Giorgia Meloni interviene in parlamento in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 dicembre. La presidente del Consiglio, nel corso del suo discorso alla Camera dei deputati, affronta diversi temi: dalla situazione nella Striscia di Gaza all’attentato di Bondi Beach, passando per la guerra in Ucraina. Quest’ultimo dossier sarà al centro del vertice di Bruxelles, a partire dall’accordo di pace tra Kiev e Mosca e dai finanziamenti per l’esercito di Volodymyr Zelensky. Poi intorno alle 17 Meloni è arrivata in Senato per le comunicazioni a Palazzo Madama.
L’Aula del Senato ha approvato la risoluzione della maggioranza sulle comunicazioni della premier Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo. La votazione si è tenuta per alzata di mano, cui è seguita una verifica con il voto elettronico. “Il Senato approva con oltre 39 voti di differenza”, ha annunciato il presidente di Palazzo Madama, Ignazio La Russa.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha lasciato palazzo Madama per recarsi a Bruxelles dove parteciperà alla riunione del Consiglio europeo.
“Voglio dire al presidente Monti che io ho trovato molto gravi le sue accuse circa i presunti manovratori, le persone dalle quali prenderei ordini e che vorrei compiacere. Le dico una cosa, presidente Monti: a differenza sua, io faccio il presidente del Consiglio perché me lo ha chiesto il popolo italiano. Lo faccio con un programma che è stato votato dalla maggioranza degli italiani e gli unici a cui rispondo si chiamano italiani”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle repliche al Senato alla discussione generale sulle comunicazioni rese in vista del Consiglio europeo.
“Io dico le stesse cose da quando ero all’opposizione, quando c’era l’amministrazione Biden, quando c’era l’amministrazione Trump, cioè ho il vizio della coerenza senatore Monti, è lei che mi chiede di cambiare le mie posizioni in base a chi arriva alla guida degli Stati Uniti, ma io non ragiono così. Io ho sempre sostenuto, l’ho fatto dall’opposizione, e pochi altri partiti hanno avuto lo stesso coraggio, che l’Italia e l’Europa dovessero rafforzare la propria capacità di difesa, perché io preferisco una costosa libertà a una costosissima, ma apparentemente comoda, sudditanza ed è sempre stato così per quello che mi riguarda, è sempre sarà così”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle repliche al Senato alla discussione generale sulle comunicazioni rese in vista del Consiglio europeo.
“Fossi stato in Giorgia Meloni sarei andato al vertice di Londra con Starmer, Merz e Macron. Io sarei stato in questo gruppo qua, ma al di là di questo, se la Meloni avesse un’altra posizione dovrebbe dirlo, cioè lei dice: ‘Ragazzi, io sono contro la posizione europea e sono per la posizione americana’… in realtà la Meloni dice tutto e il contrario di tutto. Tajani dice: ‘Siamo per congelare gli asset’, Salvini dice: ‘Non dobbiamo fare la guerra e non dobbiamo fare congelare gli asset’”. Lo dice il leader di Iv Matteo Renzi intervenendo a ‘L’Aria che tira’ su La7. “Ieri Salvini è stato rilanciato da Mosca che ha estrapolato un concetto di Salvini arrivando a paragonare Merz a Hitler. Salvini era meno raffinato di quello che i russi pensano, i russi sono ottimisti rispetto alle analisi storiche di Salvini, però di fronte a un vicepremier che viene chiaramente strumentalizzato da Mosca ma possibile che Giorgia Meloni non dica niente? Cioè Maria Zakharova che è la portavoce del ministro Lavrov dice: ‘Le parole di Salvini sono indiscutibili’, Giorgia, in attesa che tutti chiarisca le idee sugli asset, ci puoi dire se ha ragione Maria Zakharova o se Salvini la prossima volta farebbe bene a mordersi la lingua?”, aggiunge
L’Aula della Camera ha approvato con 177 voti favorevoli e 123 contrari la risoluzione presentata dalla maggioranza sulle comunicazioni della premier Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo.
“Mi dica, presidente Meloni, Matteo Salvini è ancora il vicepresidente del Consiglio o ambisce a fare il portavoce di Mosca, che ha fatto il plauso alle sue parole in questi giorni? Perché il dubbio è lecito. L’Europa, che nasce come progetto di pace, non può delegare i dialoghi di pace alle telefonate bilaterali tra Trump e Putin. Serve un ruolo diplomatico e politico, che fino a qui non c’è stato”. Così la segretaria del Pd, Elly Schlein, intervenendo nell’aula della Camera dopo le comunicazioni della premier, Giorgia Meloni, in vista del Consiglio europeo.
“Il Consiglio europeo affronterà un bivio cruciale per l’Ue, e l’Italia deve parlare con una voce chiara e autorevole, invece della sua, presidente, che è un sussurro. Non incide, non orienta, non guida. Il Governo ha tre diverse voci e guardi, è vero che fate una risoluzione unica, solo che per votarla insieme non ci avete scritto niente. È facile così”. Così la segretaria Pd Elly Schlein intervenendo nell’aula della Camera dopo le comunicazioni della premier Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo.
“Dico solo una cosa, dopo le firme irresponsabili che avete messo senza passare da un voto degli italiani, senza passare da un voto del Parlamento italiano o del Parlamento europeo sul riarmo: stia attenta alle firme, che mette a nome degli italiani, sugli asset russi, perché la cosa è pericolosissima”. Così il leader M5S Giuseppe Conte intervenendo nell’aula della Camera dopo le comunicazioni della premier Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo.
“Che l’Italia e che l’Europa sia l’obiettivo degli autocrati nazionalisti interni ed esterni, perché salti e salti per questa via ogni ostacolo a un’idea fatta da un lato di iperliberismo e dall’altro di riduzione delle libertà democratiche, è noto, è chiaro ed è dichiarato, ed è su questo che un governo che ha a cuore e ripete ogni giorno la centralità dell’interesse nazionale dovrebbe occuparsi. Voi non lo fate, anzi, su questo terreno siete complici del rischio della distruzione dell’Europa”. Così il coportavoce di Avs Nicola Fratoianni intervenendo nell’aula della Camera dopo le comunicazioni della premier Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo
“Sull’uso degli asset russi congelati io ho detto: dico sì, se la base giuridica è solida” e dal Pd “mi si dice: ‘no, deve dire sì, perché la base giuridica è solida’. Su questo non siamo d’accordo e spiego perché. Non perché qui siamo amici di Putin, ma per l’esatto contrario. Perché se la base giuridica di questa iniziativa non fosse solida, noi regaleremmo alla Russia la prima vittoria dall’inizio del conflitto. Vera. E quindi bisogna sì, puntare a utilizzare gli asset sovrani russi perché è giusto che sia la Russia a ripagare per la guerra di aggressione che ha mosso, ma bisogna essere sicuri di fare la cosa giusta”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle repliche nell’Aula della Camera dopo la discussione
“Il tema del caro vita ci sta particolarmente a cuore però se posso dire anche rispetto ad alcune dichiarazioni che ho sentito qualche giorno fa, che gli italiani hanno il frigorifero vuoto… Adesso mi sembra un po’ irresponsabile raccontare l’Italia come se fosse un paese che ha masse di persone denutrite, sottonutrite, per mancanza di derrate alimentari”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle repliche nell’Aula della Camera dopo la discussione sulle comunicazioni in vista del Consiglio europeo.
“Sempre sull’Ucraina, sicuramente nella maggioranza c’è un dibattito, dopodiché, come sempre è accaduto dall’inizio di questo governo, noi ci presentiamo qui stamattina e abbiamo una risoluzione. E abbiamo una risoluzione che ha una linea chiara, con la quale l’Italia si presenta con una posizione che non è mai cambiata, e può, per questo, anche per questo, esercitare il suo peso in Europa. Dopodiché, se noi fossimo divisi, mi corre l’obbligo di segnalare che a fronte di una risoluzione per quattro partiti, ci sono dall’opposizione cinque risoluzioni per cinque partiti. Mi pare che ci sia una differenza fondamentale”, ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle repliche nell’Aula della Camera dopo la discussione.
“Non tornerò su una risposta che ho dato moltissime volte in quest’Aula. Questa pretesa che il Governo stia con l’Europa o stia con gli Stati Uniti, io vi ho detto mille volte che non considero che il ruolo dell’Italia in politica estera debba essere un ruolo da cheerleader. Non è questione di stare con, è questione di costruire delle prospettive strategiche: l’Italia è in Europa, e vuole rafforzare l’Occidente. Le due cose non si escludono. Non si escluderanno mai, ma se voi continuerete a chiedermi con chi sta Giorgia Meloni, io vi darò per i prossimi mille anni la stessa risposta: sta sempre e solo con l’Italia”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle repliche nell’Aula della Camera dopo la discussione sulle comunicazioni in vista del Consiglio europeo, rispondendo agli interventi dei deputati Pd.
“Ci ha abituato a urla e a silenzi, presidente Meloni, e sono stati molti in questi anni, a volte imbarazzati. Le sparate di un vicepremier in cerca di popolarità per lei sono folklore? Affari vostri, ma quando viene elogiato dal governo russo, lo stesso governo che attacca il Presidente della Repubblica, non è più un problema della maggioranza, è un problema dell’Italia, anche suo”. Così il responsabile Esteri del Pd Peppe Provenzano intervenendo in aula alla Camera dopo le comunicazioni della premier Giorgia Meloni sul prossimo Consiglio europeo. “Oggi di fronte agli attacchi di Trump, i suoi silenzi invece appaiono compiaciuti: pensa di trarre vantaggio dall’ambiguità, ma nei momenti decisivi della storia non è mai stato così e non sarà così nemmeno per lei – ha aggiunto – Non è facile governare un cambiamento storico di tale portata nelle relazioni transatlantiche, per nessuno, certo non per lei che sulla scommessa trumpiana ha puntato tutto. Gli Stati Uniti devono restare un alleato fondamentale? D’accordo, ma lo dice a noi, lo dica a Trump, negare l’evidenza come ha fatto oggi non è un insulto alla nostra intelligenza, lo è anche alla sua. O patriota o vassalla, presidente, le due cose insieme non stanno insieme. Guardi, io lo so che adesso lei prepara la sua replica perdendo al solito l’equilibrio che dovrebbe caratterizzare il suo ministero, ma qui non si tratta della sua persona, si scansi ogni tanto, non c’è solo lei, c’è l’Italia”, ha concluso.
“È venuta a dirci che lei vuole arrestare il declino dell’Unione Europea, vede io invece l’accuso di essere la regista del declino dell’Unione Europea, sa perché signora presidente? Perché di fatto lei con il suo no alla riforma dell’Unione Europea, contro il veto, è di fatto diventata la migliore alleata da una parte di Putin e dall’altra parte di Trump che non vogliono un’Europa forte, che guardi ai veri problemi, che sappia affrontare la transizione ecologica, la questione sociale, che sappia essere un’Europa vicino ai cittadini, è molto più vicino a Orban che alle vere grandi questioni”. Così il co-portavoce di Avs Angelo Bonelli intervenendo in aula
“Presidente Meloni, la conosco come una donna che non fugge dinanzi a nulla, le farò perciò una domanda scomoda. Ho ascoltato nel suo discorso frasi che condivido, come ad esempio il fatto che la Russia, dall’inizio del conflitto, ha conquistato solo l’1,45 del territorio ucraino. Presidente, allora cosa pensa delle frasi del suo vicepremier Matteo ‘Salvinovsky’ che paragona le azioni dell’Europa a difesa dell’Ucraina alle guerra di invasione di Hitler e Napoleone alla Russia?”. Così il deputato e segretario del Partito Liberaldemocratico, Luigi Marattin, nel suo intervento in Aula. “Mi dica, presidente, ne ho diritto come cittadino, se il mio governo condivide le affermazioni del suo vicepremier oppure pensa che quelle stesse affermazioni siano una vergogna, in bocca a un leader di paese occidentale”, conclude Marattin.
“Riteniamo che qualunque strumento – di sostegno a Kiev o di pressione su Mosca – debba sempre rispettare i nostri valori, principi e le regole su cui poggia lo Stato di diritto. Questo vale sicuramente per le prospettive europee dell’Ucraina”. “Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle comunicazioni alla Camere in vista del Consiglio europeo. “Stiamo vigilando attentamente e incoraggiando ogni sforzo per assicurare il rispetto degli impegni che Kiev ha assunto in termini di riforme e di contrasto alla corruzione – ha aggiunto -. Ma, sul tema della corruzione, voglio dire che consideriamo molto incoraggianti gli anticorpi mostrati in queste settimane dalle istituzioni ucraine. E questo ragionamento si applica anche al dibattito sulle modalità con cui l’Unione Europea sarà chiamata a reperire le risorse per aiutare finanziariamente Kiev, con l’obiettivo di evitare un collasso che rappresenterebbe un grave danno per tutti noi”.
“Oltre la cortina fumogena della propaganda russa, la realtà sul campo è che Mosca si è impantanata in una durissima guerra di posizione, tanto che, dalla fine del 2022 ad oggi, è riuscita a conquistare appena l’1,45% del territorio ucraino, peraltro a costo di enormi sacrifici in termini di uomini e mezzi. È questa difficoltà l’unica cosa che può costringere Mosca a un accordo, ed è una difficoltà che, lo voglio ricordare, è stata garantita dal coraggio degli ucraini e dal sostegno occidentale alla nazione aggredita”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle comunicazioni alla Camere in vista del Consiglio europeo. “Insieme a numerosi partner, a partire da quelli G7 ed europei, l’Italia resta impegnata anche a mantenere la pressione economica sulla Russia, con l’obiettivo di limitare le risorse che alimentano la sua macchina bellica”, ha aggiunto.
“Esattamente come in Italia siamo chiamati a razionalizzare le spese delle nostre amministrazioni pubbliche così esigeremo la stessa disciplina finanziaria da parte delle istituzioni europee. Ad esempio, insieme a diversi altri Stati membri, l’Italia ha recentemente chiesto di rivedere il piano di ristrutturazione di uno dei palazzi del Consiglio dell’Unione europea a Bruxelles, con un costo stimato in oltre 800 milioni di euro. Non è questo il tipo di investimenti europei che ci pare prioritario in questa fase”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle comunicazioni alla Camere in vista del Consiglio europeo.
“Il prossimo Consiglio Europeo – ha spiegato Meloni – sarà l’occasione per una prima discussione a livello leader sulla proposta avanzata dalla Commissione europea, il 16 luglio scorso, sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale, ovvero il bilancio dell’Unione Europa, per il periodo 2028-2034. Per quanto riguarda la dimensione del bilancio, i prossimi anni ci vedranno impegnati su un numero crescente di priorità strategiche, mentre allo stesso tempo inizieremo a rimborsare i prestiti legati al Piano NextGenerationEU. È dunque probabile che sarà necessario aumentare le dimensioni del bilancio. Non siamo in principio contrari, ma lo si potrà fare solo a determinate condizioni. Dovremo anzitutto evitare che un bilancio europeo più grande pesi eccessivamente sulle nostre finanze. La sostenibilità dei conti pubblici è per questo Governo una priorità assoluta, come dimostra il lavoro fatto negli ultimi anni, e lo è ancor più alla luce del ruolo di contributori netti al bilancio UE, quali siamo da oltre 20 anni. A questo si aggiunge il fatto che la proposta della Commissione prevede da un lato maggiori contributi, e dall’altro minori allocazioni a politiche tradizionali e per noi fondamentali come la Politica Agricola Comune e la Coesione, veri e propri pilastri dell’Unione Europea e dei suoi Trattati. Lo dirò senza giri di parole: non accetteremo di pagare di più per ottenere di meno”.
Rispetto alle politiche green degli ultimi anni in Europa, “da subito questo governo si è impegnato senza sosta per garantire che il percorso di de-carbonizzazione fosse sostenibile per le imprese e per la società, per evitare che la neutralità climatica andasse a scapito della competitività, portando alla deindustrializzazione de facto del nostro continente. L’approccio italiano continua a fondarsi sul principio di neutralità tecnologica e su una visione pragmatica, posizioni che cominciano a farsi spazio a partire dalle proposte presentate ieri dalla Commissione Europea nell’ambito del nuovo pacchetto automotive fortemente richiesto dall’Italia”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle comunicazioni alla Camere in vista del Consiglio europeo. “Prendiamo atto con soddisfazione che gli sforzi profusi dal nostro Governo negli ultimi mesi hanno portato ad aprire una breccia nel muro del dogmatismo green, che ha caratterizzato gli ultimi anni. Ben vengano dunque i passi in avanti in termini di maggiore flessibilità per i costruttori di veicoli pesanti, ben venga la rinnovata spinta per un’alleanza europea sulle batterie, ben venga l’esclusione dei veicoli pesanti e delle piccole e medie imprese, nonché i target nazionali e non più aziendali nel provvedimento sulle flotte aziendali verdi, e ben vengano il superamento del tutto elettrico per auto e furgoni al 2035, nonché l’affermazione del principio di neutralità tecnologica”.
Il prossimo sarà “un Consiglio europeo denso di temi delicati, di sfide che approcceremo come sempre con grande responsabilità, allo stesso tempo con grande determinazione, come si conviene al Governo di una grande nazione che sta in Europa non da comprimaria ma da protagonista. La forza del mandato che il Parlamento mi ha conferito prima di ogni Consiglio mi ha sempre consentito di svolgere questo ruolo sapendo che ho le spalle coperte non soltanto da un voto parlamentare ma da ciò che l’Italia rappresenta. Perché l’Italia esiste e conta in Europa non per gentile concessione di qualcuno, ma per la straordinaria forza del suo tessuto sociale, delle sue famiglie, dei suoi lavoratori e delle sue imprese. Non dobbiamo mai dimenticarlo. E per quanto mi riguarda porto con me questa forza a Bruxelles come ovunque nel mondo con orgoglio e responsabilità, e chiaramente lo considero il privilegio più grande che ho”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle comunicazioni alla Camere in vista del Consiglio europeo.
“Al Consiglio Europeo faremo il punto sulla competitività europea, anche alla luce dell’attuale situazione geo-economica, un tema fondamentale per affrontare le sfide che l’Unione si trova di fronte, inclusa quella della sicurezza e della difesa. Siamo convinti che la complessità di questo momento imponga uno sguardo ampio e pragmatico capace di abbandonare i dannosi dogmatismi ideologici che hanno ispirato le scelte passate, di cui oggi vediamo limiti e contraddizioni. E io penso che questa sia anche la strada maestra per rispondere alle sfide poste dalla nuova strategia di sicurezza americana”.
“Personalmente penso che sia inutile o forse addirittura dannoso lanciare strali contro un nemico immaginario, perché il vero nemico da combattere è la nostra incapacità di decidere e l’ideologia del declino che l’Unione Europea ha drammaticamente sposato negli ultimi anni. Un continente che non riesce a invertire il suo inverno demografico, che ha scelto la strada della iper-regolamentazione asfissiante a scapito dell’innovazione, che si rassegna alla dipendenza militare dagli Stati Uniti e a quella tecnologica dalla Cina è un continente che sembra essersi arreso ma in declino ancora una volta non è un destino”.
“È una scelta invertire quel declino, è la nostra scelta: reagire, decidere, scegliere perché l’Europa che amiamo è certo un continente ma è soprattutto un contenuto valori, identità, visione, innovazione, competitività, tutto ciò che ha reso grande l’Europa nei secoli deve essere aggiornato e rilanciato. E quello che non funziona si cambia”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle comunicazioni alla Camere in vista del Consiglio europeo.
“L’Italia è pienamente impegnata ad assicurare che il Consiglio Europeo di domani veicoli un messaggio politico forte sull’allargamento per dare un segnale di unità e credibilità collettiva, viceversa senza progressi nel percorso di adesione alle Ue dei nostri partner rischiamo di consegnarli ai nostri rivali sistemici destabilizzando in modo permanente il nostro vicinato e consegnando l’Unione Europea all’irrilevanza”.
“Non possiamo in particolare permetterci di rimandare ulteriormente l’adesione dei Balcani occidentali che fanno già parte della famiglia europea e sono fondamentali per la nostra autonomia strategica. Lo ribadirò anche questa sera al vertice UE-Balcani, dove mi recherò dopo la fine del dibattito in aula. I risultati ottenuti da Albania e Montenegro nel corso dell’ultimo anno sono infatti molto incoraggianti, dimostrano che i due Paesi hanno concrete possibilità di adesione in un futuro molto prossimo”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle comunicazioni alla Camere in vista del Consiglio europeo.
“Al Consiglio europeo parleremo di immigrazione. Un quadro giuridico europeo più solido ci consentirà di mettere al riparo iniziative nazionali di grande importanza, come i centri in Albania, da pronunce ideologiche di una certa magistratura politicizzata che ne hanno bloccato l’attuazione, ostacolando l’azione di contrasto da parte del Governo all’immigrazione illegale di massa”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle comunicazioni alla Camere in vista del Consiglio europeo.
“La normativa italiana è stata disapplicata interpretando in modo forzato quella europea, ebbene stiamo risolvendo intervenendo direttamente sulla normativa europea – sottolinea -. Come ho già avuto modo di dire, il modello Albania a cui molti altri Paesi europei guardano con grande interesse, funzionerà e sono convinta che ci aiuterà concretamente a ridurre ulteriormente i flussi irregolari e a esercitare quella deterrenza necessaria all’interno di una politica multidimensionale di contrasto alla tratta di esseri umani. Piaccia o no, alla sinistra di ogni ordine e grado”.
“La proposta della Commissione prevede maggiori contributi e minori allocazioni a politiche tradizionali per noi fondamentali come la Politica agricola comune e la Politica di coesione. Lo dirò senza giri di parole: non accetteremo di pagare di più per ottenere di meno”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle comunicazioni alla Camere in vista del Consiglio europeo, parlando del bilancio europeo.
“Gli Stati Uniti ci hanno chiesto di contribuire a un progetto pilota per l’addestramento di 50 unità della polizia palestinese da dispiegare a Gaza in tempi rapidi, è un’attività in linea con l’impegno già in atto e che quindi siamo pronti a realizzare”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle comunicazioni alla Camere in vista del Consiglio europeo.
“Pochi giorni fa ho ricevuto qui a Roma il presidente Abu Mazen per la seconda volta in poco più di un mese. Il presidente palestinese ha chiesto con convinzione un impegno italiano forte e ambizioso nei passaggi necessari a fissare il piano di pace proposto dagli Stati Uniti e sottoscritto da tutti i protagonisti. E io credo che l’Italia non si debba sottrarre a questo impegno, che le viene richiesto appunto da più parti in un momento tanto decisivo”.
“Il piano di pace del presidente Trump ha avuto il grande merito di porre fine al conflitto a Gaza, un conflitto che aveva provocato un numero di vittime civili e una crisi umanitaria ingiustificabili, e che non lasciano indifferente nessuno di noi. Ma si tratta di una tregua fragile e di un percorso complesso e ambizioso, e credo che ogni persona di buona volontà, chiunque abbia sinceramente a cuore il futuro di Israele e della Palestina e la stabilità in una regione così strategica, sia chiamato a fare la sua parte per consolidare la cessazione delle ostilità che possa durare nel tempo e aprire la strada, la stabilizzazione a lungo termine della striscia fino a realizzare la prospettiva dei due Stati”, ha detto ancora Meloni.
“Alla politica e alle istituzioni spetterebbe il compito di preservare la Repubblica dai rischi per la propria sicurezza inclusi quelli derivanti dalle predicazioni violente di autoproclamati Imam che, come nel caso di Shahin, fanno addirittura apologia dei pogrom del 7 ottobre. Un impegno che dovrebbe valere per tutte le istituzioni, magistratura compresa, e credo che a nessuno sfugga la sfacciata ipocrisia di chi riesce nelle stesse ore a chiedere la censura delle case editrici di libri non graditi e a invocare la libertà di espressione a difesa di chi inneggia ai terroristi di Hamas e alla strage del 7 ottobre”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle comunicazioni alla Camere in vista del Consiglio europeo.
“L’Italia è determinata a fare la propria parte non solo a sostegno del popolo ucraino, ma anche in Medio Oriente, dove sta partecipando attivamente agli sforzi internazionali per raggiungere pace e stabilità nella regione. Permettetemi di ribadire anche in questa sede il cordoglio del Governo per il brutale attacco antisemita a Sydney, la nostra vicinanza al popolo australiano e alla comunità ebraica presa di mira da terroristi probabilmente affiliati all’Isis, il nostro pensiero alle molte vittime, ai molti feriti”.
“La nostra gratitudine va a quel cittadino, anche lui musulmano, che con il suo intervento ha evitato che la strage fosse addirittura peggiore, nel suo gesto eroico sta un messaggio potentissimo: la pace è difficile, i nemici della pace proveranno a sabotarla in ogni modo, spetta agli uomini di buona volontà di qualunque fede e origine fare di tutto per costruirla e preservarla. Alla politica e alle istituzioni spetta invece il compito di rafforzare le misure di sicurezza e di protezione delle comunità ebraiche che hanno il diritto di vivere in libertà nelle nostre città senza divenire bersaglio di intollerabili attacchi terroristici per il solo fatto di esistere”.
“È tempo di non ammettere più distinguo o reticenze nella condanna a ogni forma di antisemitismo, perché da lungo tempo si assiste a una inaccettabile sottovalutazione dell’antisemitismo di stampo islamista e di quello connesso alla volontà di cancellazione dello stato di Israele”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle comunicazioni alla Camere in vista del Consiglio europeo.
“L’Italia ha deciso venerdì scorso di non far mancare il proprio appoggio al regolamento che ha fissato l’immobilizzazione dei beni russi, senza tuttavia – lo voglio sottolineare con chiarezza – ancora avallare alcuna decisione sul loro utilizzo. Lo abbiamo fatto pur non condividendo il metodo utilizzato, perché non vi siano ancora una volta dubbi sulla linea coerente di sostegno che il Governo ha sempre mantenuto nei confronti dell’Ucraina”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle comunicazioni alla Camere in vista del Consiglio europeo.
“Nell’approvare il regolamento abbiamo infatti voluto ribadire un principio che consideriamo fondamentale: decisioni di questa portata giuridica, finanziaria e istituzionale come anche quella dell’eventuale utilizzo degli asset congelati non possono che essere prese a livello dei leader. Sarà questo il compito che spetta al Consiglio Europeo di domani chiamato ad assicurare la continuità del sostegno finanziario per il prossimo biennio. Individuando la soluzione complessivamente più sostenibile per gli Stati membri nel breve e nel lungo periodo”, aggiunge.
“Mosca sta veicolando ai suoi interlocutori pretese irragionevoli, la principale delle quali riguarda la porzione di Donbass non conquistata dai russi. A differenza di quanto narrato dalla propaganda, il principale ostacolo a un accordo di pace è l’incapacità della Russia di conquistare le quattro regioni ucraine che ha unilateralmente dichiarato come annesse già alla fine del 2022, addirittura inserendole nella Costituzione russa come parte integrante del proprio territorio”.
“Questo azzardo ha portato al paradosso che territori formalmente inseriti nella Costituzione della Federazione Russa siano oggi sotto controllo ucraino. Da qui la richiesta russa che l’Ucraina si ritiri quantomeno dall’intero Donbass. È chiaramente questo oggi lo scoglio più difficile da superare nella trattativa e penso che tutti dovremmo riconoscere la buona fede del Presidente ucraino che è arrivato a proporre un referendum per dirimere questa controversia, proposta però respinta dalla Russia”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle comunicazioni alla Camere in vista del Consiglio europeo.
“Il rafforzamento della posizione negoziale Ucraina si ottiene soprattutto mantenendo chiaro che non intendiamo abbandonare l’Ucraina al suo destino nella fase più delicata degli ultimi anni”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle comunicazioni alla Camere in vista del Consiglio europeo.
“Il cammino verso la pace, dal nostro punto di vista, non può prescindere” da alcuni “fattori fondamentali. Lo stretto legame tra Europa e Stati Uniti, che non sono competitor in questa vicenda, atteso che condividono lo stesso obiettivo, ma hanno sicuramente angoli di visuale non sovrapponibili, dati soprattutto dalla differente posizione geografica”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle comunicazioni alla Camere in vista del Consiglio europeo.
“Il Consiglio europeo del 18 e 19 dicembre ha, in agenda diversi temi di estrema rilevanza per l’Italia e l’Europa, ma a occupare un ruolo di primo piano nella discussione sarà ancora una volta la guerra di invasione russa all’Ucraina. Come sapete, nella serata di lunedì ho partecipato al vertice di Berlino insieme al presidente Zelensky, a diversi colleghi europei, ai negoziatori americani Steve Witkoff e Jared Kushner, in un clima costruttivo e unitario che penso valga la pena di sottolineare. Ne è scaturita una dichiarazione finale dei leader europei che riprende tutte le priorità che l’Italia ha sostenuto in questi mesi difficili”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle comunicazioni alla Camere in vista del Consiglio europeo.

