(LaPresse) Preoccupa l’aumento dei prezzi dell’energia negli ultimi sei mesi. Rincaro che dovrebbe continuare anche nel primo trimestre del 2022. Per poi forse trovare una tregua dalla primavera. L’Arera (l’Authority dei servizi pubblici di energia, acqua, e rifiuti) racconta lo stato dell’arte sull’andamento dei prezzi dell’energia in audizione in commissione Attività produttive alla Camera. Ma il suo presidente Stefano Besseghini non gira intorno all’argomento, e fa presente che al netto degli interventi presi dal governo quanto previsto in legge di Bilancio riesce a coprire un terzo del fabbisogno. E’ per questo che chiede interventi strutturali.
L’autority proeccupata dai rincari
“Il vertiginoso aumento dei costi dell’energia negli ultimi sei mesi preoccupa fortemente l’Autorità – osserva Besseghini – i dati disponibili confermano, pur con una forte volatilità su base settimanale, la tendenza a ulteriori rialzi dei prezzi dell’energia attesi per il primo trimestre del prossimo anno”. Secondo il presidente dell’Arera “le quotazioni di medio periodo lasciano, ad oggi, intravedere un processo ancora lento di riallineamento verso prezzi più bassi, con prezzi del gas naturale superiori ai 40 euro a Megawattora per tutto il 2022, per poi scendere verso i 30 euro a Megawattora solo nel 2023”. E’ per questo che “si profila per il primo quadrimestre 2022 un ulteriore, potenzialmente significativo, aumento dei prezzi per i servizi di tutela”.
In ambito internazionale, infatti sul prezzo del gas naturale “non si percepiscono, nel breve periodo, segnali di significativa inversione di tendenza rispetto ai massimi storici raggiunti negli hub europei”. E’ così che Besseghini fa presente come le quotazioni in questi giorni sono sui 170 euro a Megawattora per l’inverno, e in prospettiva dovrebbero scendere a 110 euro a Megawattora da aprile.
Gli interventi del governo per contrastare i rincari
Il capitolo legge di Bilancio riuscirebbe a coprire un terzo del necessario: “La destinazione permanente dell’importo attualmente previsto” dalla Manovra – dice Besseghini – pari a 2.000 milioni di euro, a copertura degli oneri generali di sistema, insieme alla stabile destinazione al medesimo obiettivo dei ricavi delle aste per l’assegnazione delle quote di emissione di CO2, pari a circa 2.500 milioni di euro, stante gli attuali prezzi della CO2 coprirebbe circa un terzo del fabbisogno”. Sulla questione dei prezzi dei permessi della CO2 il ragionamento del presidente dell’Arera si allarga anche alle politiche del Green deal dal respiro europeo: i prezzi dei permessi emissivi della CO2, sia pur in modo contenuto (il 50% dall’inizio dell’anno rispetto agli aumenti dei prezzi del gas naturale), sono stati portati in alto anche in seguito alla presentazione del nuovo pacchetto clima e energia dell’Ue, il ‘Fit for 55’.
L’Authority chiude con un appello: “La necessità divenuta ormai indifferibile di rendere strutturali le misure previste dai recenti interventi legislativi“, come “la stabile destinazione del gettito derivante dalle aste per l’assegnazione delle quote di emissione di CO2 alla riduzione degli oneri generali di sistema, nonché di impiegare strutturalmente fondi del bilancio dello Stato per finanziare gli oneri generali non strettamente afferenti al sistema energetico”.

