Per affermare la leadership della donne in una società in costante mutamento, a maggior ragione al termine della pandemia, è necessario un cambiamento culturale, accompagnato da maggiori misure di welfare a sostegno della famiglia e di chi se ne prende cura

Per affermare la leadership della donne in una società in costante mutamento, a maggior ragione al termine della pandemia, è necessario un cambiamento culturale, accompagnato da maggiori misure di welfare a sostegno della famiglia e di chi se ne prende cura. E’ il messaggio che arriva dal webinar Donne e leadership: protagoniste del cambiamento, organizzato dalla UilRua. “Studi statistici – ha sottolineato il segretario generale UilRua Attilio Bombardieri – dimostrano che la leadership femminile serve a far crescere il pil perchè le donne hanno capacità di dare un input in più. Se ci fossero politiche di aiuto alle famiglie – ha aggiunto il segretario – oggi probabilmente non ci sarebbe una percentuale così alta di donne che perdono il lavoro”.
 
Per la ministra dell’Università e della ricerca, Maria Cristina Messa, occorre agire su due aspetti: innanzitutto, ha detto “la parità salariale; e poi occorre favorire misure di conciliazione tra lavoro e famiglia”. La ministra ha sottolineato come uomini e donne siano presenti in ugual misura in ambito universitario, ma la percentuale di donne si riduce mano a mano che si sale di grado nella carriera accademica. “Tra i ricercatori – ha detto Messa – c’è una percentuale del 50% tra uomini e donne, ma la quota delle donne scende al 35% tra i professori associati per scendere ancora, al 24% tra i professori ordinari”. E questo è dovuto a diversi ordini di fattori, principalmente la discriminazione nelle carriere e la rinuncia, da parte delle donne, per incapacità di conciliare il lavoro con la famiglia.
 
La politica farà la sua parte più di quanto non ha già fatto. Porta la sua esperienza di sindaca di Roma Virgina Raggi che, ha sottolineato, ha più volte chiesto di intervenire in sede parlamentare su quello che, a suo avviso, è una norma da introdurre prima possibile nel nostro ordinamento: una legge per il congedo di paternità obbligatorio per i padri e le madri”. E poi, ancora, gli aiuti economici che possono alleviare il peso delle donne che, a volte, si trovano costrette a scegliere tra lavoro e famiglia”.
 
Importante però, ha sottolineato la rettrice della Sapienza di Roma, Antonella Polimeni “è far crescere le nostre ragioni, per rafforzare nelle nostre giovani la convinzione delle proprie capacità”. Nei suoi primi sei mesi alla guida dell’università più grande d’Europa, Polimeni ha già dato un impulso in questo senso, non solo nella costituzione, paritaria, delle commissioni ma anche, ad esempio, nella premialità prevista per quelle strutture che si attengono alla parità di genere.

 
“Difendere il ruolo delle donne nel lavoro, donne che sono state particolarmente penalizzate proprio dalla pandemia, ed in particolare nel mezzogiorno, è possibile anche mettendo in atto delle politiche attive nel mondo del lavoro”, ha sottolineano Ivana Veronese, segretaria confederale della Uil, perché “rientrare nel mondo del lavoro post pandemia comporterà inevitabilmente anche una rigenerazione delle competenze, per fare fronte alle innovazioni inevitabili che riguarderanno anche il mondo del lavoro”.
 
Che il maggior ruolo della donna sia anche un problema culturale è indubbio. Non è estraneo a questo neanche il mondo del cinema e dell’audiovisivo, ha spiegato Piera Detassis, presidente dell’Accademia del Cinema Italiano Premi David di Donatello. “La quota delle registe donna a livello mondiale è del 12% e secondo me in Italia è ancora più bassa. Dei film che arrivano nelle sale, poi, ben il 90,8% vede come regista un uomo”. D’altra parte, in 66 anni di storia del Premio David di Donatello, solo due volte ha vinto un film diretto da una donna, in entrambe le occasioni era Francesca Archibugi. E il premio come miglior regista non è andato mai ad una donna”. Anche il cinema può fare qualcosa: “possiamo incidere é ora di ribaltare la prospettiva della donna”, di cambiare la narrazione.
 
A livello mondiale la situazione non è molto diversa: tocca a Costanza Hermanin, professoressa al Collegio d’Europa di Bruges e Research Fellow dell’Istituto universitario europeo, spiegare come a livello di perequazione tra uomini e donne, nel campo dell’istruzione si è prossimi alla parità, ma a livello politico si è allo 0,1% e a livello economico allo 0,5%. E’ quindi il ruolo delle donne in politica che deve aumentare, anche se a livello europeo alcuni ruoli chiave sono occupati da donne, sia in campo economico (Lagarde alla Bce) che in capo politico (von der Leyen alla Commissione e da 16 anni Merkel alla guida della Germania, paese dove “non ci sono le quote rosa” a differenza della Francia e dell’Italia”).
 
Molto è affidato ai giovani, rappresentati nel corso del webinar da Lucia Lombardo, rappresentante degli studenti nel cda della Sapienza. A loro, alle loro iniziative, il compito di contribuire al cambiamento.
 

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