Cop30, al via in Amazzonia il vertice Onu sul clima: ecco i temi sul tavolo

Cop30, al via in Amazzonia il vertice Onu sul clima: ecco i temi sul tavolo
Il presidente brasiliano Inacio Lula da Silva in apertura della Cop30 a Belem in Amazzonia (foto Ap/Fernando Llano)

A dieci anni dall’Accordo di Parigi è inevitabile un bilancio su quanto fatto finora per combattere l’emergenza

A 10 anni dall’accordo di Parigi, o quasi, ha preso il via ieri 10 novembre la Cop30 (30esima Conferenza delle parti) a Belem in Brasile. Questo vertice mondiale delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici nasce quindi nel segno dell’intesa raggiunta alla Cop21 ospitata dalla Francia. Erano senz’altro tempi di una più ampia convergenza sulla necessità di azione urgente nella lotta alla crisi ambientale: da un lato la spinta che arrivava da Papa Francesco e dalla sua enciclica Laudato Si’, dall’altro l’energia infusa dal presidente Usa Barack Obama affinché ci fossero dei passi avanti su obiettivi e misure per raggiungerli (gli Usa quest’anno non dovrebbero neanche esser presenti). Sono passati 10 anni ma poco di concreto nella direzione auspicata si è riuscito ad ottenere. Anzi. A ben guardare, soltanto pochi giorni fa è stato certificato come “un fallimento morale” lo scenario attuale dal segretario generale dell’Onu Antonio Guterres; uno scenario in cui la prima soglia degli 1,5 gradi centigradi di aumento medio della temperatura globale rispetto ai livelli preindustriali – quella più ambiziosa della Cop parigina – è stata superata, almeno negli ultimi 12 mesi di rilevazione delle temperature.

Buontempo (Copernicus): “Il mondo è più caldo che mai”

“Un decennio dopo l’Accordo di Parigi, il mondo è più caldo che mai, ogni anno da allora si è classificato tra i 10 più caldi mai registrati – dichiara Carlo Buontempo, direttore del Copernicus Climate change service, implementato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine per conto della Commissione Europea – è ormai evidente che il clima sta cambiando a un ritmo che l’umanità non ha mai sperimentato”. Alla Cop – terra di sherpa, diplomatici, e negoziatori – come spesso accade ci si arriva dopo un anno in cui le promesse fatte l’anno prima non sono state mantenute. Ma si è pronti a rinnovarle per l’anno che arriverà.

Un occhio di riguardo delle foreste

Al centro di questa Conferenza non potrà non esserci un occhio di riguardo per le foreste: siamo infatti nel cuore dell’Amazzonia, quindi nel principale polmone d’ossigeno del nostro Pianeta. Al solito terranno banco la questione mitigazione, per rendere gli impatti climatici meno catastrofici, e il nodo dei nodi sull’adattamento e la finanza climatica; tema quest’ultimo che di anno in anno si rinnova, sembra prendere slancio per poi riperderlo in seguito. Cooperazione e innovazione sono sullo sfondo, pur rivestendo in ognuno dei macro-temi di discussione il vero elemento dirimente. “Dagli inquinanti atmosferici alle concentrazioni di gas serra, la nostra atmosfera è forse l’indicatore più diretto e immediato di ogni azione che intraprendiamo – afferma Laurence Rouil, direttore del servizio di monitoraggio dell’atmosfera di Copernicus – nell’ultimo decennio, le concentrazioni di CO2 sono aumentate di oltre il 5%, raggiungendo i livelli annuali più alti mai registrati”.

Le principali domande

I Paesi industrializzati accetteranno di dover contribuire di più e di aiutare i Paesi in Via di sviluppo a crescere in modo sano? E, i Paesi emergenti riusciranno ad accogliere l’indicazione di crescere un po’ meno del previsto in virtù di un progresso migliore? Insomma, chi è più responsabile del riscaldamento globale offrirà qualcosa in più per evitare che chi lo è meno smetta di pagare di più? Uno specchio delle società industrializzate che la natura sembra riflettere in modo pedissequo: basti pensare come gli eventi meteo estremi colpiscano per esempio le aree del mondo più disagiate (dalle Filippine alle piccole isole del Pacifico, alle regioni del Sahara fino al Sud America e ai Caraibi). Senz’altro gli equilibri geopolitici, che in questo frangente storico sono fragili, non aiutano: dal Medio Oriente all’Ucraina passando per il Sudan, i fronti preoccupanti sono molteplici. Aggiungendoci i pericoli passati per via dell’inflazione (quella europea e quella statunitense), i costi alle stelle dei beni energetici, e l’impennata dei prezzi alimentari, la crisi ambientale è passata via via in secondo piano. La Cop brasiliana sarà però importante perché, proprio in virtù dei 10 anni che la dividono da Parigi, non si potrà non scodellare sui diversi tavoli un bilancio di quanto fatto. E soprattutto di quanto occorrerà fare per raggiungere un equilibrio tra uomo e progresso, contemplando l’ecosistema terrestre.

© Riproduzione Riservata