Clima impazzito in Italia, i danni dell’emergenza maltempo saliranno a 34 miliardi in tre anni

Clima impazzito in Italia, i danni dell’emergenza maltempo saliranno a 34 miliardi in tre anni

Il bilancio messo insieme da Legambiente in occasione della dichiarazione dello stato di emergenza nazionale da parte del consiglio dei ministri per i territori colpiti dal ciclone Harry.

Il clima impazzito colpisce sempre di più l’Italia, e il conto dei danni dell’emergenza (che continuiamo a chiamare) maltempo arriverà a 34 miliardi di euro in soli tre anni. Il bilancio lo mette insieme Legambiente in occasione della dichiarazione dello stato di emergenza nazionale da parte del consiglio dei ministri per i territori colpiti dal ciclone Harry.

Del resto gli effetti della crisi climatica sul Pianeta sono pesanti sia in termini economici che sociali, tanto che una delle ultime stime parla per esempio di oltre 220 miliardi soltanto l’anno scorso.

“Se nel 2025 i danni da eventi meteo estremi nel Paese sono stati pari a 11,9 miliardi di euro – osserva Legambiente – in futuro, con una proiezione al 2029, saliranno a 34,2 miliardi di euro secondo gli ultimi studi”.

Il punto principale della questione è che “l’Italia continua a rincorrere le emergenze invece che prevenirle. Basta ritardi – osserva Legambiente – serve una Strategia nazionale di prevenzione. Oltre ad aiutare le popolazioni colpite, occorre stanziare subito le risorse per attuare il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici prendendole da quelle destinate al Ponte sullo Stretto e approvare una legge contro il consumo di suolo”.

“Ancora una volta l’Italia rincorre le emergenze invece di prevenirle con azioni di mitigazione e adattamento – dichiara Legambiente – mentre il governo si appresta con il Cdm di oggi a decretare lo stato di emergenza per la Sicilia e i territori del sud Italia colpiti dal ciclone Harry resta il grande silenzio su come affrontare la crisi climatica in atto. Da tre anni il Paese attende l’attuazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc), un piano rimasto solo sulla carta, dato che le risorse economiche necessarie per attuarlo non sono state mai state stanziate. Neanche nell’ultima legge di Bilancio è stato inserito un riferimento al Pnacc. Intanto i territori sono sempre più schiacciati dalla crisi climatica. Chiediamo pertanto all’esecutivo un intervento immediato: oltre ad aiutare i territori colpiti dal ciclone Harry, c’è bisogno di mettere in campo una Strategia nazionale per la prevenzione“.

Tra le azioni prioritarie da cui partire “l’attuazione del Pnacc, prendendo le risorse necessarie per attuarlo da quelle destinate al Ponte sullo Stretto, l’approvazione della legge contro il consumo di suolo, il cui iter legislativo iniziato nel 2012 è fermo in Parlamento, e azioni come riaprire i fossi e i fiumi tombati nel passato, recuperare la permeabilità del suolo attraverso la diffusione di Sistemi di drenaggio sostenibile che sostituiscano l’asfalto e il cemento”.

A proposito del Pnacc, Legambiente ricorda che “ad oggi pesa l’assenza del ‘Forum permanente per la promozione dell’informazione, della formazione e della capacità decisionale dei cittadini e dei portatori di interesse’, che funge da organo consultivo, cruciale per gli aspetti di concertazione, e che dovrebbe affiancare l’Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici, istituito nelle scorse settimane con quasi due anni di ritardo”.

In Italia nel 2025 – stando ai dati del suo Osservatorio Città Clima – sono stati registrati 376 eventi meteo estremi, con +5,9% rispetto al 2024. E tra le regioni più colpite la Sicilia con 45 eventi meteo estremi è risultata al secondo posto dopo la Lombardia con 50. Di questo passo, secondo un recente studio dell’università di Mannheim, “i danni subiti dal Paese da ondate di calore, siccità e alluvioni potranno di anno in anno lievitare. Se nel 2025 sono stati pari a 11,9 miliardi di euro in futuro, con una proiezione al 2029, saliranno a 34,2 miliardi di euro“.

Sul fronte della prevenzione al dissesto idrogeologicodal 1999 al 2024 sono stati 20,5 i miliardi di euro spesi per ben 25.903 interventi relativi alla mitigazione del dissesto idrogeologico. Soldi destinati alla prevenzione e che hanno visto portare a termine ben il 35,7% dei lavori previsti, ossia 9.247 su 25.903 per un importo di spesa di circa 5,6 miliardi, ma che al momento sono risultati essere meno efficaci di quanto atteso, visto che il rischio idrogeologico nel nostro Paese è aumentato nel corso degli ultimi decenni arrivando ad interessare il 94% dei comuni italiani; erano l’88% nel 2015 e il 91% nell’aggiornamento del 2018″.

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