M5S: Conte alle prese con nodo nomine, gruppo aspetta ‘campo largo’

M5S: Conte alle prese con nodo nomine, gruppo aspetta ‘campo largo’
Chiusura della campagna elettorale di Virginia Raggi

Le elezioni amministrative hanno certificato, per l’ennesima volta, il crollo dei consensi a livello locale, ma ora che i giochi sono fatti si deve obbligatoriamente aprire la riflessione sulla rotta da seguire almeno a livello nazionale

Sono lontani i tempi dello ‘Tsunami tour’ per il Movimento 5 Stelle. Le elezioni amministrative hanno certificato, per l’ennesima volta, il crollo dei consensi a livello locale, ma ora che i giochi sono fatti si deve obbligatoriamente aprire la riflessione sulla rotta da seguire almeno a livello nazionale. E qui nascono i problemi. Che Giuseppe Conte può anche elencare e numerare: nomine interne, controllo dei gruppi, rapporti di forza con il Pd, astensionismo, Virginia Raggi, ma anche Alessandro Di Battista. Il nodo da sciogliere al più presto è quello della nuova dirigenza, dai vice presidenti del M5S al Consiglio nazionale, ai dipartimenti e la scuola di formazione politica. Già da qualche giorno nel ventre pentastellato si vociferava dell’imminente pubblicazione della squadra, ma prima l’attesa e poi l’analisi dei ballottaggi hanno fatto richiudere i fogli nel cassetto del leader.

Serve un ‘campo largo’ anche nella geografia interna. Conte non può affidarsi solo ai ‘fedelissimi’ o rischia di far saltare in aria un gruppo che di per sé è già spaccato da mesi, se non da anni. Quantomeno per la sua eterogeneità. Il caso più emblematico è quello dei capigruppo: a stretto giro di posta scadrà il mandato di Ettore Licheri al Senato, così l’idea era quella di cogliere la palla al balzo e sostituire anche il presidente dei deputati, Davide Crippa, anche se le nuove votazioni sono previste per gennaio 2022. Qualche malizioso portavoce suggerisce che sia per lo scarso appeal tra i due, addirittura c’è chi racconta che spesso “Conte non risponde alle telefonate di Crippa”. Ma tra i ‘contiani’ la spiegazione è un’altra, prendendo ad esempio Enrico Letta: “Quando è diventato segretario ha sostituito Delrio e Marcucci con Serrachiani e Malpezzi, perché non può farlo anche Giuseppe?”.

Su Crippa, però, si è espresso, a suo modo, Beppe Grillo, blindando l’ex sottosegretario al Mise con delega all’Energia. Una sostituzione – con Alfonso Bonafede (in pole position) o Lucia Azzolina (l’outisider) – non sarebbe vista di buon occhio dal garante. Che resta silente ma costantemente informato su ciò che accade dentro e fuori del Movimento. Segue, ad esempio, Alessandro Di Battista, sempre più motivato ad “aggregare” un gruppo tutto suo che si ponga come alternativa ai Cinquestelle che ai suoi occhi somigliano sempre di più all’Udeur. L’ex deputato sarà il 30 ottobre a Siena e il 31 a Genova assieme al gruppo di L’Alternativa c’è per tirare la volata contro Mps-Unicredit e i Benetton per il crollo del Ponte. Un chiaro segnale di opposizione al governo in cui, invece, il M5S si trova sempre più a proprio agio. Se il progetto politico dovesse partire e decollare, sarebbe una spina nel fianco di Conte. Che nel frattempo torna a parlare via social.

Su Facebook, infatti, rilancia le battaglie per Rdc (“di certo non si cancella, anzi viene rifinanziato e cambiato in meglio”) e salario minimo: “Al Senato inizia la discussione sul ddl del Movimento per aumentare gli stipendi dei cittadini. Ci aspettiamo la convergenza di tutti, visto che i nostri lavoratori hanno salari fra i più bassi”. Sembra chiaro il riferimento agli alleati del Pd, che non hanno alcuna intenzione di mollare i pentastellati. Letta non mette bocca in casa altrui, ma ricorda che “ha funzionato il meccanismo della coalizione larga, siamo solo all’inizio ma ci lavoreremo”. Mentre Francesco Boccia è più diretto: “I 5 Stelle sono fondamentali in una coalizione larga in cui nessuno da solo può farcela”. Intanto, sempre da casa dem, Goffredo Bettini dice di prepararsi “a ogni scenario”. Difficile, però, che l’argomento scaldi il cuore dei grillini, che non hanno nessuna intenzione di andare a casa senza alcuna certezza di rientrare in Parlamento.

Quasi tutti i parlamentari, infatti, tagliano corto: “Non è all’ordine del giorno”. Mentre si parla, e tanto, dell’imminente uscita del primo libro di Luigi Di Maio, che si intitola “Un amore chiamato politica. La mia storia e tutto quello che ancora non sapete”, edito da Piemme. Il claim è accattivante: “Un Di Maio inedito” che racconta “i retroscena dei due governi Conte e del governo Draghi, il suo rapporto con Grillo, Casaleggio e Conte; il futuro del Movimento”. L’uscita è programmata per il 26 ottobre e nel variegato mondo pentastellato tutti (di ogni area) aspettano di leggere cosa avrà scritto.

© Riproduzione Riservata