Nessun allarme sul Pnrr, nessuna volontà di rinunciare a una parte dei fondi previsti dal Piano, strada ipotizzata dal capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari e subito stoppata da palazzo Chigi. A margine della visita al Vinitaly di Verona, Giorgia Meloni è netta parlando del dossier che sta seguendo il ministro per gli Affari europei, Raffaele Fitto. La premier, che venerdì scorsa è salita al Quirinale per incontrare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, assicura di non essere “preoccupata” dai ritardi dell’Italia e sottolinea perciò di non condividere la “ricostruzione allarmista” sul tema. “Stiamo lavorando molto – ricorda – anche per favorire soluzioni a problemi che oggi nascono ma che non sono figli delle scelte di questo governo. La Commissione europea su alcuni progetti che erano già inseriti nel Pnrr sta chiedendo maggiore documentazione, noi la stiamo fornendo. Mi pare però che complessivamente il clima di collaborazione sia ottimo”. “Su alcune cose – prosegue Meloni – bisogna verificare la fattibilità. Però è oggetto di una interlocuzione con la Commissione sulla base di quello che noi riteniamo essere necessario per spendere queste risorse al meglio”. “Non prendo in considerazione l’ipotesi di perdere le risorse – assicura quindi la premier -. Prendo in considerazione l’ipotesi di farle arrivare a terra in maniera efficace e tutto il lavoro che questo richiede è un lavoro che noi faremo”.
Insomma, l’idea di “rinunciare a una parte dei fondi a debito” ipotizzata da Molinari non è presa minimamente in considerazione. “È fuori discussione, non è mai stata sul tavolo del governo né su quello del negoziato” con Bruxelles, chiariscono fonti di governo ‘correggendo’ subito la linea dopo la dichiarazione del leghista definita “leggermente sgrammaticata” rispetto al lavoro che sta portando avanti l’esecutivo. Lavoro che, attraverso le interlocuzioni di Fitto in Europa, punta piuttosto a “sistemare le criticità” per arrivare a una “rimodulazione” dei fondi del Pnrr. Il tutto senza perdere nemmeno un euro degli oltre 200 miliardi di euro destinati all’Italia.Nonostante la precisazione di palazzo Chigi, le parole del capogruppo della Lega innescano l’immediata reazione dell’opposizione. Per Carlo Calenda rinunciare ai fondi del Pnrr “non sarebbe solo un danno materiale per l’Italia, ma anche un irreparabile disastro reputazionale. Ci metterebbe nell’impossibilità di portare avanti qualsiasi progetto/richiesta in Ue con credibilità”. Il leader di Azione, aprendo la porta al dialogo (“siamo pronti a confrontarci con spirito costruttivo”), chiede quindi di “non commettete un errore madornale per l’Italia”. All’attacco il Pd che attraverso i nuovi capigruppo di Camera e Senato, Chiara Braga e Francesco Boccia, chiede con urgenza al governo che Fitto intervenga in Parlamento “per spiegare all’Italia cosa hanno intenzione di fare per salvare il più grande progetto di ammodernamento del paese”. Preoccupato dalle “spaccature” nel governo, infine, Giuseppe Conte che ricorda come l’Italia non possa permettersi di rinunciare alle risorse del Pnrr. Il presidente del M5s rilancia quindi la proposta di un tavolo per intraprendere “un percorso trasparente affinché neppure un euro di queste risorse vada perso”. Una mano tesa che tuttavia non impedisce all’ex premier di evidenziare il fatto che ai tempi del governo Conte II, “abbiamo consegnato un piano in fase di ultimazione, che poi è stato presentato dal governo Draghi. Se qualcuno vuole scaricare su di me o sui miei ministri quello che sta accadendo, la cosa si commenta da sola”.
E a proposito di commenti, al Quirinale si registra “un divertito stupore per una ricostruzione decisamente fantasiosa fatta da diversi quotidiani sugli incontri” di Mattarella “nei giorni scorsi”. “Non è vero che il presidente abbia parlato con Mario Draghi di Pnnr, né che lo abbia incontrato ventiquattr’ore prima della colazione con il Presidente del Consiglio né tantomeno in giorni realmente precedenti – è la precisazione del Colle -. Né che vi sia stato, nello stesso arco di tempo, un analogo incontro con il Commissario Ue Gentiloni“.

