Va meglio la situazione smog in Italia, tanto che nel 2025 riesce a rispettare i limiti della qualità dell’aria per la maggior parte dell’anno e su quasi tutto il suo territorio. Il quadro viene disegnato grazie ai nuovi dati diffusi dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), in cui si fa anche presente che restano ancora delle ”criticità” per l’inquinamento dell’aria nel nostro Paese, soprattutto nella pianura padana e nel basso Lazio.
Nello specifico sono stati rispettati i valori limite per PM10 e PM2,5 (polveri sottili e sottilissime) su quasi tutto il territorio, ma permangono situazioni di superamento in diverse zone. Si riduce il biossido di azoto. Mentre il caldo estremo e l’assenza di precipitazioni non migliorano la situazione dell’ozono in estate. La nuova direttiva europea impone limiti più stringenti da raggiungere entro il primo gennaio 2030, per i quali si rendono necessarie strategie aggiuntive. In generale, l’analisi del decennio 2015-2024 mostra ”una decrescita significativa nel primo quinquennio e poi una situazione di stabilità”.
I nuovi dati sono contenuti in un rapporto sintetico elaborato ogni anno dagli esperti di Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e delle Agenzie ambientali di regioni e province autonome, che riassume i dati rilevati dalle stazioni di monitoraggio presenti su tutto il territorio nazionale.
I periodi di stagnazione atmosferica invernali in alcune delle aree del Paese solitamente più critiche sono stati frequenti e intensi nell’anno appena trascorso favorendo in diversi giorni il superamento della soglia prevista per il valore limite giornaliero di 50 nanogrammi per metro cubo. Ai superamenti giornalieri possono contribuire, in alcuni casi, anche i fenomeni naturali. La valutazione della frequenza e dell’intensità di questi fenomeni e quindi del contributo al numero di giorni di superamento per alcune regioni è ora in corso.
Sono stati rispettati i valori limite per PM10 e PM2,5 su quasi tutto il territorio, ma permangono situazioni di superamento in diverse zone. Si riduce il biossido di azoto. Caldo estremo ed assenza di precipitazioni non migliorano la situazione dell’ozono in estate. La nuova Direttiva europea impone limiti più stringenti da raggiungere entro il primo gennaio 2030, per i quali si rendono necessarie strategie aggiuntive.
Si registra il rispetto del valore limite annuale (40 microgrammi per metro cubo) del PM10 in tutte le regioni; nel 92% delle stazioni è rispettato anche il valore limite giornaliero (50 microgrammi per metro cubo per la media giornaliera, da non superare per più di 35 giorni in un anno). Criticità in diverse zone del Paese: nel bacino padano, nell’agglomerato Napoli-Caserta, nella zona della Valle del Sacco (in provincia di Frosinone). Isolati casi di violazione sono stati registrati anche nella pianura venafrana (in provincia di Isernia) e a Palermo. In generale, l’analisi statistica del decennio 2015-2024 mostra una decrescita significativa nel primo quinquennio e poi una situazione di stabilità.
Il valore limite annuale del PM 2,5 (25 microgrammi per metro cubo) è rispettato su quasi tutto il territorio nazionale. Per questo inquinante si osserva una riduzione media di circa il 14% dei livelli annuali registrati nel 2025 rispetto alla media del decennio 2015-2024.
Anche il valore limite annuale del biossido di azoto è rispettato nella larga maggioranza delle stazioni di monitoraggio (99%), sebbene sia da registrare il superamento in un numero limitato di stazioni, localizzate in grandi aree urbane in prossimità di importanti arterie stradali, nell’agglomerato di Milano, a Genova, Napoli, Catania e Palermo.
In larga parte del Paese si registrano ancora livelli di concentrazione di ozono superiori agli obiettivi previsti dalla legge (solo il 9% delle stazioni rispetta l’obiettivo a lungo termine, pari a 120 microgrammi per metro cubo come valore più alto della media mobile giornaliera su otto ore).
Si può affermare che il 2025 ha confermato il trend di miglioramento della qualità dell’aria a livello nazionale.
Lo scenario che introduce la nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria, entrata in vigore il 10 dicembre 2024 e che dovrà essere recepita nell’ordinamento nazionale entro il 2026, indica la necessità di individuare e attuare rapidamente strategie aggiuntive rispetto a quelle già implementate, in grado di ridurre significativamente l’inquinamento atmosferico, tenuto conto del fatto che i livelli attuali sono superiori, in larga parte del Paese, ai valori limite della nuova direttiva, da rispettare entro il 1 gennaio 2030, e ai valori guida dell’Organizzazione mondiale della sanità, che indica l’inquinamento atmosferico come uno dei maggiori rischi ambientali per la salute. La strada da percorrere è ancora lunga e richiede un’ulteriore – particolarmente rilevante – riduzione delle emissioni.
“Dietro ogni dato sulla qualità dell’aria c’è qualcosa di molto concreto: la salute delle persone, la vivibilità delle nostre città, il futuro dei nostri territori. I risultati che emergono da questo rapporto ci consegnano un messaggio chiaro: stiamo andando nella direzione giusta, ma dobbiamo farlo velocemente – dichiara Alessandra Gallone, presidente di Ispra e di Snpa – abbiamo dimostrato che migliorare è possibile. Ora dobbiamo dimostrare che possiamo fare di più. La nuova Direttiva europea ci pone obiettivi ambiziosi entro il 2030: non sono solo vincoli, ma un’opportunità per innovare, per rendere più sostenibili i nostri modelli di sviluppo, per costruire un futuro più sano e più giusto. Come Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, continueremo a mettere a disposizione del Paese il valore più importante che abbiamo: la credibilità scientifica, la qualità dei dati e la capacità di leggere i fenomeni per accompagnare le decisioni. Perché proteggere l’ambiente significa, prima di tutto, prendersi cura delle persone. E questa è una responsabilità che ci unisce tutti”.

