L’economia circolare premia l’Italia ma è ancora troppo alto l’import di materie prime

L’economia circolare premia l’Italia ma è ancora troppo alto l’import di materie prime

Il nuovo rapporto presentato alla Conferenza nazionale promossa dal Circular economy network in collaborazione con la Fondazione per lo sviluppo sostenibile e con l’Enea.

L’economia circolare premia, di nuovo, l’Italia. Anche se resta troppo alta l’importazione di materie prime. Un quadro articolato del nostro Paese quello che emerge dal nuovo rapporto sull’economia circolare in Italia presentato a Roma alla Conferenza nazionale sull’economia circolare, promossa dal Circular economy network in collaborazione con la Fondazione per lo sviluppo sostenibile e con l’Enea.

Il nostro Paese dipende per il 46,6% dall’estero

L’Italia è ancora leader in Europa per l’economia circolare ma importa troppe materie prime dall’estero. Secondo l’analisi l’Italia resta “il Paese più dipendente dalle importazioni di materiali tra le grandi economie dell’Ue“. Il 46,6% delle materie prime trasformate proviene dall’estero, contro una media Ue del 22,4%, con la Spagna al 39,8%, la Germania al 39,5% e la Francia al 30,8%“.

Spesa per l’import è sempre più alta

Il costo di questa dipendenza “sta diventando sempre più insostenibile. Nel 2025 la spesa per le importazioni di materiali ha sfiorato i 600 miliardi di euro, con un aumento del +23,3% rispetto al 2021, pur con volumi complessivi in calo. Il costo dei metalli (come nichel, rame, acciaio) è cresciuto del 18% e rappresenta il 40% del valore totale delle importazioni nazionali”.

Una pressione economica destinata “ad aumentare con il protrarsi delle tensioni geopolitiche e dei prezzi e della volatilità dell’approvvigionamento di materie prime strategiche, oltre che di fonti fossili di energia”.

Ok Italia su riciclo rifiuti e efficienza materiali

L’Italia – osserva il rapporto – ha “un buon livello di circolarità per il tasso di riciclo dei rifiuti e per un utilizzo efficiente dei materiali, ma investe poco nell’innovazione circolare, presenta debolezze in diversi mercati delle materie prime seconde e resta esposta a una forte dipendenza dall’importazione di materie prime strategiche”.

L’indice di circolarità dell’Italia è di 65, seconda in Ue. I numeri sono chiari. Il 21,6% è il tasso di utilizzo circolare di materia, ed è prima in Europa, con la media Ue che arriva al 12,2%. L’85,6% dei rifiuti riciclati sul totale gestito in confronto ad una media Ue del 41,2%. La produttività delle risorse è al 4,7 euro al kg, prima tra le grandi economie Ue (la media Ue è a 3 euro al kg). La dipendenza italiana dalle importazioni di materiali al 46,6%, la più alta tra le grandi economie Ue (media Ue 22,4%). Il costo delle importazioni nel 2025: +23,3% dal 2021 pur con volumi in calo.

Europa in ritardo

Ma – avverte il rapporto – sul fronte europeo c’è “un ritardo significativo: nonostante il notevole aumento del riciclo e la riduzione dello smaltimento, la generazione complessiva di rifiuti resta elevata e i consumi di materie prime, in gran parte importate, rimangono consistenti. I volumi globali di materiali utilizzati sono più che triplicati negli ultimi 50 anni e continuano a crescere al ritmo del 2,3% annuo. Di questo passo l’Unione non raggiungerà il target del 24% di tasso di circolarità entro il 2030″.

Economia circolare si traduce in sicurezza

Uno dei ragionamenti sull’economia circolare di quest’anno si incentra, anche in seguito all’insegnamento derivante dal blocco Stretto di Hormuz, sicuramente sulla scelta di sostenibilità ma soprattutto sulla necessità, per esempio, di riciclare materie prime per la sicurezza e per la competitività.

“Con la crisi di Hormuz – osserva Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile – si discute molto della necessità di ridurre la vulnerabilità prodotta dalla dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili ma troppo poco di quella altrettanto critica legata a numerose materie prime, decisive per la sicurezza degli approvvigionamenti e soggette a forte volatilità dei prezzi. Una maggiore circolarità dell’economia diventerà sempre più una condizione imposta non solo dalla crisi climatica e dalla limitatezza delle risorse ma dal contesto geopolitico. La circolarità è ormai un contenuto essenziale di una politica industriale all’altezza dei tempi”.

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