Unioni civili, ancora nessun accordo tra Ncd e Pd, si va verso l’ostruzionismo

Unioni civili, ancora nessun accordo tra Ncd e Pd, si va verso l’ostruzionismo

di Elisabetta Graziani

Roma, 1 set. (LaPresse) – Ancora nessun accordo sulle unioni civili tra Ncd e Pd. A dirlo è Nico D’Ascola, capogruppo di Area Popolare (Ncd-Udc) in commissione Giustizia al Senato, dove domani è previsto torni il disegno di legge Cirinnà per la discussione e il voto degli emendamenti. Sono in tutto 1508 le proposte di modifica del testo, presentate in gran parte dal Nuovo Centrodestra. Un numero alto, ma che rappresenta soltanto la metà degli emendamenti e subemendamenti proposti: l’altro 50 per cento è stato giudicato inammissibile o improponibile.

Il Pd teme l’ostruzionismo da parte degli alleati di governo. Se ciascun emendamento venisse discusso, i tempi sarebbero dilatati a dismisura. Di fronte a questa prospettiva, c’è la possibilità che la capigruppo del Senato calendarizzi lo stesso l’aula dove il provvedimento sulle unioni civili potrebbe approdare anche senza aver concluso il suo iter in commissione Giustizia. Lo scopo è arrivare all’approvazione definitiva anche alla Camera entro l’anno.

Il referente del Pd in commissione Giustizia, Giuseppe Lumia, apre al dialogo ma senza stravolgimenti del testo. “Per il Pd – dice – la scelta a favore delle unioni civili è chiara. Per noi è importante approvare il testo Cirinnà. Il nostro Paese è pronto e maturo per questa scelta. Si tratta di una proposta aperta al dialogo, per cui invitiamo a mettere da parte l’ostruzionismo”. Su di un fronte simile si trova il M5S che è disposto a modifiche del testo purché non sostanziali. “Se il testo non viene stravolto, lo approveremo. In caso contrario, non potremo venire meno alla volontà espressa anche in un sondaggio sul web dai nostri elettori che al 90 per cento si sono detti favorevoli alle unioni civili”, spiega il senatore Maurizio Buccarella (M5S), membro della commissione Giustizia del Senato.

Tre i principali nodi attorno ai quali ruota il dibattito che già accende gli animi anche a Montecitorio. “Sì al riconoscimento dei diritti individuali, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti relativi alla solidarietà e alla cura, ma no ad adozioni, pensioni di reversibilità e all’equiparazione con il matrimonio”, riassume la deputata di Ap, Paola Binetti. Se il senatore Carlo Giovanardi (Ncd) ha già detto che non voterà il ddl Cirinnà, il referente di Ap in commissione Giustizia D’Ascola precisa che, sì, “Giovanardi esprime una tesi diffusa nel partito”, ma che “l’augurio è che si trovi un accordo politico”.

Forza Italia si esprime con la voce del presidente della commissione, Francesco Nitto Palma, che al balletto di opinioni interne al partito mette un punto e specifica che “la posizione di Forza Italia è quella espressa dagli emendamenti del senatore Caliendo: cioè chiediamo di evitare l’equiparazione delle unioni civili al matrimonio tradizionale e di evitare differenze profonde tra la disciplina delle unioni civili e delle coppie di fatto eterosessuali”. Il che tradotto vorrebbe dire: sì ai diritti individuali, no a quelli di coppia. Una posizione simile a quella di Ncd.

Curiosa la terza via illustrata dal senatore Lucio Barani, presidente di Ala (Alleanza Liberalpopolare-Autonomie) il gruppo parlamentare voluto da Denis Verdini. “Non posso che essere d’accordo con le unioni civili – dice da ex socialista -, ma non con gli estremismi di Cirinnà né di Giovanardi. Se il testo del disegno di legge sarà rivisto e corretto, Ala lo voterà”. “D’accordo le unioni civili, ma vanno attenuate le parti relative alla reversibilità pensionistica e alle adozioni”, spiega il senatore. E aggiunge: “Noi e i moderati del Pd la pensiamo allo stesso modo, troveremo un equilibrio fra gli estremisti Cirinnà e Giovanardi”.

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