Acqua e perdite di rete. L’acquedotto italiano lascia per strada in media quasi 38 litri ogni 100 immessi nei tubi. E’ quanto si evince dal nuovo ‘Blue book’, la monografia completa dei dati del servizio idrico, realizzato dalla Fondazione Utilitatis e promosso da Utilitalia, e presentato oggi a Roma.
Il 22 marzo è la Giornata mondiale dell’acqua.
Analisi su 324mila km di acquedotto
Il campione preso in considerazione dallo studio conta “oltre 324mila km di rete, di cui il 30% con più di 30 anni, e registra perdite medie del 37,9%”.
Concentrazione sul servizio
Secondo il ‘Blue book’ “permangono criticità anche sul fronte della continuità del servizio, degli allagamenti, fino a 27 episodi ogni 100 km al Sud, e del riutilizzo delle acque reflue, fermo al 3,4% a fronte di un potenziale del 13,4%”. Al contempo – continua il documento – “la qualità dell’acqua potabile si mantiene su livelli elevati, con non conformità molto contenute, e spicca il dato relativo all’attenzione dei gestori nell’analisi e monitoraggio della risorsa: 4,4 milioni di parametri analizzati nel 2024 per 295mila campioni”, il 197% in più rispetto al numero minimo di prelievi richiesto dalla normativa, “a testimonianza di un livello di monitoraggio particolarmente intensivo”.
Investimenti in crescita
Gli investimenti nell’acqua sono in crescita, e arrivano a 90 euro all’anno a persona. Secondo lo studio – a cui hanno contribuito Enea, la Protezione civile, l’Istituto superiore di sanità, le autorità di bacino dei distretti idrografici, la Fondazione Cima e The european house-Ambrosetti – nel periodo 2021-2029 gli investimenti si attestano su una media di 90 euro all’anno per abitante, con un picco nel biennio 2025-2026 legato anche all’attuazione del Pnrr, il nostro Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Il nodo delle gestioni in economia
Tra gli elementi su cui lavorare, il nodo delle gestioni ‘in economia’ in capo agli enti locali – dove l’investimento è fermo a 22 euro all’anno per abitante al 2024 – che interessano ancora 6,9 milioni di abitanti, soprattutto al Sud del Paese.
Le famiglie spendono 411 euro all’anno
Nel 2025 la spesa media nazionale per il servizio idrico integrato è stata pari a 411 euro annui per una famiglia di tre componenti. La tariffa si attesta mediamente a 2,6 euro al metro cubo, inferiore alla media europea di 3,4 euro al metro cubo.
Dipende il 20% del Pil italiano
Dalla risorsa idrica dipende il 20% del Pil dell’Italia. Stando a quanto riportato nel nuovo ‘Blue book’ il 15% del Pil dell’area mediterranea, pari a 1.902 miliardi di dollari, e il 20% di quello italiano per 384 miliardi di euro non potrebbero essere generati senza l’acqua.
“Le imprese del settore sono alle prese con una sfida idrica globale che non è più emergenziale ma strutturale – viene spiegato – secondo l’università delle Nazioni Unite siamo entrati in una fase di ‘bancarotta’ dove, a livello mondiale, l’equilibrio tra domanda e disponibilità è stato superato in molti sistemi. Questo impone un’accelerazione significativa delle politiche di adattamento, modernizzazione infrastrutturale e finanza dedicata”. Per uscire “da una logica emergenziale, a fronte di un’alternanza sempre più marcata nel nostro Paese di fasi con piogge intense e periodi più secchi, ricorrere a soluzioni tecnologiche, gestionali o finanziarie innovative, è ormai imprescindibile. Grazie all’integrazione di satelliti ottici e radar, per esempio, è possibile monitorare lo stato degli invasi in tempo quasi reale ed in qualsiasi condizione meteorologica”.

