ringrazio in particolare le decine di migliaia di volontari, di attivisti di Forza Italia, così come quelli che non hanno tessera di partito, che si sono mobilitati negli ambienti più diversi per il Sì. È stato un impegno civico di straordinario valore, saranno una grande risorsa per il Paese anche in futuro”, ha aggiunto.
“Non possiamo soffocare la primavera di democrazia e la richiesta che arriva da questo voto”. Così il presidente M5S Giuseppe Conte commenta dalla sede del partito i dati dello spoglio delle urne sul referendum della giustizia. “Per la leadership del centrosinistra ci apriamo a primarie che non siano di apparato partitico ma aperte come occasione per tutti i cittadini”.
“Serve una discussione ampia per trovare il o la migliore interprete del programma di alternativa”, continua. “Oggi c’è un fatto nuovo. Non è più un criterio tra i tanti. Questa primavera democratica si apre all’insegna della partecipazione. Questa affluenza sta a significare che i cittadini vogliono scegliere”.
“Come ampiamente e pubblicamente previsto ha prevalso il No. L’Italia ha una tradizionale propensione a mobilitarsi ‘contro’ che è stata favorita anche da una campagna sbagliata e inutilmente aggressiva della destra che ha determinato una reazione di rigetto del paese che va oltre il merito della riforma. E’ chiaro che dietro ai numeri di questa partecipazione – comunque straordinaria e positiva, soprattutto di questi tempi – c’è anche un giudizio sulla qualità del governo nell’affrontare i problemi economici, sociali e internazionali. Io credo che la vicinanza, mai smentita, a Trump abbia danneggiato molto Meloni e l’esecutivo. Esiste la necessità di dare rappresentanza a chi vuole che il paese cambi e che oggi si trova intrappolato tra gli opposti estremismi di destra e sinistra”. Così il leader di Azione Carlo Calenda.
“Il popolo sovrano si è espresso, e noi ci inchiniamo alla sua volontà. Si è espresso con un grado molto alto di partecipazione e questa, al di là del risultato, è una grande prova di democrazia. Noi abbiamo fatto tutto il possibile per far comprendere l’importanza di una riforma che avrebbe reso la giustizia più equa e l’Italia più libera. Però gli italiani sono stati di diverso avviso e ne prendiamo atto con il massimo rispetto”. Così in una nota il vicepremier e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani. “Per l’attività di governo non cambia nulla: lo abbiamo detto per tutta la campagna elettorale, noi abbiamo unicamente chiesto un voto sul merito della riforma, non un voto sull’esecutivo. Il voto sul governo sarà l’anno prossimo alla scadenza della legislatura e allora, non oggi, gli italiani decideranno se abbiamo lavorato bene o male. E di sicuro troveranno ancora una volta insieme Forza Italia con le altre forze del centro-destra”, aggiunge.
“Meloni può dire quel che vuole ma non può trascurare che arriva dalla popolazione un avviso di sfratto rispetto al fallimento di un’unica riforma vera che hanno portato in 4 anni”. Così il presidente M5S Giuseppe Conte commenta dalla sede del partito i dati dello spoglio delle urne sul referendum della giustizia.
“Il governo non può pensare di proseguire senza assumersi la responsabilità politica di questo passaggio – aggiunge – e noi lo batteremo alle urne”.
Quello che arriva dal referendum “è un voto molto politico”, gli italiani “hanno creduto più in De Raho che in Santanchè”. Così il presidente M5S Giuseppe Conte commenta dalla sede del partito il voto sul referendum della giustizia.
A Napoli, quando sono state scrutinate 877 sezioni sulle 883 totali, il no è al 75,51% con 262.726 voti. Il Sì, invece è al 24,49% con 85.190 preferenze.
“La vittoria chiara e inequivocabile del no al referendum sulla giustizia è prima di tutto una grande vittoria della democrazia. Gli italiani hanno dimostrato di credere in una giustizia indipendente, autonoma e capace di garantire diritti e tutele senza pressioni politiche. Oggi ha vinto la Costituzione e ha perso l’arroganza del potere”. Così la delegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo in una nota. “La vittoria del no rappresenta anche un monito per le Istituzioni europee. Troppe volte in passato abbiamo subito i silenzi e le pacche sulle spalle della Commissione europea sui continui attacchi allo Stato di diritto nel nostro Paese. I cittadini italiani oggi hanno ribadito che non possono essere compromessi quando sono in gioco i diritti e la libertà. Questo è il monito che la maggioranza dei cittadini italiana manda al governo Meloni ma anche a tutta l’Ue”, conclude la nota.
“Ovviamente oggi non è una giornata felice, mi dispiace moltissimo perché nel simbolo di Forza Italia c’è scritto ‘Berlusconi presidente’ e quel cognome o si onora e si rispetta oppure si mette il cognome di chi rappresenta quel partito. E quindi se Tajani è così forte all’interno di Forza Italia, se è stato così bravo a fare il tesseramento – cosa che Berlusconi non amava, non amava il partito delle tessere – se è così forte metta il suo cognome e vediamo quanti voti riesce ancora a prendere Forza Italia. Tajani è stato bravissimo per questo percorso fatto senza Berlusconi ma per me non ha mai avuto la leadership. Non sono nella condizioni di dire che dovrebbe dimettersi ma c’è una comunità che non si sente rappresentata. Dovrebbe rendersi conto che quando si è amati a metà bisogna fare i conti con l’introspezione”. Così Francesca Pascale conversando con i cronisti nei pressi di Montecitorio a proposito dell’esito del referendum sulla giustizia. “Non voglio puntare il dito contro gli altri ma purtroppo i partiti sono chiusi e mi dispiace fortemente che Forza Italia continua ad essere un partito chiuso – prosegue -. Molti ci provano, Occhiuto ad esempio, ad avanzare e a scalare il partito, a immaginare di dare un aspetto diverso e più progressista, però si fa fatica. In Forza Italia mi rappresenta una parte minoritaria, e sono molto grata al lavoro che ha fatto Giorgio Mulè. Berlusconi ne sarebbe molto orgoglioso”.
“Il risultato mi sembra chiaro, anzitutto larghissima partecipazione e chiara sonora vittoria del No, questo ci rallegra molto. L’impegno è stato enorme del M5S e di altre forze progressiste del Paese”. Così il presidente M5S Giuseppe Conte commenta dalla sede del partito i dati dello spoglio delle urne sul referendum della giustizia. “Questo risultato sottolinea la grande rimonta perché fino a qualche mese fa il Sì era dato in netto vantaggio – prosegue -, si apre una nuova stagione, una nuova primavera politica dove i cittadini sono protagonisti, vogliono voltare pagina e chiedono nuova politica più attenta alle persone e meno a tutelare i politici dalle inchieste”.
Il Sì al referendum sulla giustizia è in vantaggio in 3 regioni in Italia, con dati non anocra definitivi ma che si vanno consolidando. A guidare la pattuglia il Friuli Venezia Giulia dove il sì è al momento al 54,51% (no al 45,49%). Seguono il Veneto (58,01 sì e 41,99% no) e la Lombardia (53,77% sì e 46,23% no).
Abbiamo “semplicemente difeso l’autonomia e l’indipendenza della magistratura e anche l’onore della magistratura rispetto a una campagna di denigrazione francamente inqualificabile”. Così Giovanni Bachelet, presidente del Comitato Società Civile per il No, intervenendo in conferenza stampa a Roma. “Siamo contenti, pensiamo che questo risultato non serve a noi, neanche magistrati, ma serve a tutti i cittadini, alla loro uguaglianza di fronte alla legge e, quindi, serve anche ai nostri avversari. Penso che nel medio e lungo periodo saranno contenti di non aver vinto”, ha aggiunto.
Il No è in vantaggio in molte regioni italiane, quando le sezioni non sono state ancora del tutto scrutinate, ma i dati iniziano a consolidarsi. Dai dati presenti sul portale Eligendo del Ministero dell’Interno, la Campania guida le regioni italiane che hanno votato No, con il 65,48% delle preferenze espresse contro la riforma della giustizia (il sì è al 33,91%). Seguono la Sicilia con il 61,25% dei No (sì al 38,75%) e la Basilicata con 60,34% per il No (il Sì è al 39,66%).
Di seguito le altre regioni: Liguria (57,56% sì e 43,44% no); Sardegna (59,22% No e 40,78% sì); Toscana (No 58,12% e 41,88% il Sì); Emilia Romagna (57,11% no e 42,89% sì); Calabria (56,73% no e 43,27% sì); Lazio (54,99% No e 45,01% Sì); Abruzzo (51,73% no e 48,27% sì); Marche (53,81% sì e 46,19% no); Molise (53,76% no e 46,24% sì) Piemonte (53,14% no e 46,86% sì); Puglia (57,09% no e 42,91% sì); Trentino Alto Adige (50,6% No e 49,4% sì); Umbria (51,66 no e 48,34% sì).
“Il No dei milanesi e degli italiani è una gran bella notizia. Sono personalmente soddisfatto per l’affluenza alle urne a Milano. Che questo Referendum fosse ampiamente politicizzato è fuori di dubbio. Ma come ho avuto modo di dire pubblicamente, anche venerdì dal palco del NO, andava data una forte risposta politica. E questa risposta è arrivata. Con questa vittoria si ottengono due risultati: si ribadisce che la Costituzione non è immodificabile, ma qualunque modifica deve portare ad un miglioramento delle regole democratiche. E in secondo luogo, questa vittoria ci dice che il Paese è contendibile. Ripartiamo da qui”. Così il sindaco di Milano, Beppe Sala, commentando sui social il risultato del referendum sulla riforma della giustizia.
“Oggi ha vinto la Costituzione ed ha perso chi voleva affievolire le garanzie e l’indipendenza della magistratura. Abbiamo trattato gli elettori da adulti e gli elettori hanno saputo rispondere da persone adulte”. Così il presidente del Comitato Giusto Dire No Enrico Grosso, dopo la vittoria del No al referendum. Poi ha aggiunto: “Siamo molto soddisfatti del risultato e che il nostro messaggio sia stato capito. La maggioranza degli italiani ci ha premiato per la nostra sincerità”.
“Prendo atto con rispetto della decisione del popolo sovrano. Il nostro intendimento era quello di attuare definitivamente il progetto ideato da Giuliano Vassalli con il processo accusatorio e consacrato dall’articolo 111 della Costituzione che definisce il giudice terzo ed imparziale”. Così il Ministro della Giustizia Carlo Nordio in merito al risultato del referendum sulla riforma costituzionale. “Abbiamo impiegato tutte le nostre energie per spiegare, in termini accessibili, la complessità di questa riforma. Non è nostra intenzione attribuire o meno a questo voto un significato politico. Ringraziamo la parte dell’elettorato che ci ha dato fiducia e comunque ci consola l’alta partecipazione al voto che conferma la solidità della nostra democrazia”, aggiunge Nordio.
Applausi, abbracci e anche qualche momento di commozione in Tribunale di Milano. È il clima che si respira in queste ore nella sala della sezione milanese della Anm dove decine di magistrati si sono riuniti per attendere l’esito definitivo del voto del referendum sulla giustizia, seguendo i primi exit in poll in tv. Sono scoppiati applausi scroscianti di fronte ai dati che danno il ‘No’ in netto vantaggio pure di fronte all’invito ad attendere lo spoglio definitivo. Presenti per alcuni minuti, al primo piano del palazzo di giustizia nell’aula dedicata a Guido Galli ed Emilio Alessandrini, anche alcuni legali che pubblicamente si sono schierati in questi mesi contro la riforma costituzionale, come gli avvocati Mauro Straini, Eugenio Losco e Giacomo Lunghini.
“La sovranità appartiene al popolo e gli italiani oggi si sono espressi con chiarezza. Il governo ha fatto quello che aveva promesso, portare avanti una riforma della giustizia che era scritta nel nostro programma elettorale. L’abbiamo sostenuta fino in fondo e poi abbiamo rimesso la scelta ai cittadini e i cittadini hanno deciso e noi come sempre rispettiamo la loro decisione”. Lo afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un video pubblicato sui social. “Resta chiaramente il rammarico per un’occasione persa di modernizzare l’Italia – sottolinea la premier – ma questo non cambia il nostro impegno per continuare con serietà e determinazione a lavorare per il bene della nazione e per onorare il mandato che ci è stato affidato”. “Andremo avanti come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, con determinazione e soprattutto con rispetto verso l’Italia e verso il suo popolo”, conclude Meloni.
“Da favorevole alla separazione delle carriere dei magistrati dico che Meloni ha meritato di perdere questo referendum. E ha fatto un danno al Paese. La riforma Nordio era scritta male e propagandata peggio”. Lo afferma il segretario di +Europa Riccardo Magi. “Scritta male, perché il governo ha chiuso ogni spazio di confronto: non un autentico iter costituzionale, nessuna apertura agli emendamenti. Hanno ignorato anni di lavoro e proposte precedenti, anche radicali. Propagandata peggio perché Meloni in questa campagna referendaria ha mostrato che la deriva orbaniana nel nostro Paese è già in atto: quando la Presidente del Consiglio interviene su inchieste in corso, suggerisce imputazioni, contesta giudici, non è più solo comunicazione aggressiva ma qualcosa di più grave: è un’idea di potere che travolge la separazione dei poteri e lo stato di diritto costituzionale. Meloni e il suo governo prendano atto del fallimento e tolgano di mezzo una pessima e antidemocratica legge elettorale. Ora riformare la giustizia tocca a chi è davvero garantista: giustizia significa anche depenalizzazione, fine dell’uso politico del diritto penale e dei “pacchetti sicurezza”, carceri dignitose. E va costruita un’alternativa politica, anche su queste battaglie, al governo di Giorgia Meloni”, conclude Magi.
“È stata una battaglia persa, ma che rifarei dall’inizio alla fine, ne prendiamo atto senza particolari drammi. Io non sono un soggetto politico, né questo comitato è un soggetto politico. La prima osservazione è che di riforma della giustizia se ne parlerà tra tanti e tanti anni e ancor più la stagione riformista non dico che viene archiviata, ma subisce un forte rallentamento”. Lo ha detto Alessandro Sallusti, portavoce del Comitato Sì Riforma, a SkyTg24. “Sono certo che al governo non abbiamo dei bambini che vanno via con il pallone perché hanno perso la partita. Con grande responsabilità toccherà al governo ricucire gli strappi che ci sono stati in questa campagna elettorale”, ha aggiunto.
“Noi siamo orgogliosi di averci messo la faccia. Abbiamo combattuto una battaglia, secondo noi, di civiltà giuridica. Abbiamo dovuto combattere fin dall’inizio contro affermazioni palesemente false. Ricordate quei manifesti in stazione che parlavano del magistrato sotto controllo del governo? Questo è un messaggio che ha fatto effetto secondo noi. Secondo noi, anche spaventato una parte di elettorato moderato. Noi abbiamo impostato la campagna referendaria sul merito. Se c’è un rimprovero che nessuno può farci è di non aver parlato del testo”. Sono le prime parole del presidente del comitato Sì Riforma Nicola Zanon a commento dei primi risultati del referendum costituzionale che vede il No in vantaggio.
“Al momento il risultato non è definitivo, ma c’è un paese abbastanza spaccato. Non sulla costituzione ma sul sentimento nei confronti della magistratura. Credo che da domani bisognerà rimettere insieme le macerie che questa campagna ha creato”.
“Credo che la maggioranza di questo Paese chiede un cambiamento anche delle politiche economiche e sociali. Con questo voto oltre alla difesa della democrazia e della magistratura, credo ci sia la richiesta di una diversa politica che rimetta al centro il lavoro, il valore della pace e il valore dell’eguaglianza sociale”. Così il leader della Cgil, Maurizio Landini, parlando in conferenza stampa a Roma.
“Abbiamo visto crescere un’onda, hai voglia a dire che il risultato non è politico. E’ un dato clamoroso. Da qui in avanti cambia la musica. La prima cosa da fare, lo dico a Elly Schlein e Giuseppe Conte, è mettiamo in campo un’alternativa, prendiamoci un impegno, invece di cambiare la Costituzione impegniamoci per attuarla. Se a partire da domani le opposizioni costruiscono una proposta coraggiosa e la fanno vivere non solo nel Palazzo ma anche nel Paese, penso che questo voto possa rappresentare un passo decisivo”. Così il coportavoce di Avs Nicola Fratoianni ai microfoni di la7. “Azione, ancor più che Iv, si sono impegnati pancia a terra a favore del referendum e farà i conti con il suo errore, noi faremo i conti con il nostro risultato – ha aggiunto – da domani serve coraggio, poca ambiguità e stop tentennamenti: una proposta coraggiosa”. La vittoria del No al referendum “è un segnale politico rilevante, è una sconfitta politica per Giorgia Meloni – ha aggiunto Angelo Bonelli – La Costituzione va applicata, non va smontata come la destra vorrebbe fare. Oggi i piani di Giorgia Meloni, delle sue riforme elettorali e costituzionali successive, penso al premierato, cadono d’emblée in una giornata straordinaria per la democrazia italiana”.
“Spero che il centrosinistra rapidamente vada alle primarie perché da oggi è chiaramente ed evidentemente nelle condizioni di vincere le politiche. E’ evidente che la partita di oggi segna la fine del tocco magico di Meloni. Io ci sono passato, quando un leader perde il tocco magico, in tanti se ne vanno”. Così il leader di Italia viva Matteo Renzi intervenendo a ‘Radio Leopolda’.
“Meloni si deve dimettere? Non voglio dire quello che deve fare, io mi sono dimesso da presidente del Consiglio, da segretario del Pd e non mi sono dimesso da parlamentare perché non ero parlamentare. Sono uscito da Chigi che non avevo un lavoro, poi sono tornato quanto ho preso i voti. Per prendere atto di un risultato del referendum ci vuole coraggio. Io penso che in politica ci sono tanti Don Abbondio, ma non si può perdere un referendum e uscire fischiettando”. Così il leader di Italia viva Matteo Renzi intervenendo a ‘Radio Leopolda’.
“Sembra proprio che il no abbia vinto, io sono molto contento. E’ stata una battaglia per la difesa dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura”. Così Giovanni Bachelet, presidente del Comitato Società Civile per il No, ai microfoni del Tg1. “Sono contento e penso sia una vittoria come quella della lotta partigiana o del referendum con pochissimo margine tra monarchia a Repubblica e non solo per noi ma anche per tutti quelli del Sì, perché è una garanzia per tutti i cittadini e tutti saranno contenti nel lungo periodo che abbia vinto il no”, ha aggiunto.
In base alle 587 sezioni scrutinate sulle 1.249 totali, a Milano il No è in vantaggio con il 58,17% dei voti, il Sì è al 41,83%.
In base alle 1.546 sezioni scrutinate sulle 2.559 totali, a Roma il No è in vantaggio con il 60,83% dei voti, il Sì è al 39,17%.
Secondo le proiezioni di YouTrend per Sky TG24 al referendum della giustizia, ha vinto il No. Questo è quanto rileva l’istituto di ricerca diretto da Lorenzo Pregliasco stando ai dati parziali. “Vittoria del No al Referendum costituzionale della giustizia, con 20.932 sezioni su 61.533 il vantaggio è ormai incolmabile”, si legge sull’account X di YouTrend.
“Era un provvedimento che noi avevamo nel programma elettorale, avevamo il dovere di portarlo avanti perché era un impegno che avevamo assunto nei confronti degli italiani a cui abbiamo chiesto esprimersi”. Così il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, allo speciale di La7 sul referendum sulla giustizia. Se adesso serve una riforma elettorale? “Non credo che cambi la nostra agenda parlamentare – ha spiegato -, perché come avevamo detto fin dall’inizio le vicende attinenti alla consultazione referendaria era sganciata”.
“Ce l’abbiamo fatta! Viva la Costituzione!”. Così il leader M5S Giuseppe Conte sui social.
In base alle 716 sezioni scrutinate sulle 883 totali, a Napoli il No è in vantaggio con il 76,10% dei voti, il Sì è al 23,9%.
Scrutinate circa la metà delle sezioni (30.242 su 61.533), secondo i dati riportati dalla piattaforma Eligendo del Viminale il Sì al referendum sulla riforma della giustizia si attesta al 45,37% mentre il No raggiunge il 54,63%.
“C’è un fatto politico enorme. C’è una sconfitta sonora del Governo e del modo arrogante con il quale ha voluto fare questa riforma costituzionale. Quando il popolo parla, cara Giorgia Meloni, il palazzo deve ascoltare. Questo è il messaggio che arriva forte e chiaro”. Così il leader di Italia viva Matteo Renzi intervenendo a ‘Radio Leopolda’.
“Noi avevamo detto fin dall’inizio che questo referendum non incideva sulle sorti del governo, né in un senso né nell’altro. Lo abbiamo detto prima e lo diciamo adesso”. Così il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, allo speciale di La7 sul referendum sulla giustizia.
“È ovvio che quando gli italiani si esprimono è sempre da accettare quello che è il risultato e come si esprimono, tanto più che in questa tornata c’è stata un’affluenza particolarmente significativa, elevata, e credo che sia sempre una buona notizia”. Così il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, allo speciale sul referendum su La7.
“Un’affluenza incredibile. Vedremo dove si è indirizzata”. Così il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, parlando con i giornalisti dei dati sulla partecipazione al voto al Referendum sulla giustizia. In Toscana l’affluenza ha superato il 66%. “Sono molto felice perché comunque io credo nel referendum, nelle varie forme in cui si esprime – ha proseguito – Credo profondamente nella democrazia. Per un esponente del Partito Democratico è l’essenza. Il fatto che si ritorni a votare è un fatto molto importante. Significa che in questo caso i toscani, gli italiani hanno capito quanto fosse importante. Comunque sia, io mi sento orgoglioso di vedere la Toscana, di vedere la mia città, Firenze, in testa alle classifiche nazionali. Siamo sempre una regione che sa dare alla democrazia il valido contributo delle idee e della partecipazione”.
Il Servizio elettorale del Comune di Venezia ha reso noto i dati sull’affluenza alle urne alle ore 15 di oggi, lunedì 23 marzo, per il referendum confermativo della legge costituzionale recante “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” di domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026.
L’affluenza finale rilevata è di 115.714 elettori su 183.292 aventi diritto, pari al 63,13%.
La percentuale di affluenza definitiva al voto in Valle d’Aosta è stata del 58,59 %, con 57.390 votanti sui 97.949 cittadini chiamati al voto.
Il No in vantaggio al referendum sulla giustizia? “Aspetterei ancora un po’, il segnale sembrerebbe questo e in democrazia si prende atto dei risultati. Questo è stato un voto certamente politico che ha in larga parte trasceso il contenuto tecnico. Noi abbiamo cercato di concentrare l’attenzione dei sindaci sul reale contenuto della riforma”. Lo ha detto Gian Domenico Caiazza, presidente del Comitato Sì Separa, a SkyTg24. “Certamente nel fronte del Sì sono state commesse delle imprudenze o delle leggerezze comunicative”, ha aggiunto. “Sul significato politico non voglio prendere un terreno sul quale non ho titolo, bisognerà distinguere fra il voto metropolitano e quello in provincia, fra il Nord, il Centro e il Sud. Questa era ed è una grande occasione di riforma e di modernizzazione della giustizia in questo Paese. Si tenga conto della forchetta strettissima del voto”, ha detto ancora. “Per me il dato certamente più condizionante è stata una campagna formidabile di mistificazione del contenuto della riforma. Se” lo sostiene “il procuratore capo della più grande procura d’Europa, il cittadino dà fiducia a lui e non certo a me”, ha sottolineato Caiazza.
Per il referendum costituzionale hanno votato 207.897 elettori, pari al 71,64% dei cittadini aventi diritto Si è votato in 445 seggi ordinari. Il totale degli aventi diritto nel Comune di Bologna è di 290.209.
“Ma che bella giornata!”. Lo scrive sui social il deputato Pd ed ex ministro della Salute Roberto Speranza, mentre è in corso lo spoglio delle schede del referendum sulla riforma della giustizia.
Il dato definitivo sull’affluenza in Alto Adige è del 38,88%, il più basso d’Italia. Non una novità in senso assoluto, visto lo storico disinteresse della popolazione di madrelingua tedesca per questo tipo di consultazioni elettorali. Anche i dati scorporati mostrano un andamento simile: nelle città l’affluenza resta a buoni livelli (Bolzano 58,46%, Laives 57,38%, Merano 46,45%), mentre nei paesi di montagna ci sono i dati più bassi in assoluto (Malles Venosta 19%, Curon Venosta 16,96%, Martello 18,06%). A livello regionale, il dato si assesta intorno al 52%, trainato dall’affluenza in provincia di Trento che supera il 65%.
In base alla seconda proiezione del Consorzio Opinio Italia per la Rai per il referendum sulla riforma della giustizia, il No è al 53,9%, il Sì è al 46,1%.
Urne chiuse da un’ora anche in Liguria, arriva il dato sull’affluenza che conferma la regione sopra la media nazionale in attesa dell’esito del voto referendario sulla giustizia. Alle 15 di oggi, numeri del ministero dell’Interno, su base ligure aveva votato il 62,24% degli aventi diritto, contro il 58,89% su base italiana. Tra le province liguri in testa lo Spezzino con il 63,85% dei cittadini al voto, segue Genova col 63,37, poi savonese e imperiese.
“In ogni caso metà del Paese voleva questa riforma”. Così l’avvocato Giandomenico Caiazza, presidente del comitato Sì Separa, intervistato a Rai1 commenta i primi exit poll sul referendum.
“I precedenti referendum costituzionali hanno visto una forchetta tra il sì e il no di almeno del 20% – aggiunge -. Per esempio nel referendum Renzi e ancora di più quello sulla riduzione dei parlamentari. Stiamo parlando di un distacco in questo momento di pochissimi punti”. “Se questo è l’ordine di grandezza – prosegue -. Noi stiamo parlando di un paese su un tema di questa importanza diviso radicalmente in due”.
A Napoli l’affluenza definitiva è al 49,51% sulla base delle 883 sezioni della città. Il numero di votanti è stato di 352132 sui 711257 aventi diritto.
Con la chiusura delle urne, il primo dato dell’affluenza parziale al referendum per la riforma della Giustizia a Milano si attesta al 65,13%, sulla base di 857 sezioni esaminate su 1.249, su un totale di 951.417 elettrici ed elettori aventi diritto. Le operazioni di voto si sono svolte regolarmente nelle 1.249 sezioni allestite in 162 sedi scolastiche su tutto il territorio cittadino, senza particolari criticità.
Nel corso delle giornate di domenica 22 e lunedì 23 marzo, l’Amministrazione comunale ha garantito l’apertura straordinaria dell’Ufficio Elettorale di via Messina 52/54, del salone centrale di via Larga 12 e delle sedi anagrafiche decentrate, per il rilascio delle tessere elettorali e delle carte di identità in urgenza. Complessivamente, dal 1° febbraio ad oggi, sono state rilasciate 71.935 tessere elettorali, a supporto della partecipazione al voto. Il 69% in più se paragonato al medesimo periodo relativo all’appuntamento referendario dell’anno scorso – quando il Comune di Milano ha erogato 42.375 tessere elettorali – e addirittura il 95% in più rispetto al settembre 2022, in occasione delle elezioni politiche, con 36.866 tessere.
L’organizzazione della consultazione ha coinvolto 3.747 scrutatori e 1.249 presidenti di seggio, altrettanti segretari, oltre al personale comunale impegnato nelle attività di coordinamento e assistenza, in collaborazione con le Forze dell’Ordine. L’Amministrazione ha inoltre garantito, come per ogni consultazione elettorale, i servizi di voto assistito e domiciliare per le persone più fragili, nonché l’accessibilità delle sezioni elettorali.
“Siamo felici – afferma l’assessora ai Servizi civici Gaia Romani – per l’alta partecipazione registrata, che si è tradotta anche in un grande impegno da parte degli uffici comunali. In quattro anni e mezzo questo è già il sesto appuntamento elettorale per la città, un dato che restituisce la dimensione del lavoro sostenuto dall’Amministrazione. Un indicatore significativo è rappresentato dal numero di tessere elettorali erogate in questo periodo, in aumento di oltre il 69% rispetto al referendum dello scorso anno. Una mole così rilevante di consultazioni avrebbe potuto generare criticità: al contrario, in questi anni si è fatto tesoro delle esperienze precedenti, migliorando progressivamente l’organizzazione. Siamo quindi complessivamente soddisfatti del risultato e desidero ringraziare i dipendenti comunali, insieme a tutti i cittadini e le cittadine che hanno prestato servizio ai seggi, per il contributo fondamentale al regolare svolgimento delle operazioni. Proprio a partire da questo impegno, chiediamo un adeguamento dei compensi per chi lavora ai seggi. Come sul mancato voto ai fuori sede, credo si sia persa un’occasione importante. Esprimo invece soddisfazione per l’introduzione del registro unico e per l’abolizione del cognome del marito per le donne coniugate, due passi avanti giusti e necessari che aspettavamo da tempo”.
Secondo la prima proiezione del Consorzio Opinio Italia per la Rai, relativa al referendum sulla riforma della giustizia, il sì è al 46,9%, il No è al 53,1%.
Il secondo instant poll di Swg per La7 indica ancora la prevalenza del No al referendum sulla riforma della giustizia, con una forchetta compresa tra il 50% e il 54%. Il Sì si attesterebbe invece tra il 46% e il 50%. La copertura del campione è dell’87%.
Dirigenti e parlamentari di Avs stanno seguendo questi primi momenti dello spoglio del referendum presso la sede di Corso Rinascimento. Sono già arrivati Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Fiorella Zabatta, i capigruppo Peppe De Cristofaro e Luana Zanella. Lo rende noto l’ufficio stampa.
“La più forte e sincera solidarietà della Lega al giornalista Pierluigi Diaco, vittima di una vergognosa ondata di insulti, minacce di morte e odio sui social solo per aver espresso liberamente la sua opinione a favore del ‘Sì’ al referendum. Nascondersi vigliaccamente dietro una tastiera gettando odio perché qualcuno osa non allinearsi al coro è a dir poco riprovevole. Chi aspira al pensiero unico, chi vuole imporre il silenzio con la paura invece del confronto civile avrà sempre la nostra condanna unanime”.
Così i parlamentari della Lega in Vigilanza Rai, Giorgio Maria Bergesio, Ingrid Bisa, Stefano Candiani, Elena Maccanti, Clotilde Minasi ed Elena Murelli.
Il presidente dell’Anm, Cesare Parodi, ha comunicato pochi minuti fa ai colleghi le sue dimissioni irrevocabili, per motivi strettamente personali dal ruolo al vertice della presidenza dell’Associazione Nazionale Magistrati.
C’ è attesa, tra i vertici del Comitato nazionale Giusto Dire No per lo spoglio relativo al referendum costituzionale presso lo spazio Extra Libera, ex cinema confiscato alla criminalità organizzata e oggi restituito alla collettività e gestito dall’associazione Libera contro le mafie, in via Stamira 5.
Sono presenti il presidente onorario Enrico Grosso e il presidente esecutivo Antonio Diella.
Con 30.587 seggi scrutinati su 61.533 il dato parziale sull’affluenza si attesta al 58,55%. Lo riporta la piattaforma Eligendo del Viminale.
Secondo il primo exit poll del Consorzio Opinio Italia per la Rai, al referendum sulla riforma della Giustizia il Sì è tra 47-51%, il No tra il 49-53%.
Il primo instant poll di Swg per La7, sul referendum confermativo sulla riforma costituzionale della giustizia, dà il No avanti con una forchetta percentuale tra il 49 e il 53%, mentre il Sì otterrebbe consensi stimati tra il 47 e il 51%. La copertura del campione è del 79%.
L’instant poll di YouTrend per Sky TG24 indica la prevalenza del No al referendum sulla riforma della giustizia, con una forchetta compresa tra il 49,5% e il 53,5%. Il SÌ si attesterebbe invece tra il 46,5% e il 50,5%. L’affluenza si attesta in una forbice compresa tra il 56% e il 60%.
Le urne per il referendum sulla riforma della Giustizia si sono chiuse alle 15. Ora comincerà subito lo spoglio delle schede.
“Solidarietà a Pierluigi Diaco per le minacce e gli insulti ricevuti a seguito delle sue dichiarazioni sulle intenzioni di voto”. Lo scrive sui social il presidente del Senato Ignazio La Russa.
“Esprimo solidarietà a Pierluigi Diaco a seguito delle gravi minacce e degli insulti ricevuti per il solo fatto di aver dichiarato il proprio voto al referendum. Fatti ignobili, che condanno con fermezza. Auspico che, dopo l’acceso confronto referendario, si possano abbassare i toni e il dibattito pubblico si svolga entro i confini del rispetto reciproco”. Così il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana.
“Desidero esprimere solidarietà a Pierluigi Diaco vittima da giorni di un linciaggio social a sfondo omofobo inaccettabile e vergognoso per aver espresso il proprio favore alla riforma della giustizia. Diaco è un professionista esemplare e ciò cui stiamo assistendo rappresenta una inaccettabile offesa alla libertà di pensiero e di voto. Mi auguro che tutti, a prescindere dall’appartenenza politica, facciano sentire la propria vicinanza a Pierluigi Diaco censurando senza alcuna ambiguità questo odio social”. Lo dichiara il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Lucio Malan.
“Minacce inaccettabili, vigliacche e vergognose. Solidarietà a Pierluigi Diaco. Chi non tollera le idee altrui non ha argomenti, ha solo odio”. Lo scrive su X il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, dopo gli attacchi e le minacce di morte al giornalista e conduttore tv che ha espresso la sua preferenza per il Sì al referendum sulla giustizia.
Forza Italia, sugli account social ufficiali del partito, invita al voto nelle ultime due ore utili chi non lo avesse già fatto, parafrasando la celebre frase usata in tv dallo chef Alessandro Borghese: “Nulla è deciso, manca ancora il TUO voto, che potrebbe confermare o ribaltare il risultato (Cit.)”, scrive FI, invitando poi direttamente alle urne: “Se non sei ancora andato al seggio, cosa aspetti? Hai tempo fino alle 15”.
“In attesa della chiusura definitiva dei seggi, un dato appare già evidente: in assenza di quorum, la partecipazione cresce e il confronto democratico torna finalmente a concentrarsi sul merito delle scelte. Il quorum, al contrario, incentiva l’astensione strategica, alimenta l’idea che votare sia inutile e trasforma il non voto in uno strumento politico. È un meccanismo che indebolisce la democrazia e svuota il significato della partecipazione”. Così Alex Marini, presidente di Più democrazia in Trentino, sottolineando che “il referendum costituzionale ha già dimostrato, nei fatti, che è possibile superare il cosiddetto ‘quorum virtuale’ del 50 per cento che nei referendum abrogativi rappresenta ormai un ostacolo strutturale alla volontà popolare. La lezione è chiara: l’unico modo per superare davvero il quorum è eliminarlo”.
“In generale la democrazia è una buona notizia”. Così la premier Giorgia Meloni, all’uscita del seggio di Spinaceto, a Roma, dove si è recata questa mattina per il voto al referendum sulla giustizia, rispondendo a una domanda di LaPresse sul dato per l’affluenza.
Al suo ingresso al seggio, la presidente del Consiglio ha chiesto quale fosse l’affluenza agli scrutatori, che hanno risposto: “Ieri era più alta, oggi di meno”.
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha votato per il Referendum sulla Giustizia presso il seggio in zona Spinaceto, nel quadrante sud di Roma.
Ieri domenica 22 marzo, alle ore 23, per il Referendum costituzionale hanno votato a Bologna 170.330 elettori, pari al 58,69% dei cittadini aventi diritto. Si vota in 445 seggi ordinari. Il totale degli aventi diritto nel Comune di Bologna è di 290.209.
A Milano l’affluenza registrata al Referendum costituzionale sulla riforma della giustizia alle ore 23 di ieri si attestava al 53,22%.
“Al di là dell’esito del Referendum, l’affluenza alle urne superiore alle aspettative è un segnale di vitalità democratica. Grazie a chi ha fatto funzionare la complessa macchina del voto a Trento: i 107 presidenti di seggio, i 320 scrutatori e i 40 dipendenti comunali che hanno tenuto aperti gli uffici nel weekend. Grazie anche ai 79 studenti trentini temporaneamente all’estero che hanno votato nelle ambasciate e ai 500 studenti fuori sede impossibilitati a tornare a casa che si sono fatti nominare rappresentanti di lista pur di esercitare il proprio diritto al voto. Speriamo che alla prossima tornata elettorale venga normata la possibilità di voto nel luogo di domicilio e che non sia più necessario ricorrere a questo escamotage”. Così il sindaco di Trento, Franco Ianeselli, commentando l’affluenza alle urne, che in Trentino alle 23 di ieri aveva superato il 51 per cento.
“‘Partita finisce quando arbitro fischia’ diceva sempre il grande Vujadin Boskov. Si vota anche oggi, fino alle 15!”. Lo scrive su X il vicepremier, ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani.
“Eccomi, sono rientrata in tempo per votare! È molto importante il tuo contributo, anche se di solito scegli di non recarti alle urne. I seggi oggi restano aperti fino alle 15. Ogni voto conta!”. Lo scrive su Facebook l’europarlamentare di Avs, Ilaria Salis.
“Pronta per il voto. Ricordate: c’è tempo fino alle 15 di oggi per recarsi al seggio. Partecipare è importante”. Così la premier Giorgia Meloni su X, riferendosi al voto per il Referendum sulla giustizia, postando una foto con in mano la scheda elettorale.
Alle 7 si sono riaperti i seggi per Referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. Alle 23 di ieri è stato di 46,07% il dato nazionale definitivo dell’affluenza. e prossime rilevazioni saranno alle ore 15 di lunedì, quando – concluse le operazioni di voto – comincerà lo spoglio.

