Italia-Albania, Meloni: “Cpr funzioneranno con Patto Ue, perso tempo non per responsabilità mia”

Italia-Albania, Meloni: “Cpr funzioneranno con Patto Ue, perso tempo non per responsabilità mia”
Giorgia Meloni ed Edi Rama DISTRIBUTION FREE OF CHARGE – NOT FOR SALE – Obbligatorio citare la fonte LaPresse/Palazzo Chigi/Filippo Attili

La premier: “Abbiamo sottoscritto un accordo di grande respiro europeo”

Non lo scandisce alzando la voce come fatto dal palco di Atreju un anno fa, ma comunque lo ribadisce con fermezza: il protocollo per la gestione dei flussi migratori siglato il 6 novembre 2023 tra Italia e Albania “funzionerà”. Parlando al termine del primo vertice intergovernativo tra Roma e Tirana, con al fianco il primo ministro albanese Edi Rama, Giorgia Meloni non arretra e – pur senza nominare mai quella parte della magistratura che nel corso del tempo si è occupata del dossier – ricorda che “in molti hanno lavorato per frenarlo o per bloccarlo, ma noi siamo determinati ad andare avanti”. Certo, prosegue la presidente del Consiglio evitando ancora di nominare i giudici, “conosciamo le ragioni per le quali il protocollo non ha funzionato come avrebbe dovuto fino ad ora” ma “certamente funzionerà quando entrerà in campo il nuovo Patto Ue di migrazione e asilo”.

Insomma, servirà ancora tempo affinché i due centri di Shengjin e Gjader operino a pieno regime. E, proprio per questo, Meloni chiede “una riflessione, perché se sono stati bloccati dei trasferimenti di migranti ritenendo che paesi come Bangladesh e Tunisia non fossero paesi sicuri, nel momento in cui la proposta della Commissione europea di una lista europea di paesi sicuri annovera al suo interno Bangladesh e Tunisia, dove stava la ragione?”. “È giusto sospettare che queste decisioni avessero in realtà delle motivazioni di carattere diverso? – è l’altro interrogativo della premier -. Perché quello che accadrà è che in ogni caso, indipendentemente da come noi decidiamo di utilizzare i mesi che ci separano dall’entrata in vigore del Patto, i centri funzioneranno esattamente come avrebbero dovuto funzionare dall’inizio. E quindi noi avremmo perso due anni per finire esattamente come era all’inizio”. “La responsabilità non è la mia, la responsabilità non è la mia – ripete quindi due volte Meloni per consolidare la tesi -. Arriveremo due anni dopo a fare esattamente quello che avremmo potuto fare due anni prima. Penso che ciascuno si assumerà le proprie responsabilità”.

Rispetto poi alle critiche della sinistra sul tema, l’inquilina di palazzo Chigi taglia corto. “So bene che l’opposizione considera questa iniziativa non efficace, conosciamo la loro posizione sulla gestione dei flussi migratori” ma, ribatte, “benché in Italia faccia molto discutere” in Europa “ci sono alcune nazioni che da tempo cercano di inserirsi nello stesso protocollo. Perché? Perché tutti comprendono che un’iniziativa di questo tipo è rivoluzionaria”. In effetti anche Rama, dopo aver dichiarato di non essersi pentito a firmare il protocollo, mette agli atti l’interesse a livello comunitario: “Con l’Italia io lo farei altre 100 volte, con altri mai, e l’ho detto agli altri paesi. Quando mi domandano perché, rispondo ‘perché non siete l’Italia, è un problema’. Sono rispettati e ammirati, ma solo l’Italia può chiedere all’Albania tutto quello che le viene in mente, e noi siamo sempre pronti a rispondere sì perché ci sentiamo parte integrante di questo Paese”.

Un rapporto, quello sull’asse Roma-Tirana, rafforzato dalla firma a Villa Pamphilj dell’accordo intergovernativo tra i due paesi e da altre 15 intese istituzionali e tecniche (che coinvolgono anche Cdp, Simest, Sace e Leonardo) in materia di energia, industria della sicurezza e della difesa, sanità, istruzione. “Per le nostre relazioni bilaterali si può definire una giornata storica”, affermano sia Meloni che Rama, con quest’ultimo che definisce la leader di Fratelli d’Italia “non solo sorella d’Italia, ma anche mia sorella”. Con la quale ha discusso anche del dossier relativo al sostegno italiano nel percorso di adesione dell’Albania all’Ue. “Sarebbe per noi motivo di grande soddisfazione poter avviare i negoziati politici proprio in occasione della presidenza di turno italiana del Consiglio dell’Unione europea che avrà luogo nei primi sei mesi del 2028”, l’auspicio di Meloni, subito colto dall’ospite: “Sarebbe veramente la ciliegina sulla torta, con Giorgia che sarà nella doppia veste di presidente del Consiglio italiano e del Consiglio europeo”. Per Rama è perciò scontato un bis della leader di FdI a palazzo Chigi: “Ridete, ridete, ma il tempo passerà e vedrete che io ho sempre ragione. Se la responsabilità di avviare questi negoziati sarà di Giorgia, siamo nelle migliori mani possibili per aprire quella porta che per noi è chiusa da centinaia di anni”.

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