Contro lo spopolamento arriva l’atlante del futuro, un modello pilota per le aree interne italiane ed europee. Ci si può riuscire. L’esperienza è quella dell’Alta Sabina, un’area che sconta da anni una carenza endemica di servizi e un conseguente spopolamento.
Sulla scia dei Climate pacts europei è stata realizzata la Green community dell’Alta Sabina, finanziata dalla misura Pnrr-Green communities (NextGenerationEU), uno strumento di governance territoriale integrata. Sono 10 i sindaci che hanno firmato il ‘Contratto energia, clima e società’ per ripopolare il territorio del 5% entro il 2035 attraverso transizione ecologica, digitale e sociale.
Il contratto è stato firmato a Roma allo spazio WeGil dagli amministratori di Rocca Sinibalda, Belmonte, Colle di Tora, Longone, Marcetelli, Torricella, Monteleone, Poggio Moiano, Poggio S. Lorenzo, Varco Sabino. In totale 7500 abitanti – sostenuti da università, istituzioni scientifiche e imprese – uniscono le forze per realizzare i 15 ambiti del progetto ‘In. Alta Sabina’, dove ‘In’ sta per intelligenza naturale.
Da oggi – viene spiegato – ”questi territori iniziano ufficialmente un percorso di rinascita che si concretizza nell’atlante per il futuro, il ‘Contratto energia, clima e società’, che definisce la roadmap di ripopolamento e sviluppo sostenibile da seguire nel prossimo decennio, per un totale di 12 milioni di euro di investimenti da convogliare nel territorio”.
La fuga verso i grandi centri urbani e il conseguente abbandono delle aree interne è una realtà. Per il nostro Paese le previsioni Istat indicano ”un declino demografico entro il 2043 per l’82% dei comuni, con punte del 93% nel Meridione. Un dato a cui si aggiunge la fuga di capitale umano. Basti pensare che solo tra 2002 e 2022, quasi 330mila giovani laureati (25-39 anni) hanno lasciato le aree interne verso i centri urbani o l’estero”.
Ma – si fa presente – ”invertire la rotta è possibile, investendo su tecnologia e risorse del territorio e, soprattutto, unendo forze e competenze”. L’obiettivo principale del progetto è ”di generare una crescita della popolazione residente del 5% entro il 2035 nei 10 comuni coinvolti, invertendo l’attuale tasso di spopolamento che è quattordici volte superiore alla media nazionale (-4,2%, contro -0,3%), attraverso una strategia integrata che tocca energia, ambiente, digitalizzazione e servizi alla persona”.
In Alta Sabina, foreste, acque e paesaggi – si spiega – ”generano quasi 134 milioni di euro l’anno in benefici collettivi”. Per continuare a tutelarli – in base al percorso definito dall’atlante del futuro con azioni dedicate a energia pulita, gestione idrica, mobilità di prossimità, innovazione sociale e filiere locali per il territorio dell’alto Lazio – ”bastano 1,2 milioni di euro l’anno (meno dell’1% del valore naturale)”. Si tratta di una strategia che tutela la natura e, al tempo stesso, contrasta lo spopolamento e la fuga di capitale umano, rendendo più attrattivi i comuni interni.
I 15 ambiti del progetto si sviluppano su 5 filoni principali: energia e clima, con la Comunità energetica dell’alta Sabina che prevede impianti fotovoltaici distribuiti su edifici pubblici e aree dismesse, l’impianto di gassificazione e cogenerazione a biomassa locale, la rete di ricarica elettrica; acqua e biodiversità, con interventi prioritari per la gestione sostenibile delle acque; innovazione digitale e sociale, con i dati territoriali, ambientali e comunitari che saranno integrati in un’unica piattaforma civica; inclusione e partecipazione, il Patto di Comunità ha costruito l’ossatura sociale del progetto attraverso laboratori territoriali e mappature partecipative per validare la strategia; agricoltura e territorio, la filiera della lavanda integra biodiversità e rigenerazione dei suoli su terreni marginali recuperati.

