L'ex premier: "C'è un problema enorme di presenza femminile nel nostro partito"

Non c’è pace in casa Pd. Le prime mosse di Enrico Letta fanno discutere, soprattutto perché il neo segretario mette nel mirino i capigruppo di Camera e Senato. L’ex premier vuole sostituire Graziano Delrio e Andrea Marcucci con due donne: “Quando sono arrivato ho detto che c’è un problema enorme di presenza femminile nel nostro partito: tre ministri sono uomini, io sono un uomo”, spiega al Tirreno. “Non possiamo fare una foto di gruppo del vertice del partito e presentare volti di soli maschi – aggiunge -. In Europa sono cose che può fare Viktor Orban in Ungheria o Mateusz Morawiecki in Polonia”.

Un paragone durissimo, per la galassia dem. Che reagisce dividendosi. I primi feedback sono negativi: “Sconcerto e malumore nelle fila dei gruppi parlamentari”, fanno sapere alcune fonti del partito, mentre il senatore Salvatore Margiotta, su Twitter, usa amara ironia: “Mi sfugge il nome della donna scelta capogruppo al posto di Benifei” a Bruxelles. Nelle varie chat di gruppo ribollono le polemiche, al punto che qualcuno cita i casi di Orlando e dello stesso Letta: “La parità di genere evidentemente non era una priorità. In modo particolare il ministro del lavoro, ha portato con sé altri due uomini, Provenzano e Misiani uno come vice segretario ed il secondo in segreteria”.

Delrio prova a dare una mano per uscire dall’impasse offrendo la sua disponibilità “ad affidare alla autonoma valutazione delle deputate e dei deputati come andare avanti nel nostro lavoro”. Ma, sottolinea, “l’autonomia dei gruppi parlamentari vada rispettata”, rivendicando di aver agito sempre nel rispetto della parità di genere negli incarichi che ha ricoperto negli ultimi anni. Mentre la portavoce della Conferenza delle democratiche, Cecilia D’Elia, applaude all’iniziativa del segretario, ricordando che “spetta ora ai gruppi decidere il nome in piena autonomia, oltre ogni logica legata alle correnti”.

Sostanzialmente concordi con la scelta del leader sono i due vice segretari, Irene Tinagli e Peppe Provenzano, anche loro più preoccupati di scalfire lo strapotere delle correnti. Che è un tema ricorrente nelle parole di Letta: “Stavano soffocando il partito, il Pd deve essere plurale”, dice al quotidiano spagnolo ‘La Vanguardia’. Al quale conferma di voler aprire un canale di dialogo con i Cinquestelle: “La destra di Matteo Salvini e Giorgia Meloni supera il 40%. Per vincere dobbiamo formare una grande alleanza in cui ci sia il M5S, che ha avuto un’evoluzione europeista molto importante e positiva”, sottolinea. Puntualizzando che “la disponibilità di Giuseppe Conte a guidare il Movimento è una buona notizia e sono certo che ci capiremo bene”.

Letta non dimentica Italia viva: “Il mio compito è anche quello di aprire questa alleanza a tutti coloro che hanno lasciato il Pd”, ma getta palla nel campo di Matteo Renzi: “Dipende da loro. Sono disposto a dialogare con tutti”. Molto probabilmente l’incontro tra i due ex presidenti del Consiglio ci sarà la prossima settimana, ma Letta si presenterà con un colpo importante messo a segno. Perché Eugenio Comincini lascia Iv e torna alla casabase dem: “Torno in pace, senza essere ‘cavallo di Troia’ di nessuno, disponibile al confronto sulle idee”, scrive sui social il senatore lombardo. Accolto con entusiasmo da quasi tutte le aree del mondo democrat. “Eugenio ha deciso di tornare a casa, il partito che lo ha eletto nel 2018 – ribadisce Andrea Marcucci -. E a tutti ricordo che nel suo caso non si può certo parlare di transumanza”. Ma Comincini potrebbe non essere il solo: gli occhi sono ora puntati su Leonardo Grimani, altro senatore Iv che potrebbe fare il percorso inverso a breve. In casa Pd, insomma, non ci si annoia mai.

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