Carceri, Nordio: “Cinque milioni per prevenire i suicidi in cella”

Carceri, Nordio: “Cinque milioni per prevenire i suicidi in cella”
Il ministro Nordio alla presentazione del libro di Goffredo Buccini

Il ministro della Giustizia: “Verranno assegnati all’Amministrazione penitenziaria per il potenziamento dei servizi trattamentali e psicologici”

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio vuole “prevenire e contrastare” il fenomeno dei suicidi in carcere. “Ho firmato un decreto che prevede per il corrente anno l’assegnazione di cinque milioni di euro all’Amministrazione penitenziaria per il potenziamento dei servizi trattamentali e psicologici negli istituti, attraverso il coinvolgimento di esperti specializzati e di professionisti esterni all’amministrazione”, ha detto il Guardasigilli. “Più che raddoppiato lo stanziamento annuale di bilancio destinato alle finalità di prevenzione del fenomeno suicidario e di riduzione del disagio dei ristretti, a conferma dell’impegno da parte del governo nella pronta adozione di misure necessarie per migliorare le condizioni detentive negli istituti penitenziari, anche in vista di un intervento più strutturato e duraturo nel tempo da proporre come priorità nella prossima legge di bilancio”, ha aggiunto. 

Antigone: “Risorse fondamentali ma non basta”

Non del tutto soddisfatta di questa iniziativa l’associazione Antigone che si occupa della tutela dei diritti dei carcerati. Sono “risorse senza dubbio fondamentali per migliorare l’assistenza psicologica nelle Carceri che, dai dati raccolti dall’Osservatorio di Antigone sulle condizioni di detenzione, era riconosciuta nel limite di 20 ore ogni 100 persone recluse, per quanto riguarda gli psicologi, 10 ore ogni 100 persone recluse, per quel che concerne gli psichiatri (operatori in forza alle Asl). Ma non è l’unico provvedimento che può bastare“, ha detto Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. “C’è bisogno di garantire una disponibilità maggiore di attività, che siano lavorative, formative, culturali. Le giornate delle persone detenute vanno riempite e non passate sdraiati sul letto a guardare il soffitto o a passeggiare per la sezione. Vanno inoltre garantiti i contatti con l’esterno, liberalizzando le telefonate e andrebbe dato seguito alla sentenza della Corte Costituzionale in merito al diritto all’affettività, prevedendo nelle Carceri anche luoghi dove siano possibili colloqui intimi”.

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