Crede che sia rientrata questa crisi tra il governo e il Quirinale? “Assolutamente sì. Il problema non era, in ogni caso, il Presidente della Repubblica, di cui tutti abbiamo grande rispetto, ne rispettiamo la terzietà, perché il presidente della Repubblica è sempre comunque al di sopra delle parti. Il problema riguardava alcune dichiarazioni fatte, in occasione di una cena, da un consigliere del Quirinale, è lì che è nato il problema. Ma mi pare che l’incontro tra il presidente del Consiglio e il presidente della Repubblica di ieri abbia concluso questa vicenda“. Lo dice il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani arrivando al Consiglio Affari esteri a Bruxelles. A chi gli chiede se sia successo qualcosa alla riunione del Consiglio supremo di difesa che non sia piaciuto a Meloni, risponde: “Assolutamente no, non c’è stato nessuno scontro, nessun problema, anzi. Il presidente del Consiglio e il presidente della Repubblica avevano detto che si sarebbero incontrati presto, così come è accaduto. Non c’è stato nessun contrasto, nessuno scontro. C’era un’unità di intenti e di vedute sulla vicenda ucraina, il governo ha una linea ben chiara di sostegno all’Ucraina. Non c’è stato nessun problema nemmeno sulle altre questioni. E’ stata una riunione molto distesa, molto positiva”.
Scontro FdI-Colle: ecco cosa è successo
Ieri mattina la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è recata al Quirinale dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Venti minuti, più per ribadire la linea e chiarire la posizione di Fratelli d’Italia all’indomani dello scontro tra il partito della premier e il Capo dello Stato dopo i virgolettati attribuiti dal quotidiano ‘La Verità’ a Francesco Saverio Garofani, consigliere per la difesa del Presidente della Repubblica, incentrati su presunte manovre per sbarrare la strada a Giorgia Meloni, la premier chiama Sergio Mattarella. Una telefonata in mattinata – che al Colle era attesa già ieri – serve a organizzare l’incontro. Il faccia a faccia è servito a “ribadire la sintonia istituzionale che esiste tra Palazzo Chigi e il Quirinale, mai venuta meno fin dall’insediamento di questo Governo e della quale nessuno ha mai dubitato”. Non è il rapporto – istituzionale e personale – tra i due, però, secondo la presidente del Consiglio, il motivo del contendere. Se la visita serve infatti alla premier per “rimarcare che non esiste alcuno scontro”, Meloni non rinuncia a esprimere al capo dello Stato il suo “rammarico” per “le parole istituzionalmente e politicamente inopportune pronunciate in un contesto pubblico dal consigliere Francesco Saverio Garofani”. Dopo averla – di fatto – ispirata ieri, la leader FdI ripete a Mattarella la difesa rispetto all’operato del capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami, che invece aveva suscitato “lo stupore” del Colle per aver dato “credito a un ennesimo attacco alla Presidenza della Repubblica costruito sconfinando nel ridicolo”. Meloni reputa che la richiesta di smentita formulata da Bignami “non fosse un attacco al Quirinale, ma al contrario un modo per circoscrivere al suo ambito reale la vicenda, anche a tutela del Quirinale”, è il ragionamento di chi continua a ritenere che fosse il diretto interessato, ovvero Garofani, “a dover chiarire, per chiudere immediatamente la questione”. Le parole mai smentite e anzi di fatto confermate con un colloquio a mezzo stampa, è la linea, avrebbero dovuto, secondo quanto filtra da rumor parlamentari, portare a un passo indietro del consigliere per la difesa. Questo Meloni si sarebbe spinta a chiedere a Mattarella, ma dal Quirinale smentiscono. E assicurano: “Garofani non è mai stato in discussione neanche un minuto”.

