Martedì proseguono le consultazioni con i partiti maggiori

“Ora che c’è Draghi, ‘A me cosa dai?’ è una domanda che non si può fare. Quello che è successo rappresenta uno choc che avrà conseguenze politiche rilevantissime. E’ chiaro che il Governo dovrà avere degli agganci parlamentari, ci devono essere e lui che è un politico finissimo lo sa perfettamente, ma il target ormai è diverso, ha alzato l’asticella”. Bruno Tabacci ha da poco incontrato il presidente del Consiglio incaricato a Montecitorio ed è abbastanza fiducioso circa il futuro. Il voto su Rousseau? “Sì, certo, siamo tutti preoccupati – ironizza – l’impatto con lui è abbastanza impressionante , tutti presto se ne renderanno conto”. Per giorni al centro del ‘suk’ in favore del Conte Ter, il leader di Centro democratico è il primo a scommettere che adesso il ‘sistema’ precedente verrà spazzato via.

Nel corso del secondo giro di incontri, di squadra e nomi non si parla. “Forse accadrà domani con i partiti più grandi”, ipotizza qualcuno. Nei capannelli in Transatlantico sono in tanti a scommettere che alla fine la compagine sarà mista, fatta di tecnici e politici, sia pure non i segretari o i leader. E se i partiti restano in agitazione, non è dalle persone e dalle ‘quote’ che l’ex uomo di Francoforte sembra voler partire. Chi, come il socialista Riccardo Nencini prospetta a ‘SuperMario’ la difficoltà di portare avanti un progetto con una maggioranza così ‘variopinta’, si sente rispondere all’incirca così: Al centro c’è il programma. La situazione è complicata ma siamo qui per trovare una soluzione. Certo se si dà più importanza alla forma che alla sostanza non ce la si fa, ma è per la sostanza delle cose che siamo qui.

Secondo gli ultimi rumors parlamentari, comunque un occhio alla sostanza Draghi lo terrebbe anche per quel che riguarda la composizione della squadra di Governo. Il premier incaricato affiderebbe a persone di sua fiducia il Mef, il Mise, il ministero dei Trasporti e il ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio. All’Economia in pole ci sarebbero l’attuale direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini o Daniele Franco, numero uno di Bankitalia. Ai Trasporti potrebbe andare Raffaele Cantone, ma pronti ad entrare in squadra ci sarebbero anche Fabio Panetta, membro del comitato esecutivo Bce, il vicepresidente della Banca europea per gli investimenti Dario Scannapieco e l’ex presidente Istat Enrico Giovannini. E se al Viminale potrebbe rimanere Luciana Lamorgese, a giurare da ministero della Giustizia potrebbero essere Marta Cartabia o Paola Severino.

I dubbi più grossi riguardano la componente politica del nuovo Governo. Due incarichi potrebbero andare a Pd, Lega e FI, spera in tre ministeri il M5S (forti del loro 33% in Parlamento), mentre si dovranno accontentare di una ‘poltrona’ i partiti più piccoli. Il quadro è tutt’altro che definito, gli sherpa sono al lavoro, ma non sono in pochi a credere che ancora ‘si stiano facendo i conti senza l’oste’. Il totoministri, comunque, vede in quota pentastellata Luigi Di Maio, una conferma tra Fabiana Dadone e Paola Pisano (nell’ottica di preservare la presenza femminile all’interno della compagine di Governo), ma restano le ipotesi Stefano Patuanelli, Federico D’Incà o Vito Crimi. In casa Dem i nomi in lizza restano quelli di Andrea Orlando, Dario Franceschini o Lorenzo Guerini e poi Anna Ascani o Debora Serracchiani, mentre Gian Paolo Manzella potrebbe essere confermato come sottosegretario. Per Italia viva i ‘papabili’ sono Ettore Rosato o Teresa Bellanova, per Leu Roberto Speranza. In casa Lega, oltre a Giancarlo Giorgetti, potrebbero essere schierati Erika Stefani o Giulia Bongiorno, Massimo Garavaglia o Carlo Durigon. In FI, in caso di governo più politico in pole restano Antonio Tajani, Maria Stella Gelmini o Anna Maria Bernini, mentre se si facesse una scelta più istituzionale gli azzurri opterebbero per Mara Carfagna, attuale vicepresidente della Camera. Tra i centristi è Bruno Tabacci che potrebbe ottenere un incarico. Perché, come insegna, “gli agganci parlamentari servono sempre”.

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