L'endorsement del presidente di Confindustria, Carlo Bonomi pare aver blindato Gualtieri all'economia

Il mantra è: prima i contenuti, poi i nomi. Ma nelle ‘segrete stanze’ della politica ci sono già liste di papabili per occupare le caselle del nuovo governo. Il dilemma, semmai, è capire chi guiderà il prossimo esecutivo, visto che il borsino del Conte ter è sempre molto instabile, con giornate in cui recupera terreno e altre nelle quali la lancetta scende in basso. I rumors narrano che l’opzione Mario Draghi sia tutt’altro che campata in aria, nonostante le smentite del Quirinale.

Perché l’ex presidente della Bce possa arrivare a Palazzo Chigi, però, diverse tessere del puzzle dovrebbero incastrarsi. Innanzitutto la certificazione che la maggioranza non si possa ricomporre sul nome di Giuseppe Conte. Cosa non da poco, se quattro delle cinque gambe indicano l’ex ‘avvocato del popolo’ per il ruolo di presidente del Consiglio.

Ipotizzando che l’economista sia la carta d’oro del Colle per non sprecare l’occasione del Recovery plan, a quel punto nel governo dovrebbero entrare i leader politici, si vocifera nei corridoi parlamentari. Da Luigi Di Maio a Matteo Renzi, da Andrea Orlando (in rappresentanza di Nicola Zingaretti) a Roberto Speranza: tutti in campo come ‘garanzia’ dell’ex presidente della Bce, che potrebbe trattare con una forza maggiore in Europa a nome dell’Italia. Ma siamo ancora nel campo della fantapolitica.

L’ipotesi più accreditata, però, è che possa esserci un ter con un rimescolamento della squadra. Molto dipenderà dalla scelta se tornare ai due vice premier (si fanno i nomi di Di Maio e Dario Franceschini) o restare con lo schema attuale. In quest’ultimo caso, occupate le caselle di Farnesina e Mibact, i ritocchi riguarderebbero altri dicasteri, come la Giustizia, dove il destino di Alfonso Bonafede sembra segnato. Ma c’è anche l’Economia da tenere d’occhio: almeno stando ai rumors e ad alcune dichiarazioni pubbliche dei leader, Roberto Gualtieri sembrava in uscita per far posto a Enrico Giovannini. L’endorsement del presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, invece, pare aver blindato il responsabile del Mef. Più probabile che a lasciare il suo posto debba essere Lucia Azzolina, dopo i bombardamenti di Iv sulle aperture delle scuole e i banchi a rotelle. Ma il ministero dell’Istruzione sarebbe nel mirino del Pd, più che del partito di Matteo Renzi, magari unendo di nuovo Università e ricerca.

Per viale Trastevere circolano i nomi della vice ministra, Anna Ascani, ma anche del ministro Gaetano Manfredi.

Le mire di Italia viva si concentrerebbero più sulle Infrastrutture, con uno spacchettamento dei trasporti. I candidati più accreditati sarebbero, dunque, Maria Elena Boschi (o Davide Faraone) e Graziano Delrio, anche se l’attuale capogruppo del Pd ribadisce che non è della partita. Se nessuno riuscirà a convincerlo, allora, il Mit potrebbe anche restare così com’è.

Iv vorrebbe discontinuità anche alla Difesa, ma Lorenzo Guerini gode della stima di tutta la maggioranza, ergo lascerebbe solo per un incarico di pari livello, magari all’Interno, anche se Luciana Lamorgese ha ancora chance di permanenza e, comunque, in pole ci sarebbe Andrea Orlando.

Per quanto riguarda i ministeri del Lavoro e dello Sviluppo economico, la golden share dovrebbe restare nelle mani del Movimento 5 Stelle, con la conferma di Stefano Patuanelli e la sostituzione di Nunzia Catalfo. Per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà è in bilico, ma il dicastero resterebbe comunque in ambito Cinquestelle: il nome che circola da giorni è quello di Francesco D’Uva. Se Roberto Speranza è sicuro di continuare alla Salute, Sergio Costa potrebbe cedere il posto di ministro dell’Ambiente all’attuale capogruppo di Iv al Senato, Faraone, probabilmente in cambio di una candidatura unitaria a sindaco di Napoli. Entro la fine settimana tutti i dubbi dovrebbero essere sciolti, in primis se avremo un governo politico o istituzionale. Anzi, meglio usare la prudenza: se l’Italia avrà un governo.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata