Quasi metà dei cittadini non partecipa alle elezioni, ma non siamo gli unici al mondo

Alle ultime elezioni amministrative è emerso un fenomeno in grande crescita: nel nostro Paese quasi metà della popolazione non va a votare e l’affluenza sta man mano diminuendo.

I leader dei partiti sostengono che ci sia bisogno di fare un po’ di sana autocritica e che il coinvolgimento delle persone nelle questioni politiche deve partire proprio da un maggiore focus della classe dirigente sulla vita reale.

Parlando di numeri, quindi, quanti sono i cittadini che in media si presentano alle urne? L’astensionismo è un fenomeno che riguarda solo l’Italia o preoccupa anche il resto del mondo?
Facciamo un’analisi in questo articolo.

Cos’è l’astensionismo?

Innanzitutto cosa si intende per astensionismo?

L’astensionismo è un fenomeno che si verifica quando le persone che hanno diritto al voto decidono, per scelta personale o altri motivi, di non recarsi alle urne per votare.
Non deve essere confuso con il voto di protesta, che ha caratteristiche differenti: in questo secondo caso la persona avente diritto al voto decide sì di recarsi alle urne, ma consegna scheda bianca o una scheda nulla per la presenza di segni non ritenuti validi.

Il voto di protesta è comunque considerato una forma di voto, per questo quando si calcola l’affluenza alle urne per una determinata elezione, per stilare le percentuali si tiene conto anche di questo tipo di elettori.
La
non affluenza, quindi, si calcola solo ed esclusivamente sulla base degli astenuti.

L’astensionismo, nonostante sia un fenomeno spesso criticato, è un diritto di ogni cittadino che non viola nessun tipo di legge, né va contro qualche particolare dovere.
Una persona che si astiene più volte consecutive non perde il diritto al voto e a ogni elezione può decidere in autonomia come comportarsi.

Astensionismo: tutte le tipologie

I motivi per cui cittadino può decidere di astenersi sono i più disparati.

Spesso una persona non si sente abbastanza informata per esprimere un voto consapevole e coerente e quindi preferisce non partecipare al dibattito politico.
Altre volte, invece,
non si crede nel potere del voto e non lo si considera un vero strumento di cambiamento, oppure non ci si rispecchia in un nessuna delle opzioni presenti alle elezioni.

Astenersi può anche essere una forma di anarchia e un mezzo per dimostrare il proprio rifiuto a essere governati.
Infine è comune riscontare un
basso coinvolgimento da parte delle fasce della popolazione socio-economicamente più basse.

Entrando più nello specifico, le forme di astensionismo che possiamo rilevare in Italia sono:

  • Astensionismo fisiologico-demografico: calo di affluenza per cause fisiologiche, ossia per la presenza di malattie invalidanti, o per ragioni demografiche, ovvero per il progressivo invecchiamento degli elettori e una diminuzione della natalità.

  • Astensionismo tecnico-elettorale: causato dalla difficoltà ad assimilare nuove modalità di voto o da una scarsa efficienza nel consegnare i certificati elettorali.

  • Astensionismo apatico: dovuto alla crisi ideologica e dei partiti a partire dalla fine degli anni ’70.

  • Astensionismo di sfiducia-protesta: fenomeno dovuto alla fine della cosiddetta prima repubblica.

Astensionismo Italia: una panoramica del fenomeno

Analizzando le ultime elezioni amministrative del nostro Paese, la scarsa affluenza al voto risulta lampante.
Solo il
54.69% dei cittadini, infatti, si è presentato all’appuntamento elettorale che ha coinvolto 1.153 comuni in tutta Italia.
Si tratta di quasi il 7% in meno – per l’esattezza il 6.89% – rispetto a quel 61.58% registrato nelle passate elezioni.

Tutte le regioni italiane interessate dalle comunali hanno registrato una flessione e la regione con la più bassa affluenza è stata la Lombardia (51.10%): a Milano si è presentato alle urne a malapena un elettore su due (il 48.81%).
L’unica eccezione è rappresentata da Prato, tutti gli altri comuni, invece, hanno davanti il segno meno.

Dati che fanno riflettere e che inevitabilmente spingono i nostri politici a interrogarsi sulla situazione.
“È chiaro che siamo stati di fronte ad un crollo di partecipazione da parte degli elettori di destra, ha dichiarato Pierfrancesco Majorino, eurodeputato del Pd a Milano.

Si tratta di un segnale allarmante. I partiti devono ritrovare la capacità di ascoltare i territori, di accorciare il gap tra i quartieri e il Palazzo, di venire incontro alle vere esigenze dei cittadini. Altrimenti per la democrazia rappresentativa sarà una debacle preoccupante e foriera di nuove stagioni populiste” commenta Daniela Ruffino, deputata di Coraggio Italia.

Ma c’è anche chi, al di là della possibile disaffezione alla politica, individua tra le cause della scarsa affluenza anche l’eventuale timore dovuto alla pandemia.
Pierfrancesco Maran, capolista del Pd alle elezioni comunali a Milano, fa infatti notare come la bassa percentuale dei votanti sia
“un dato diffuso su tutte le città” e che potrebbe essere imputato allapaura di andare a votare per via del Covid. È un dato che caratterizza tutti. Non gli darei una lettura più politica”.

L’astensionismo nel resto del mondo

Facendo un paragone con gli altri Paesi, siamo in linea con il resto del mondo? Qual è la situazione al di fuori dell’Italia?

L’Italia registra dei tassi di astensionismo molto alti, che riescono a distinguersi anche in campo internazionale, ma anche altri Paesi registrano numeri importanti.
Analizziamo la situazione nel dettaglio.

La situazione in Europa

Attenendoci ai numeri, l’Italia si colloca al primo posto in Europa per scarsa partecipazione al voto.

Il fenomeno, però, non riguarda prettamente l’astensionismo, quanto più il voto di protesta: gli astenuti rappresentano infatti una percentuale conforme al resto dell’Europa, ma sono i voti nulli a incidere pesantemente.
Nel nostro Paese si registra un numero molto elevato di schede vuote o nulle, traducibile con una presunta
titubanza, da parte del popolo italiano, nei confronti di una totale astensione.

L’astensionismo è ancora visto dalla società con una connotazione moralmente negativa ed è per questo che gli italiani preferiscono, piuttosto che astenersi, recarsi alle urne e consegnare scheda bianca.

Spostando il focus sugli altri Paesi, invece, emerge che il primato per l’astensionismo spetta alla Slovacchia, che ha registrato un picco perfino del 87%.
Ci sono poi il Portogallo con il 65,5% e il Regno Unito con 65%.

Italia vs Stati Uniti

Spostiamoci ora oltreoceano e vediamo cosa dicono i numeri negli Stati Uniti d’America.

Qui la situazione è completamente diversa e alle elezioni è normale registrare un astensionismo che raggiunge anche il 70%.
Basti pensare che in media solo un cittadino su tre partecipa attivamente alle elezioni presidenziali ogni quattro anni.

Come mai questa tendenza?
La motivazione principale è che solitamente le
opzioni tra cui scegliere sono solamente due – partito repubblicano e partito democratico – e con differenze molto nette, per questo per i più moderati è difficile trovare una scelta che rispecchi appieno le proprie idee.

In più dal punto di vista logistico e organizzativo i quartieri in cui vivono le fasce della popolazione economicamente più povere e in cui prevalgono le comunità etniche sono meno efficienti e meno supportati.
Rendendo il processo di voto più difficoltoso per una grande quantità di cittadini.

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