Roma, 7 lug. (LaPresse) – Mentre l’aula della Camera discute il disegno di legge di riforma della scuola, la cui approvazione definitiva potrebbe essere già domani, a Roma e in tutta Italia esplodono le proteste. Nella capitale terminati gli interventi dal palco, il sit-in di protesta contro il ddl scuola a piazza Montecitorio si trasforma in un corteo. L’obiettivo, come dichiara Piero Bernocchi, portavoce dei Cobas della scuola, è arrivare il più vicino possibile al Quirinale. I manifestanti procedono al grido di “scuola pubblica”.
“Non lo vogliono gli insegnanti, le famiglie e nemmeno i presidi. Presidente Mattarella, non firmi. Il ddl è contro la Costituzione e questo governo è un regime, non ascolta nessuno”. Questo l’appello di Maurizio, un insegnante oggi in protesta a piazza Montecitorio contro il ddl scuola. “A me – sottolinea – il ddl andrebbe anche bene: sarei avvantaggiato perché sono un ingegnere, una figura indispensabile per la scuola“. E mostrando la maglietta su cui è scritto l’art. 33 della Costituzione dice: “Io combatto per la scuola pubblica, per i giovani e i precari”.
“Sono fortemente contrario a questa riforma e anche alle altre riforme del governo Renzi”, dichiara Flavio, uno studente romano al secondo anno del liceo scientifico. “Questo è un Parlamento intero che non dovrebbe esistere – sostiene-, Napolitano a suo tempo doveva sciogliere le Camere”. “Hanno impedito alle commissioni di lavorare. La scusante sono le assunzioni, ma perché per assumere bisogna stravolgere una regola del Parlamento“, si chiede Alessandro, un insegnante con contratto a tempo indeterminato che viene da Napoli. Alessandro ha 57 anni e sottolinea: “Alla mia età potrei anche andare al mare se fosse una barzelletta”. La protesta prosegue in un crescendo di “Mai più Pd” e “Mattarella non firmare”, mentre iniziano ad arrivare parlamentari dell’opposizione in sostegno degli insegnanti”.

