Greenpeace fa causa a Volkswagen “per aver alimentato la crisi climatica e violato i diritti delle generazioni future”. In caso di successo della causa, l’associazione stima che “porterà a una riduzione di oltre 2 miliardi di tonnellate di CO2 emesse rispetto ai piani attuali di Volkswagen, più del doppio delle emissioni annuali dell’aviazione mondiale”.
Greenpeace Germania ha intentato oggi una causa contro Volkswagen, “il secondo produttore di automobili al mondo, per non aver attuato un Piano di decarbonizzazione in linea con gli accordi di Parigi, ossia limitare l’aumento della temperatura media globale entro gli 1,5 gradi. Alla fine di ottobre, Volkswagen aveva respinto la richiesta di Greenpeace di ridurre più velocemente le sue emissioni di CO2 e di abbandonare i veicoli a combustione interna entro il 2030”. “L’andamento dei negoziati alla Cop26 di Glasgow mostra che l’obiettivo di 1,5 gradi è a rischio – osserva Martin Kaiser, direttore esecutivo di Greenpeace Germania – e che può essere raggiunto solo con un coraggioso cambio di rotta della politica e dell’economia. Eppure le emissioni di CO2 del settore dei trasporti continuano ad aumentare. Le compagnie automobilistiche come Volkswagen devono assumersi le proprie responsabilità e agire molto più in fretta per eliminare il motore a combustione interna, altamente inquinante, e decarbonizzare le loro attività senza ulteriori ritardi”.
Portando la causa davanti alla Corte regionale di Braunschweig, i querelanti, tra cui l’attivista di Fridays for Future Clara Mayer, denunciano “la responsabilità civile dell’azienda rispetto ai danni causati alle loro libertà personali, alla loro salute e alle loro proprietà. L’azione legale si basa sulla sentenza di una corte olandese che nel 2021 ha ordinato a Shell e a tutte le sue filiali di predisporre azioni più ambiziose per fronteggiare la crisi climatica”. Chiedendo di giudicare Volkswagen responsabile per le conseguenze del suo modello di business dannoso per il clima, Greenpeace Germania “invoca di fatto il rispetto della storica sentenza della corte costituzionale di Karlsruhe dell’aprile 2021, quando i giudici hanno stabilito che le generazioni future hanno il diritto fondamentale alla protezione del clima. Le grandi aziende, con le loro attività inquinanti, sono vincolate al rispetto di questo diritto”.
All’inizio di dicembre, Volkswagen definirà il suo piano di investimenti per i prossimi cinque anni. Nonostante le richieste legali di agire per proteggere l’ambiente e le generazioni future, “al momento il piano dell’azienda prevede la produzione di una nuova generazione di motori a combustione interna, dannosi per il clima, che la casa automobilistica sembra voler vendere almeno fino al 2040”.
I querelanti sostengono che “finora Volkswagen non ha fatto abbastanza per limitare l’aumento della temperatura globale entro 1,5 gradi. In base allo scenario dell’Agenzia internazionale dell’energia (Iea), per rispettare gli impegni dell’accordo di Parigi e contribuire alla protezione del clima, l’azienda dovrebbe ridurre le sue emissioni di CO2 di almeno il 65% entro il 2030 (rispetto al 2018), i motori a combustione interna dovrebbero essere completamente eliminati entro il 2030”.

