di Donatella Di Nitto
Roma, 7 lug. (LaPresse) – Il rinvio a settembre della Riforma costituzionale non è più un’ipotesi e neanche una indiscrezione. E’ stata la stessa ministra Maria Elena Boschi oggi al termine della prima riunione in commissione Affari costituzionali, che oggi ha incardinato il ddl, a confermare che “teoricamente è possibile completare i lavori entro pausa estiva. Se non sarà possibile si andrà a settembre. L’importante è lavorare bene e non sprecare tempo ora”. Le voci che si rincorrevano da giorni su un possibile rinvio a dopo la pausa estiva del provvedimento oggi si sono concretizzate. In ballo infatti quattro decreti a rischio scadenza, che devono essere convertiti in legge entro la prima settimana di agosto: pensioni, enti territoriali, terrorismo, fallimenti e l’ultimo su Ilva e Fincantieri.
A questi si aggiungono il bilancio interno del Senato, due provvedimenti che attendono l’ok da mesi come le unioni civili e la prescrizione, oltre alla riforma della Rai, qualora fosse concluso l’esame in commissione. Insomma l’ingorgo a palazzo Madama sembra già avviato e sarebbe intenzione del governo non complicarlo anche con la fretta di approvare il ddl Boschi entro il 7 agosto. La decisione, secondo quanto si apprende da fonti parlamentari, sarebbe stata presa durante una riunione a palazzo Chigi lunedì tra il premier Matteo Renzi e i capigruppo di Camera e Senato, Ettore Rosato e Luigi Zanda, e la stessa Boschi. Durante l’incontro infatti si sarebbe convenuto di dare priorità ai decreti in scadenza e rinviare quindi la riforma del Senato a dopo la pausa estiva.
Oggi la commissione ha comunque iniziato l’esame del provvedimento con la relazione della presidente Anna Finocchiaro che al termine dei lavori ha auspicato “che ci sia la capacità di costruire consenso attorno al testo. Se troviamo un consenso ampio su un testo, l’esame si può esaurire in due o tre settimane “. Il problema in commissione sta proprio nella sua composizione, che la stessa esponente Dem ha rilevato come “anomalia” perchè “la composizione della commissione non rispetta la proporzione d’aula” tra maggioranza e opposizione. Di fatto nella prima commissioni i numeri parlano chiaro ci sono 14 membri della maggioranza e 14 delle opposizioni, queste ultime arricchite dall’ingresso dei due senatori del gruppo Gal, Mario Mauro e Giovanni Mauro. Su questa faccenda il Pd ha chiesto che intervenga il presidente Pietro Grasso per ristabilire l’equilibrio, dagli uffici della presidenza però si fa sapere che la seconda carica dello stato in questo caso non ha potere visto che Mario Mauro è passato all’opposizione dopo che gli era stata assegnata la commissione. Altra grana consegnata a Grasso è la richiesta della minoranza Dem che chiede la modifica dell’articolo 2 del ddl, articolo non modificato dalla Camera e che quindi non dovrebbe essere discusso in Senato. Secondo i 25 senatori dissidenti invece la parte che riguarda proprio il Senato non elettivo potrebbe essere modificata se si trovasse una larga intesa tra i partiti in Parlamento, ovviamente previa autorizzazione del presidente Grasso. Su questo Grasso si pronuncerà in fase emendativa, quando quindi si inizieranno a votare le proposte di modifica. In realtà, spiegano fonti politiche, è su questo punto che nascerebbe la volontà del governo a rinviare a settembre l’approvazione delle riforme costituzionali. La pausa, non solo estiva, potrebbe infatti risolvere il problema dei numeri in commissione e magari trovare un accordo con chi non digerisce proprio quel Senato non elettivo. Per il momento Renzi tace, davanti a se però la possibilità di ricorrere a quella parte di Forza Italia, guidata da Denis Verdini, che la riforma la voterebbe così com’è.
Oggi a sorpresa in commissione è arrivato anche il presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano. “Non c’è nulla di strano ad essere qui” ha commentato il senatore a vita che fa parte della commissine Esteri di Palazzo Madama ma ci teneva a partecipare, riferiscono dal suo staff perché “voleva ascoltare la relazione della presidente Finocchiaro” proprio perché considera il provvedimento “parte del lascito dei suoi due mandati”.”Mi sono occupato parecchio di questi temi – ha detto Napolitano – nel mio ruolo precedente, sono venuto ad ascoltare i senatori, c’è stata una relazione, come sempre, seria della presidente Finocchiaro”. Appuntamento quindi a domani alle 15 quando l’ufficio di presidenza dell’Affari costituzionali deciderà il calendario dei lavori decidendo anche la conclusione dei lavori.

